Interviste

Ministri: «Con Cultura Generale abbiamo scelto di rallentare e ci ha fatto bene»

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di Redazione
Foto di Francesco Prandoni - testo di Nicola Lucchetta

Tempo di bilanci per I Ministri, che sono al rush finale del loro tour estivo: la promozione di Cultura Generale, ultimo studio album uscito nell’autunno dello scorso anno, ha portato la band in giro per lo Stivale dal mese di giugno, con una capatina all’estero in occasione del Sziget Festival. Abbiamo incontrato la band pochi minuti dopo il loro concerto all’Home Festival di Treviso. Una chiacchierata molto libera, dove si è toccato il forte legame del gruppo con il Veneto, come è stato registrare un disco con un produttore come Gordon Raphael e, da milanesi, come hanno vissuto i cambiamenti avvenuti in città dal 2006, anno di uscita di I soldi sono finiti, ad oggi.

Non è la prima volta che suonate qui ad Home Festival. Vi sentite a “casa”? Federico: Direi proprio di sì. Il Veneto è sempre stato un posto dove ci siamo sempre sentiti a casa, sin dalle prime date: la nostra lunga militanza al New Age, al Rivolta, allo Sherwood… il Veneto è “piezz’e core”.

Un anno fa avete pubblicato il vostro ultimo disco Cultura Generale. Come descrivete questi ultimi dodici mesi? Federico: È andato molto bene, è stato un anno intenso nel quale abbiamo fatto dei veri e propri passi avanti. Essere in una band è un vero e proprio percorso, non è una semplice questione di classifiche e numeri; pretendiamo molto da noi e credo che abbiamo vissuto un periodo qualitativamente superiore al passato. Se guardo alle foto di quest’anno, mi sembra ne siano passati dieci. Davide: C’è anche da dire che il disco che abbiamo fatto era stato studiato per una dimensione live, andava a completare l’antologia dei pezzi che avevamo composto negli album precedenti. Stavolta abbiamo composto dei pezzi che avevano i loro momenti “da concerto”. Siamo abituati a convivere con il fuoco della distorsione tra le mani, con Cultura Generale abbiamo scelto di rallentare. Questa cosa è ricaduta anche sulle performance live con grandi benefici, che ci hanno portato a rivedere alcune cose del repertorio vecchio. Posso dire che abbiamo raggiunto la maturità artistica, anche dal punto di vista esecutivo.

Una band italiana, che canta in italiano e sceglie di andare a registrare a Berlino con Gordon Raphael. Come è nata questa esperienza? Perché lui? Davide: Sappiamo che è famoso perché ha prodotto i primi due lavori degli Strokes e sì, scegliemmo lui perché era stato il produttore di Room On Fire, che reputiamo un disco della madonna. Come siamo entrati in contatto con lui? Molto semplice: sono entrato in Wikipedia, ho cercato il nome del disco e ho letto il suo nome. Clicco sulla sua pagina di Wikipedia e scopro che risiede a Berlino. Fatalità avevamo già pensato di registrare da quelle parti, e quindi il passo successivo è stato quello di impostare una mail fatta bene. Non sai mai che risposta ti può arrivare in queste situazioni. In Italia sei abituato a dover far la coda per tutto, in questo caso abbiamo invece trovato grande disponibilità. Un artista blasonato che si è rivelato molto più bendisposto di quanto ci si sarebbe aspettato.

E registrare un disco a Berlino? Avete speso più che in Italia? Davide: No, abbiamo speso uguale. Lo studio costava di più, e anche Gordon Raphael ha pesato sulla cosa, ma il tutto era compensato dal più economico alloggio. Lavorare con lui ha dato al nostro lavoro un’impronta riconoscibile. I dischi rock che ami di più sono quelli più strani: pensa ai Korn oppure anche agli Editors, il loro primo disco è un lavoro che aveva grandi intuizioni.

Quando avete debuttato la vostra Milano era una città diversa da quella odierna, con la Giunta Moratti. Ora, nel 2016, arriviamo dopo un lustro con Pisapia ed Expo, e Sala che pare continuerà il percorso della precedente amministrazione. Federico: Questi anni li abbiamo vissuti benissimo! Il problema oggi è che chiunque vuole venire a Milano. Ora la città è diventata “super yeah”, allegra e presa bene. Oggi dalle altre regioni, più che in passato, la gente decide di venire a Milano. Di conseguenza i prezzi stanno salendo anche qui. Un po’ come quanto sta avvenendo a Berlino, ma manca ancora molto prima che la capitale tedesca raggiunga i prezzi nostri. Davide: Milano è risalita dalle macerie, Moratti ha lasciato a Milano morte e distruzione. La questione della Moratti per noi cittadini è stata molto pesante, soprattutto per quelli che come noi vivono in una cultura “che sta sotto”, in contrasto a quella che piace alla “nonna di destra”. Questo ambiente ha fatto in modo che si unisse attorno a Pisapia un supporto coeso, tanta gente schierata pronta a combattere. Forse quando mangi la merda è normale reagire. Federico: La forza della Moratti è stata quella di unirci.

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