Interviste

Mika 2010

MIKA IN WONDERLAND

Non ha ancora compiuto 27 anni e da almeno 3 è una star di livello mondiale. Ma c’è molto di più. Per capire il personaggio Mika bisogna scavare nel suo passato. Ha vissuto l’infanzia tra Libano, Francia e Gran Bretagna, ed è in quel periodo che si è formata la sua eclettica personalità. Colorato, sfavillante, con un’innegabile passione per la teatralità, il signor Penniman Jr sembra uscito da un bizzarro mondo dei fumetti. Decisamente pop.

di Silvia Crivella

Ha fatto breccia nelle chart mondiali con il singolo Grace Kelly, composto per farsi beffa delle case discografiche che si rifiutavano di promuovere i suoi brani, esortandolo a scrivere canzoni sulla falsa riga di colleghi già famosi come Robbie Williams e Craig David. E invece, partendo da MySpace, questo ragazzo nato nel 1983 irrompe nelle radio di tutto il mondo e in breve tempo viene definito il nuovo Freddy Mercury. Persino Brian May, storico chitarrista dei Queen, si è dichiarato suo fan. Il primo album di Michael Holbrook Penniman Jr, in arte Mika, Life in Cartoon Motion, è un successo internazionale. Fin dai primi concerti si distingue per la grande teatralità, come nella sua prima esibizione al Parc des Princes (da cui è stato tratto un dvd live): un’esplosione di colori tra clown, acrobati, ballerini e bande musicali. Il secondo disco, The Boy Who Knew Too Much, è praticamente il seguito del primo, un viaggio nell?adolescenza di questo eterno Peter Pan. Da quando è uscito, nel settembre 2009, le nuove canzoni hanno scalato le classifiche radiofoniche. Tratti distintivi dei videoclip: i costumi sgargianti e il gusto glam. Durante la nostra chiacchierata c’è una parola che ricorre come un tormentone: weird. Significa bizzarro e strano, ma anche misterioso e magico. Che sia questa la chiave di lettura del mondo di Mika? Attenzione però, dietro ogni magia c’è un trucco…

Mika, lo sai che questa intervista sarà letta anche (e soprattutto) dai fan che hanno comprato il biglietto per il tuo concerto di Milano? Cosa devono aspettarsi? Ma è fantastico! Ho preparato uno spettacolo molto ambizioso. Ho cercato di combinare un mix tra una rappresentazione teatrale e un concerto. Quindi ho preso un set designer dal mondo dell’opera, un film maker che lavora nel cinema, insomma una bizzarra collezione di persone. Ho uno show director e un coreografo che in genere lavora nei musical, ha fatto anche Sister Act e Mamma Mia. Quindi ho pescato nel musical e nell’opera, è così che ho creato il mio show.

La tua ricetta ricorda appunto i grandi musical. Mai pensato di farne uno tu stesso? No, non ne ho bisogno perché il mio show è già abbastanza in quella direzione. Lo spettacolo inizia con la mia morte. Sì, davvero: è il 1965 e vengo spedito nello spazio perché voglio andare un po’ in giro. Il mio razzo va sempre più in alto ed esplode. E io muoio. Così inizia lo show. Tutto ciò che accade dopo, durante il concerto avviene in una sorta di mondo perduto che fluttua nello spazio. Ed è tutto ambientato in questo bizzarro e surreale posto fantastico, che contestualizza la musica delle mie canzoni e tutti i personaggi che in esse prendono vita.

A proposito di canzoni, quelle di The Boy Who Knew Too Much sono molto personali e autobiografiche. Si parla di famiglia, di sogni da teenager, di sofferenze d’amore come in Touches You, Blue Eyes e Picking Up Off The Floor. Puoi raccontare qualcosa della tua gioventù? Di solito dico sempre che metto la mia vita nelle mie canzoni e non ne parlo mai nelle interviste. Perché ho già messo tutto lì dentro. È vero, si parla della mia adolescenza, ma se ne parla per come sono io adesso. Provengo da una famiglia molto mista e molto grande. Sono nato a Beirut, sono cresciuto a Parigi fino a nove anni e poi a Londra. Mio padre è americano, quindi in me c’è anche una parte americana. Da questo mix eclettico scaturisce la mia musica. Quindi per capire da dove nascono le mie canzoni bisogna sapere da dove vengo io. La musica di Mika non nasce da un’immagine né da un suono, ma dalla bizzarria della mia vita.

Leggi l’intervista completa a Mika sul numero di aprile di Onstage Magazine. Clicca qui.

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