Interviste

Motorhead, Mikkey Dee: «Il peggio è passato, siamo pronti per tornare a spaccare»

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Nell’intervista che segue, il batterista dei Motorhead Mikkey Dee racconta come il peggio sia alle spalle per la band più rumorosa al mondo, Lemmy si è ristabilito dopo i problemi di salute accusati quest’estate e il gruppo è pronto per tornare sul palco.

I Motorhead hanno da poco pubblicato il nuovo album: Aftershock è il ventunesimo sigillo per il gruppo di Lemmy Kilmister, Phil Campbell e Mikkey Dee, ennesima dimostrazione di coerenza e attitudine rumorosa. Proprio Mikkey Dee è passato recentemente da Milano, per precisare sia che il frontman sta benone, sia che la band non vede l’ora di tornare on stage quanto prima.

Era molto che non venivate in Italia…
«Sono passati circa quindici anni dall’ultima volta in cui io e Lemmy siamo stati in Italia a fare promozione a un disco, se escludiamo una conferenza a un festival (era il Gods Of Metal 2006, ndr) è passato davvero molto tempo. Ora i Motorhead vanno molto meglio rispetto a prima in Italia, è stato molto doloroso cancellare le date estive inclusa quella di Milano, ma ora vogliamo assolutamente tornare. Ti dirò di più, personalmente credo dovremmo fare almeno tre concerti la prossima volta che passeremo di qui, voglio tornare a Roma e a Firenze o anche a Trieste oltre che suonare qui a Milano!»

Quindi il peggio è passato, Lemmy sta bene?
«Sì fortunatamente tutto si è risolto. E’ stato un periodo molto strano, vedere Lemmy stare male è qualcosa che ancora non mi era capitato, nonostante ci conosciamo da molto. Quando siamo in tour ci ammaliamo sempre, raffreddori, mal di gola, febbre, dolori vari, lui in questi anni non ha mai avuto nulla. Nulla ti giuro, quindi puoi immaginare quanto ci siamo preoccupati e ci siamo trovati spiazzati da ciò che è successo. Ora siamo pronti per tornare a spaccare culi come sempre fatto, onestamente non vediamo l’ora, siamo sempre stati una live band…»

Però in studio questa volta ci siete stati più del solito e avete inciso un gran disco…
«Penso anch’io che Aftershock sia un buonissimo disco. Tuttavia non abbiamo passato più tempo in studio, semplicemente Lemmy ha voluto cambiare qualche strofa dei pezzi dopo l’estate, questo è il motivo del leggero ritardo nella pubblicazione dell’album. Non ci piace rimanere in studio troppo, Phil odia quel posto, io e Lemmy lo sopportiamo fino a quando non abbiamo terminato le registrazioni di ciò che stiamo incidendo. Ci troviamo, suoniamo insieme e fine, il lavoro è terminato. Penso che questo sia il miglior modo per noi di procedere, siamo spontanei e diretti, facciamo ciò che piace a noi in quel momento, non ci siamo mai preoccupati troppo del pubblico, dell’etichetta e della stampa».

Quindi se qualcuno dovesse dire che Aftershock fa schifo non sarebbe un problema?
«Esatto. Noi andiamo, registriamo il disco e lo facciamo uscire. Se al pubblico, alla stampe e all’etichetta piace per noi è una grandissima soddisfazione e ci fa ovviamente piacere. Ma se così non fosse noi saremmo comunque contenti di aver inciso ciò che ci sentivamo di suonare in quel determinato momento, certo ci si spezzerebbe comunque il cuore (risate, ndr) ma andremmo avanti senza problemi. Siamo sempre stati così, onesti e senza alcuna pianificazione precedente. Ultimamente le band giovani stanno troppo in studio, quando poi li vedi dal vivo non ti trasmettono proprio nulla, è il palco che fa la differenza, e noi amiamo stare sul palco.»

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