Interviste

Moreno pronto per il tour: «Ho un pubblico diverso perché io sono diverso»

Moreno confusione tour

Alla vigilia del Confusione Tour abbiamo incontrato Moreno, fresco vincitore di Amici. Ci ha raccontato come sarà la tournèe e che tipo di pubblico si aspetta di trovare.

Moreno Donadoni (ma il cognome sparisce nel nome d’arte) ha fatto molto parlare di se, in quanto primo rapper a partecipare, e a vincere, il talent Amici di Maria De Filippi. Viene da Genova e prima dell’esperienza televisiva si era fatto conoscere nell’ambiente per le molte gare di freestyle vinte, ma il tutto è stato oscurato, nel bene e nel male, dalla partecipazione al programma televisivo, che però gli ha permesso di registrare il primo album solista, Stecca, e di portare in tutta Italia il Confusione Tour che inizia l’1 ottobre dall’Alcatraz di Milano. Ecco cosa ci ha raccontato quando lo abbiamo incontrato.

Cosa aspettarci dal tour invernale? Partirà proprio dall’Alcatraz, ci sono già stato come spettatore e spero che sia pieno, perché è davvero un gran bel colpo d’occhio. Sono anche felice di portare Stecca in tour, è un gruppo che abbiamo consolidato da poco, ma è proprio come lo volevo. La parte estiva nelle piazze è andata molto bene, ma anche se è bello suonare all’aperto o fare delle ospitate, poter suonare per persone che pagano il biglietto solo per me mi esalta. Io in cambio posso solo mettere tutto me stesso sul palco.

Che pubblico ti aspetti di trovare? Nella parte estiva il pubblico mi ricordava molto quello di Amici. È interessato non solo al rap ma anche ad altri generi. È un ottima possibilità di espandere la propria fanbase oltre al figlio o la figlia, magari anche alla mamma e persino alla nonna. La cosa non mi dispiace, perché è un pubblico più puro e meno aggressivo. Invece il pubblico del rap underground è composto in gran parte da rapper, che ti giudicano da pari a pari, anche con un po’ di sana competizione. Non che nel rap underground ci siano contesti violenti o sbagliati ma io preferisco avere un pubblico diverso, perché anche io mi sono dimostrato diverso, come genere, come carattere, anche nel vestiario.

Quali sono le reazioni alla tua partecipazione ad Amici che ti hanno più sorpreso? Chi è contro i talent dice che andare in Tv è una scorciatoia. Ma forse non sa che ci sono degli step prima di vincere un programma, se pensano che fosse facile potevano venire e sfidarmi. A quelli che dicono che Amici non è il contesto per l’hip hop rispondo che è televisione. Mtv spit (che ho fatto anche io) viene considerato più adatto per i rapper perché le sfide si basano sul freestyle, ma anche in quel contesto si viene giudicati da persone esterne al mondo rap, come Morgan e Max Pezzali. La televisione è solo un mezzo che ti aiuta a fare qualcosa in più. Sta nel coraggio della persona mettersi a nudo, perché a quel punto non ti giudicano più solo per come sei sul palco ma anche fuori, non conta più solo Moreno il rapper, ma anche Moreno la persona.

Farai ancora delle gare di freestyle? No, è forse l’unica cosa di cui sono sicuro. Non perché non mi piacciano, ma perché mi accusano di non avere il background, di non avere la gavetta, allora io mi impunto e gli dico «non ci torno con voi a fare le sfide di freestyle». Ho fatto tutte le manifestazioni che contano: Battle Arena, Fuori per il Cash, 2thebeat, Tecniche Perfette. Basta guardare su Wikipedia per vedere che io, a 23 anni, sono l’artista più titolato da quando il Tecniche è iniziato dieci anni fa. Sono contento anche del risultato ottenuto a Mtv Spit. Era la prima volta che andavo in televisione, ero emozionato.I miei step li ho fatti, devo solo essere maturo e non curarmi di quelli che lo negano. E comunque, già dopo Mtv Spit avevo deciso di smetterla, anche perché ora per me è il momento di concentrarmi sui miei brani.

Continuerai a riservare una parte del live al freestyle? È una cosa che non voglio abbandonare, per ogni città in cui vado faccio salire una persona del posto. Nonostante mi accusino che il mio non sia vero hip hop, sono uno dei pochi che mostra tutte e 4 le discipline. I ballerini fanno breaking, c’è il dj, noi facciamo freestyle, e ogni volta porto sul palco una tela fatta da un writer mio amico. Mi piace che, anche se non siamo in america, nel mio live ci siano tutte queste sfaccettature.

Cosa manca all’hip hop in Italia? Manca una visione più lucida. Ovviamente bisogna rispettare chi ha fatto l’hip hop old school, come Kaos e i Colle Der Fomento, ma il rap degli ultimi anni non è meglio o peggio, si è semplicemente evoluto. Si provano nuove cose, non è peggiorare. Le critiche costruttive vanno bene, ma spesso sono dettate solo dall’invidia. Ci sono passati tutti, i Club Dogo, Fabri fibra o J-Ax, tutti gli dicevano che erano meglio prima, che non sono più quelli di una volta. Magari tra un po’ lo diranno anche a me, e meno male, perché nel frattempo anche io sarò cresciuto per fare qualcosa di diverso. Nelle vita bisogna fare scelte coraggiose, se ti metti in luce davanti a due milioni di italiani e giusto che ricevi anche delle critiche.

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