Interviste

Negramaro: «Nuovo album subito dopo il tour», parola di Giuliano

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Abbiamo intervistato i Negramaro in vista della partenza del tour Un amore così grande 2014. L’ultimo prima di tornare in studio per registrare il nuovo album.

Foto di SGP by Stefano Guindani – Abiti Emporio Armani

 

Con una Nazionale in queste condizioni, nessun inno sarebbe servito a dare la carica necessaria. Ma i Negramaro ce l’hanno messa tutta. A dispetto del disastro della spedizione azzurra in Brasile, la canzone Un amore così grande 2014 è andata benissimo, rivelandosi l’ennesimo successo per il gruppo di Giuliano Sangiorgi: è diventata disco d’oro in breve tempo mentre il video ha raccolto milioni di visualizzazioni in Rete. Un ottimo viatico per una nuova estate di concerti con i quali la band salentina si appresta a chiudere una stagione trionfale, passata sui palchi di tutta Italia. Aperta un anno fa con i concerti di San Siro e dell’Olimpico di Roma e proseguita a suon di sold out nei palazzetti nel corso dell’autunno.

Raccolti gli ultimi applausi sarà poi il momento di tornare in studio per dare un seguito all’ultimo lavoro di inediti, Casa 69, che ormai risale a quattro anni fa, con un nuovo album. C’è stato Una storia semplice, un greatest hits particolare, intanto perché ha messo un punto ai primi dieci anni di carriera della band, e poi, a differenza di tante raccolte che magari fanno il pieno sotto le feste e poi passano nel dimenticatoio, perché resiste in classifica da quasi novanta settimane. 
Adesso li aspettano dodici date, in location dall’irresistibile fascino storico, come l’Arena di Verona e il Teatro Antico di Taormina (doppio concerto a grande richiesta), e un finale del tutto speciale, allo Stadio Via del Mare di Lecce, per una serata che sarà una grande festa, in casa, tra amici, respirando il profumo della propria terra.

Purtroppo l’avventura dell’Italia è finita malissimo, molto diversamente da come è andata invece la vostra versione di Un amore così grande. Vi aspettavate questo successo?


Quando una canzone è bella non ha importanza quando è stata scritta, non sente i segni del tempo. In questo caso noi abbiamo fatto solo da tramite tra le generazioni precedenti e quella attuale, svecchiando un po’ il brano e dandogli le sembianze dell’epoca in cui stiamo vivendo. Ma il merito principale è del pezzo stesso.

La scelta poteva sembrare un azzardo, perché in fondo è un brano legato a Claudio Villa, non certo il genere di artista seguito dai vostri fan.

Quando ci è stato chiesto di realizzare un brano per la Nazionale, ci è sembrato naturale scegliere questo, perché significava tornare alla migliore tradizione italiana per cercare di essere di nuovo incisivi nella cultura del Pianeta. Possiamo definirlo un “ritorno al futuro”. È importante non perdere mai di vista le nostre radici e quanto siamo stati grandi nel passato, per riacquistare fiducia.

A proposito di tradizione, sembrate essere molto legati a quella del canto italiano, prima con Meraviglioso di Domenico Modugno e adesso Villa. È così?


Sono degli esempi irraggiungibili, per quanto ci riguarda sono pilastri della nostra cultura, anche se qualcuno tende a dimenticarli o addirittura rimuoverli. Senza di loro non ci sarebbe nessuna musica italiana.

Adesso vi aspetta un luglio molto intenso, con l’ultima tranche di un tour che, salvo qualche pausa, è durato quasi un anno.

Sì, da San Siro a Via del Mare, da Milano a Lecce. E’ un ideale collegamento da un estremo all’altro dell’Italia, che ben riassume un anno fantastico di concerti e successi che hanno ruotato attorno al nostro ultimo lavoro, Una storia semplice.

Lo scorso inverno avete fatto dodici date nei palazzetti di tutta Italia. In cosa saranno diversi questi nuovi live?


I concerti all’aperto hanno sempre qualcosa di diverso rispetto a quelli al chiuso, sia per come si propaga il suono sia per l’atmosfera. La nostra intenzione è quella di impostare una scaletta che sia la sintesi perfetta tra gli stadi e i palazzetti, adattandola alle piazze e alle arene più belle del nostro Paese e nelle quali avremo la fortuna di suonare. Sicuramente inseriremo in scaletta Un amore così grande 2014, ma avremo anche qualche sorpresa per i fan di vecchia data. Pensiamo ad alcune canzoni che non suoniamo da tempo, come per esempio Ogni mio istante.

Cosa significa per voi suonare dal vivo?

È il momento più alto che possiamo chiedere. Comporre e andare in studio a realizzare nuova musica è stimolante, ma un concerto rappresenta la verità: lì c’è la musica vera, senza orpelli o strategie. Si tratta solo di chiudere gli occhi e aprire il cuore.

A proposito di cuore, è chiaro come il vostro batta forte per il Salento. Il tour finirà a Lecce. C’è un’emozione particolare nel tornare nella vostra città?


Sì, ogni volta è come rivivere il batticuore degli esordi. Ovviamente adesso c’è una consapevolezza diversa, sappiamo bene che la nostra musica e la nostra passione hanno raggiunto dimensioni diverse da allora, ma l’emozione è la stessa. In fondo torniamo a casa.

Tanto che per il concerto leccese avete preparato un vero happening. Su Twitter avete parlato di “musica infinita” e infatti prima di voi si esibiranno Cesare Dell’Anna, i Fonokit, i Bundamove e gli Après La Classe: tutti rigorosamente pugliesi.

Sarà davvero una grande festa. Per noi il Salento rappresenta al tempo stesso un punto di partenza e uno di arrivo. È una terra ricca di risorse culturali, sempre al passo con i tempi, molto più di quello che, chi non la conosce, potrebbe pensare. Terminare il tour al Via del Mare è il regalo più grande che potessimo ricevere.

Negli altri concerti avrete invece come artista di supporto Levante, che avete invitato ufficialmente con un tweet… Come mai avete scelto lei?


Ci ricorda i nostri inizi. In tempo di talent show imperanti, Levante è un’artista che è cresciuta tra cantine e piccoli club dove si suona il rock. Appartiene a una specie rara, quasi in via di estinzione. Inoltre comunica perfettamente quello che vuole nel suono delle parole e in quello della sua voce, coerente fino in fondo. Sarà un piacere averla con noi.

Chiuso il tour tornerete in studio per registrare il prossimo album. Per voi suonare dal vivo è anche un’esperienza che alimenta l’ispirazione per musica nuova?


Ogni concerto genera “intuizioni” inedite. L’importante è tenere sempre le antenne alzate e i pori della pelle aperti per cogliere ogni stimolo. Essere ricettivi e far tesoro dell’energia che arriva dal palco.

Ci sono gruppi che compongono nuove canzoni in tour, durante le prove e i soundcheck dei concerti. Altri invece preferiscono tenere nettamente separati l’ambito dell’esibizione e quello della scrittura. Voi da che parte state?


Decisamente dalla prima. Sono tantissime le nostre canzoni che sono nate nel corso dei soundcheck. Certo, parliamo del loro primo suono embrionale, sul quale poi abbiamo dovuto lavorare. Ma dal momento che viviamo di concerti, tenere distanti il live e la creazione di musica sarebbe impossibile.

Sebbene in mezzo ci sia stato Una storia semplice, il vostro ultimo album di inediti risale al 2010. È cambiato molto nel gruppo da allora?


Tieni conto che Una storia semplice era sì una raccolta con il nostro meglio, ma all’interno c’erano anche sei pezzi nuovi e due bonus track. Inizialmente doveva essere solo un “best of” ma abbiamo preferito considerarla un’ottima occasione per pubblicare canzoni come Ti è mai successo, Sole, Sei e la stessa titletrack. In questo modo abbiamo fotografato una fase intermedia tra ciò che è stato e quello che sarà.

E avete già un’idea di cosa sarà il futuro?


Ne abbiamo tantissime di idee. Il successo di tutti i concerti fatti in questo anno ci ha veramente regalato una carica esplosiva, che non poteva fare a meno di riversarsi nei nuovi brani.

Dobbiamo aspettarci sonorità inedite rispetto al passato?


Le nuove canzoni hanno un pianeta nuovo da esplorare e il nostro sound sta raggiungendo nuovi confini. La cosa bella quando si compone è cercare di arrivare in territori mai toccati prima, chi non lo farebbe? Vi possiamo assicurare che la sala prove esplode di emozioni tutte da scoprire, anche per noi.

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