Interviste

Mike Portnoy: «The Winery Dogs devono piacervi. Per forza.»

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Mike Portnoy con The Winery Dogs è passato dall’Italia per un concerto tenutosi al Live Club di Trezzo, vicino a Milano. Il conosciutissimo batterista si è detto finalmente libero di esplorare nuovi territori e di gestire i tempi al meglio delle proprie capacità.

Sono passati tre anni dallo split con i Dream Theater, l’Italia tuttavia è un paese che non si è certo dimenticata della simpatia e della bravura di Iron Mike, icona del prog metal anni novanta, batterista dalla straordinaria abilità nonché persona disponibile e sempre pronto a parlare di musica.

Quali sono le tue aspettative per il concerto di stasera?
Molto alte. L’Italia è un paese che amo, è una delle migliori audience al mondo, c’è sempre grande passione e coinvolgimento, la gente vuole divertirsi e anche mostrarti quanto ti vuole bene e quanto è contenta di vederti suonare. Sarà una bellissima serata ne sono certo (in effetti il pubblico sarà numeroso e rumoroso, esattamente come previsto da Portnoy, ndr).

Cosa dobbiamo aspettarci dai Winery Dogs?
Musica di qualità, melodie e tanta energia. Io, Richie Kotzen e Billy Sheenan crediamo moltissimo in questo progetto, ci sentiamo una band a tutti gli effetti e l’alchimia che da subito si è creata sin da quando abbiamo iniziato a lavorare al disco (pubblicato a metà 2013, ndr) è stato un segnale inequivocabile d’intesa. La nostra musica inoltre è un hard rock melodico, un genere che a chiunque può piacere. Ciò che facevo con i Dream Theater poteva incontrare i gusti di un certo di pubblico ma non di tutti, ciò che faccio con i Flying Colors idem, ma la musica dei Winery Dogs è per tutti, è immediata e d’impatto, è un modo di suonare che oramai si tramanda da anni, che anche i Beatles e i Led Zeppelin hanno contribuito a diffondere, noi nel nostro piccolo ci ispiriamo anche a queste leggendarie band.

Come riesci a districarti tra Winery Dogs, Flying Colors, Transatlantic e tutti gli altri impegni che incombono?
E’ molto difficile in effetti, ho dovuto abbandonare gli Adrenaline Mob proprio perché c’erano troppi conflitti di schedule. È stato triste, sono un grande gruppo e degli amici, ma non avevo scelta. Attualmente sono impegnato in sei progetti, ma è dannatamente stimolante, una sfida continua che mi costringe a calarmi in diverse modalità più volte all’anno. Sono super impegnato e ne sono felice, sono grato ai musicisti che suonano insieme a me, senza musica non ci sarebbe vita.

Quale pensi sia stato il momento migliore della tua carriera da musicista? Quale quello peggiore?
E’ difficile isolarne solo due, posso però dirti che nel 2010, a breve distanza uno dall’altro, ho vissuto quello che considero uno dei periodi più positivi della mia vita e, pochi mesi dopo, uno dei più negativi. In primavera ho suonato al Madison Square Garden di New York aprendo il concerto degli Iron Maiden, per la prima volta nella mia carriera mi sono esibito nel palazzetto in cui sognavo di esibirmi da sempre. Poche settimane dopo è uscito Nightmare degli Avenged Sevenfold (Portnoy suonò come turnista, ndr) e andò dritto al primo posto della classifica di Billboard, per la prima volta nella mia vita avevo un album al primo posto su Billboard. E’ stato un momento magico. Pochi mesi dopo tuttavia, lo split con i Dream Theater causò molti problemi. Io personalmente ero felice di uscire dal gruppo, non riuscivo più a sostenere i ritmi disco-tour-disco-tour e avevo assolutamente bisogno di staccare, purtroppo i fans non la presero bene, uscirono così tante polemiche e si innescarono dinamiche molto negative che mi segnarono nel profondo…la vita è strana, in pochi mesi puoi passare dalla cima del mondo all’inferno, tuttavia ora penso di essere in uno dei miei momenti migliori, suono in grandi band e sento l’affetto e la vicinanza dei miei fan come mai prima d’ora.

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