Interviste

Modà, notti magiche a Roma e a San Siro: «E poi il nuovo album»

modà-roma-san-siro-nuovo-album

Kekko Silvestre dei Modà ci racconta come si sta preparando per il doppio live negli stadi di Roma e San Siro. E ci confida che il nuovo album è già pronto.

Sconosciuti e sognatori, nel primo concerto della loro carriera i Modà suonarono davanti a dieci spettatori paganti. Una band come mille altre che si esibiva nei bar dell’hinterland milanese. Dodici anni dopo, i ragazzi capitanati da Kekko Silvestre sono una delle realtà musicali italiane più acclamate dal pubblico. Cinque album all’attivo, centinaia di migliaia di dischi venduti, tre partecipazioni a Sanremo (con due podi conquistati) e un tour che nel 2013 ha registrato 30 sold out e 300mila spettatori. Mancava la ciliegina sulla torta, il passo che può catapultare un gruppo nell’Olimpo della musica. E i Modà, di ciliegine, se ne regaleranno due: Olimpico e San Siro. Il loro Stadi Tour 2014 sbarca nei templi del calcio con due live che si annunciano tra gli eventi più caldi dell’estate italiana. 11 luglio a Roma, 19 luglio a Milano: quando si abbasseranno le luci sul palco, nel backstage Kekko chiuderà gli occhi prima di buttarsi fuori davanti al suo pubblico. Ripenserà a quei pub con dieci spettatori. E capirà di essere diventato grande.

Kekko Silvestre, dodici anni di carriera e dieci esatti dal primo album. Per fare un paragone, i Modà sono come un calciatore di successo che gioca in serie A da tanti anni. Se volessimo proseguire con la metafora calcistica, a cosa corrisponde suonare all’Olimpico e a San Siro?
È come giocare una finale dei Mondiali con la Nazionale. Sono cose che nella vita uno non si può aspettare, al massimo può augurarsele. Ci vuole anche tanta fortuna oltre al lavoro quotidiano. Non si arriva negli stadi solo perché sei bravo, bisogna anche trovare le persone che ti mettono nelle condizioni di rendere al meglio e ti sanno valorizzare. Noi questa fortuna l’abbiamo avuta, poi siamo stati bravi a perseverare. Dopo tanta gavetta siamo passati dai bar alle piazze, dai piccoli ai grandi palazzetti. E ora è arrivata questa grande doppia finale. Un passo fondamentale, ma non un traguardo o un punto d’arrivo sul quale cullarsi.

Un tour negli stadi è anche l’occasione per fermarsi un attimo e fare un bilancio di quello che avete fatto finora. Quali sono le tre tappe fondamentali che sceglieresti per raccontare i Modà?
Lo scioglimento del gruppo evitato per un soffio nel 2008. Dopo l’abbandono di due membri della band non volevo più andare avanti, ma ho tenuto duro. Poi aver conosciuto Lorenzo Suraci e lo staff di Ultrasuoni nell’estate del 2009. È stato l’incontro della vita, a lui devo veramente tutto. Ha seguito tutta la nostra carriera. La terza tappa simbolo è il Gioia Tour, con i 55 mila spettatori nei cinque live al Mediolanum Forum e i 34 mila nelle quattro date al Palalottomatica di Roma. Lì abbiamo capito che stava succedendo qualcosa di importante.

San Siro è una Mecca per qualsiasi artista italiano, ma cosa significa per una persona come te nata e cresciuta a Milano e dintorni? C’è qualche motivazione in più?
In questo stadio ho visto i concerti del mio idolo: Vasco Rossi. Il primo a 12 anni, nel 1990, insieme a mio zio. Era il tour di Fronte del palco. Da allora, ogni volta che ho assistito a uno di questi live mi passava la voglia di fare musica perché pensavo che fosse un livello impossibile da raggiungere. E invece, lavorando duro e non pensandoci, lasciandolo come un sogno nel cassetto, è arrivato anche per noi quel momento. San Siro mi darà motivazioni importanti, devo pensare solo a fare buona musica e a non deludere la gente.

Come vi state preparando mentalmente e fisicamente per questi concerti che, viste le location, non possono essere vissuti come dei live qualsiasi? Per citare il vostro singolo d’esordio come domanda, Dimmi che non hai paura.
Fisicamente sto svolgendo una preparazione atletica molto tosta. Due ore e mezza di show a luglio non sono uno scherzo. Molto fondo, molto allenamento cardio per sviluppare picchi cardiaci alti e non far aumentare troppo i battiti. Quando saliremo sul palco sarà una botta, un’onda d’urto incredibile. Sto cercando di non pensarci, di non fare caso agli spazi dove suoneremo. Quell’adrenalina voglio viverla al momento. Uno zio mi diceva sempre: «Quando sei in ospedale e devi operarti, ci sono cose che hai paura di fare. Ma devi lasciare semplicemente che accadano. Quello che deve succedere, succederà».

Per quanto riguarda l’allestimento avete in mente qualcosa di particolare?
Faremo le prove a Milano, poi andremo direttamente a Roma per l’allestimento. Per il fan club ci sarà la possibilità di assistere alla prova generale a porte chiuse. E poi stiamo organizzando una sorpresa speciale per 10-20 persone che avranno l’opportunità di vivere con noi un’intera giornata nella settimana precedente allo show.

Avete anticipato che prima del live sarete introdotti da un video nel quale siete vestiti da gladiatori. Quanto avete dovuto lottare per arrivare dove vi trovate?
Bisogna avere pelo sullo stomaco per sopportare le delusioni. E noi ne abbiamo avute. Questo video di cinque minuti spiegherà con una metafora tutte le difficoltà con le quali abbiamo lottato. Quando a 30 anni, con tre dischi alle spalle, ancora non eravamo riusciti ad esplodere, stavo perdendo le speranze. Ma grazie alla famiglia, agli amici, a chi ci è stato intorno, abbiamo tenuto duro e siamo emersi. Il successo a piccoli passi aiuta perché hai l’età e l’esperienza per gestirlo meglio. Se ci fosse capitato a 20 anni non so se saremmo stati capaci di rimanere coi piedi per terra.

Per aprire i concerti avete chiamato i Dear Jack, vincitori del Premio della Critica all’ultima edizione di Amici. Quanto è importante per voi aiutare gruppi emergenti?
Siamo felicissimi di dargli la possibilità di vivere un sogno. Se Vasco mi avesse chiesto di aprirgli i concerti quando avevo 20 anni sarebbe stato incredibile. Le band hanno bisogno di spazio perché è più difficile farsi notare. Abbiamo prodotto una parte del disco dei Dear Jack, consigliandogli di gareggiare solo con se stessi ed evitare la competizione con altri gruppi.

Puoi darci qualche anticipazione della scaletta?
L’ho riscritta dopo il tour mondiale. Se non mi viene un ictus nei primi dieci minuti sarà un miracolo. Penso morirò di asma o di infarto perché sarà una botta violentissima. Ci saranno quasi tutte le canzoni degli album Gioia e Viva i romantici, poi abbiamo cercato di dare spazio a molti pezzi dei primi dischi come per esempio Il sogno di una bambola. E poi proporremo tre medley, uno dei quali nostalgico, con tutte le canzoni che ci hanno fatto “camminare” nella nostra carriera.

Hai annunciato che avrete alcuni ospiti sul palco con voi. Di chi si tratta?
Sul nostro palco deve salire solo gente che con me ha un rapporto umano di grande amicizia e di stima lavorativa. Per esempio ci sarà Pau Donés degli Jarabe de Palo: con lui duetterò sulle note di Dove è sempre sole e Come un pittore. Ci saranno i Tazenda, Francesco Renga. E poi Bianca Atzei, una ragazza sarda nella quale credo tantissimo. Sto finendo di scrivere una parte del suo disco e ho già duettato con lei. È uno dei talenti più forti che abbiamo in Italia e la gente ancora non lo sa.

Prima degli stadi avete fatto un tour in Europa e Stati Uniti che ha avuto un successo enorme, con sold out a Parigi, Monaco, Bruxelles e Zurigo. Cosa ci puoi raccontare di questo esordio internazionale?
È stata un’esperienza bellissima, una palestra. Avevamo voglia di suonare per non restare fermi e ci siamo ritrovati con uno zaino pieno di sorprese. Ci sono state serate nelle quali è rimasta addirittura gente fuori e tutto questo senza un disco appena uscito e con pochissima promozione. Tra il pubblico c’erano tanti Italiani all’estero e figli di immigrati ma anche molte persone del posto. Credo che in futuro ci sarà da fare tanto anche oltre i confini.

Che cosa ci dobbiamo aspettare per il dopo tour? E il nuovo disco a che punto è?
Dopo un po’ di vacanze abbiamo in programma solo un altro impegno per il 2014. Vogliamo fare uno o due concerti in Sardegna, una terra alla quale sono molto affezionato. Sono stato adottato dall’isola, ci vado da 22 anni. Non ho ancora deciso le date ma ho fatto una promessa e si faranno in autunno. Per quanto riguarda l’album… è già pronto. Ho scritto venti pezzi e ne abbiamo selezionati dodici. Sta venendo fuori un disco che mi piace molto. Ci lavoreremo senza fretta dopo l’estate e uscirà nel 2015.

Commenti

Commenti

Condivisioni