Interviste

I Negrita e il nuovo album 9 Live&Live: «I nostri eredi? Siamo noi»

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di Silvia Marchetti
Foto di Francesco Prandoni

Protagonisti di un tour da record nei club di tutta Italia e dei TIMmusic Onstage Awards (in onda su Rai2 il prossimo 18 marzo), i Negrita trovano anche il tempo e le energie di sfornare un nuovo album ricco di gustose sorprese e di materiale inedito. 9 Live&Live è, infatti, un cofanetto contente la versione dal vivo di tutti i brani del precedente disco in studio (9, uscito lo scorso anno), un dvd con le immagini dell’indimenticabile concerto del 18 aprile 2015 al Forum di Assago e un prezioso docu-film, Under the skin, registrato in Irlanda. Insomma, tanta carne sul fuoco e un’infinità di idee che scottano per Pau e soci. È un momento davvero frenetico ma felice per i Negrita, come la stessa rock band ci racconta durante il nostro incontro a Milano.

Ieri all’Alcatraz avete spaccato davanti a 3mila persone. Vi vedremo ancora ai prossimi TIMmusic Onstage Awards e ora ci regalate un disco live con tanto di film: c’è altro da aggiungere? Abbiamo fatto di tutto! Non possiamo chiedere di meglio! Prima il successo nei palazzetti, le grandi arene estive, i teatri, il disco in studio. Dopo 12 anni di assenza, dovevamo tornare per forza nei nostri amati club. E avevamo voglia di realizzare un progetto con il quale raccontare la nostra avventura irlandese, le emozioni del tour e gli incontri umani e professionali che ci hanno arricchito durante la registrazione di 9 presso il Grouse Lodge Studio.

9 Live&Live contiene anche alcune canzoni inedite, tra cui un pezzo di Ligabue. Luciano aveva bisogno di pubblicità e dunque ha chiamato i Negrita (ridono, ndr). Scherzi a parte, conosciamo il Liga dal 1993. Il brano in questione è I tempi cambiano. Abbiamo pensato a lui perché il background della canzone ricorda un pezzo di Bob Dylan, di cui siamo tutti fan sfegatati. Non riuscivamo però a chiuderla, a completare il testo. Luciano ci ha illuminati e ha lavorato anche mentre era in vacanza in montagna. Ci siamo trovati su tutto.

L’altro brano inedito, invece, è Quelli che non sbagliano mai, pezzo ultra polemico. L’idea è nata dopo aver visto il bestiario terrificante offerto dal web: uno zoo di commenti animano social e siti, tra provocazioni, offese gratuite, troll… Con questo pezzo ci siamo divertiti a dare ragione a chi crede di non sbagliare mai. La nostra toscanità ci porta a prendere per il culo, non ce la facciamo a scrivere solo canzoni d’amore.

Viva la protesta, insomma. È un’arma a doppio taglio, però. Se nelle canzoni o sul palco parli troppo di politica e di problemi sociali, sembri quasi demodè, noioso, fuori luogo. Pare proprio che alla gente non freghi un c***o di questi temi. Così come non frega un c***o a chi fa il nostro mestiere. Abbiamo un’invasione di musica plastificata.

Chi sono i nuovi Negrita? Avete individuato i vostri eredi? I nuovi Negrita siamo noi. Perché siamo quelli più rotondi, abbiamo un background così stratificato da poter essere sia mainstream che indipendenti. Oggi per una giovane rock band è difficile affermarsi in Italia, trovare il pezzo giusto per poter colpire il pubblico e farsi strada. C’è un’egemonia sfrenata del pop, qualche spiraglio di novità arriva da alcuni rapper, considerati i nuovi cantautori. Il rock, invece, ha poco spazio. Forse la generazione dei Negrita, che è anche quella degli Afterhours, dei Marlene Kuntz, dei CCCP, in un certo senso anche dei Verdena, è stata più fortunata. Abbiamo avuto dei padri che ci hanno forgiato e insegnato tante cose.

Come è cambiato il vostro pubblico in questi 25 anni di carriera? Basta osservare il pubblico di questo ultimo tour nei club. Vediamo ragazzini di 17-20 anni pogare con 45-50enni brizzolati. Tutto ciò fa un po’ senso! Evidentemente siamo riusciti a tenerci i fan storici, lo zoccolo duro, e a conquistare anche i più giovani.

Qual è il segreto del vostro successo? Forse non c’è alcun segreto. In questo lavoro, che è per noi il più bello del mondo, contano sacrificio, gavetta, passione, ma anche riuscire a sfornare almeno una hit o due per disco. Una volta che riesci a piazzare un po’ di singoli, il gioco è fatto. Se riesci a indovinarne almeno un paio, poi nel resto dell’album fai ciò che ti pare. Oggi funziona così.

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