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Michael Kiwanuka: «Nessun genere mette in circolo le emozioni come il soul»

Quando nel 2012 è apparso sulla scena britannica, con l’album di debutto Home Again, per molti Michael Kiwanuka è diventato la “next big thing” della scena soul. Ma di debutti folgoranti poi rimasti un caso isolato è piena la storia della musica. Per questo Love & Hate, il secondo lavoro pubblicato quest’anno dal cantante e chitarrista, è stata un’importante prova di maturità e la conferma di un talento non comune.

Partiamo dalla dicotomia del titolo dell’album: in cosa l’amore e l’odio racchiudono il senso del disco? Questo è un album più soul del precedente e con liriche più decise. Love & Hate è un titolo molto forte. Io credo che ogni cosa che facciamo nella vita, con chi decidiamo di spendere il nostro tempo, dipenda da questi due sentimenti.

Per questo secondo album hai lavorato con Danger Mouse. Cos’ha aggiunto alla tua musica? È un maestro e ho adorato lavorare con lui. Mi ha aiutato molto sia sul fronte della scrittura che nella produzione e ha anche suonato delle parti. Ha fatto molto. Lui ha una grande esperienza mentre per me questo era solo il secondo disco, quindi mi è stato di grande aiuto. È stato divertente, anche se ha preteso grande disciplina.

Ti ha aiutato a guardare la tua musica da una prospettiva diversa? Sicuramente. Il rischio è sempre quello di chiudersi nei propri pensieri, nelle proprie convinzioni. Quando qualcuno arriva dall’esterno è fondamentale per farti vedere cose di cui normalmente non ti accorgeresti. Per esempio, io sono un chitarrista e sono portato a basarmi su quello strumento in ogni situazione. Ma in alcune canzoni o in alcuni passaggi lui mi ha dimostrato come fosse più efficace usare il piano o altro.

In questo album sembra che tu abbia espanso il tuo raggio d’azione. Qualcuno ha scritto che “contiene un mondo intero”. Beh, è un grande complimento. È stato molto divertente realizzarlo. Quando sei in studio hai tutti gli strumenti a disposizione. Puoi fare quello che vuoi, è come essere in un parco giochi. Amo moltissimo la musica, mi piace giocarci e ho cercato di esprimermi al massimo attraverso di essa, in ogni singola nota, che fosse una parte di archi, una linea vocale o un riff di chitarra. Mi sono lasciato spingere solo dalla passione.

Sei cresciuto a Londra ma le tue origini sono ugandesi. Quanto influiscono sulla musica le tue radici ? Non saprei quanto profondamente siano radicate certe influenze, quando ero piccolo ho ascoltato molta musica di riflesso da mia madre. Probabilmente qualcosa è rimasto nel gusto per le ritmiche, nel sentimento che si può avvertire nei miei pezzi.

Anche nella musica ci sono mode e stili che vivono momenti d’oro e poi passano, il soul sembra non invecchiare mai. Come mai? Credo dipenda dal fatto che mette in campo le relazioni umane come nessun altro genere. Fa sentire un contatto, una comunanza di emozioni unica.

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