Interviste

Negrita resident band per Jesus Christ Superstar: «Per noi rischiare è una regola»

Negrita Jesus Christ Superstar

Sorprendendo tutti, i Negrita hanno accettato di suonare live le musiche di Jesus Christ Superstar, al Sistina di Roma da metà aprile. A “rischiare” più di tutti è Pau, che recita pure. Foto di Francesco Prandoni (Intervista tratta da Onstage Magazine, numero di aprile).

I Negrita si sono trovati proprio bene a teatro. Così tanto che hanno deciso di rimanerci ancora un po’. Non contenti di aver calcato la stragrande maggioranza delle sale italiane, nel 2013, con il tour che ha proposto il loro repertorio rivisitato in chiave acustica, gli aretini saranno la resident band dello spettacolo Jesus Christ Superstar. Per la bellezza di 38 date, a partire dal 18 aprile, al Teatro Sistina di Roma. Non solo, Pau debutterà come attore nel ruolo chiave di Ponzio Pilato. «Il regista Massimo Piparo ci ha notato durante la nostra esibizione a Roma – ci ha raccontato il frontman – e mi ha chiamato per offrirmi il ruolo. Ero incredulo, inizialmente ho risposto “voi siete fuori! Io devo fare il nuovo disco!”, ma poi quando si è deciso di coinvolgere tutta la band ho accettato. È un modo di metterci nuovamente in discussione. Per noi rischiare è una specie di regola».

Pau questa volta si troverà a fare i conti con un altro aspetto del palco: «Per la prima volta seguiamo un percorso diverso, la band deve provare con tutti i cantanti mentre io ho a che fare con costumista, scenografi, regista, direttore d’orchestra. Inoltre sono abituato a cantare da solo, non al botta e risposta. Pilato è un personaggio sicuramente affascinante ma che per via del suo ruolo è freddo, forse il più statico di tutti. Io al contrario di solito uso molto il corpo per esprimermi».

La compagnia è delle migliori: per festeggiare il quarantennale dell’opera rock per eccellenza ci saranno sul palco anche artisti come Simona Molinari e Shel Shapiro, rispettivamente nei ruoli di Maria Maddalena e Caifa, e Ted Neeley, volto storico di Gesù fin dalla prima rappresentazione a Broadway e nell’omonimo film. «Eravamo un po’ perplessi, ci sembrava di venire a Roma a suonare delle cover. Dopo aver saputo della partecipazione di Ted ci siamo resi conto che in pratica è come suonare The Wall con Roger Waters al basso. Lui è una vera leggenda! Sarà una bella responsabilità per me doverlo far frustare [ridendo, ndr]. Ci atterremo agli arrangiamenti della versione inglese del 1996, quella in cui Andrew Lloyd Webber si riconosce maggiormente. Saremo supportati da quattro archi, due fiati e il direttore d’orchestra, ma il suono principalmente verrà fuori dalle nostre corde. Sound Negrita al 100%».

Jesus Christ Superstar, però, non è solo il padre fondatore dell’opera rock, ma anche un racconto laico degli ultimi giorni della vita di Gesù, dal punto di vista di Giuda. «JCS è sempre stato una costante nella mia vita. Era una di quelle cassettine che avevo fisse in macchina, insieme a London Calling e a The Dark Side Of The Moon. Ma l’aspetto religioso lo lascio ai teologi, noi sappiamo di aver a che fare con un mito della spettacolo prima di tutto. Se ci avessero chiamato a fare una rappresentazione sacra delle Edizioni Paoline non avremmo accettato».

La mente della band rimane fissa sul nuovo disco, prima ancora di poter dichiarare conclusa l’esperienza. «Appena cominceranno le repliche inizieremo a scrivere i pezzi nuovi, lavorando al disco la mattina e il pomeriggio in qualche studio romano. Questa esperienza ci entrerà naturalmente sottopelle e in qualche modo vorrà riveder la luce, come già ci è successo dopo il viaggio in Sudamerica».

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