Interviste

Nesli racconta Andrà tutto bene: «Io, cantautore storto a Sanremo»

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Il rapper si presenta al Festival di Sanremo con il brano Buona fortuna amore, dal nuovo album Andrà tutto bene. Nesli ci racconta la sua attitudine da «cantautore storto».

Nesli è un’artista schietto e diretto, ma anche complesso e di difficile comprensione, quantomeno nelle sue scelte. Dal 10 febbraio lo vedremo tra i protagonisti del Festival di Sanremo 2015, dove porterà il brano Buona fortuna amore, tratto dal suo nuovo album Andrà tutto bene.
Il disco, in uscita il 12 febbraio, è stato prodotto da un nome ben noto nella scena musicale italiana, ossia Brando. Proprio sul palco del Teatro Ariston, Nesli porterà a compimento la sua metamorfosi da rapper (o almeno presunto tale, come suggerisce lui stesso) a cantautore, una trasformazione che forse si poteva già intuire da subito, ma che fino a qualche anno fa in pochi avrebbero immaginato. Per capire meglio come sono andate le cose, ne abbiamo parlato direttamente con lui.

Partiamo da Buona fortuna amore: l’hai scritta apposta per Sanremo?
Buona fortuna amore è perfetta per Sanremo, trova la sua scenografia ideale proprio al Festival. Per cui sì, l’ho voluta immaginare per quel contesto già dall’inizio.

Quindi il Festival era nei tuoi pensieri già da tempo?
Ho sempre desiderato di poter partecipare a Sanremo. Trovo che ci sia qualcosa di meraviglioso, di magico nell’idea di poter cantare per la prima volta una tua canzone inedita davanti a una platea che in fondo rappresenta l’Italia intera

Visto che ormai mancano pochi giorni, la tensione la senti?
Per ora non ci sto pensando tanto, vivo tutto quanto come una favola. Ma posso dirti che mi sento davvero carico.

Visto che quello dell’Ariston è un palco impegnativo, come ti stai preparando da un punto di vista vocale?
Personalmente mi reputo un cantautore storto. Non sono un vero cantante. Scrivo le parole e la melodia apposta per la mia voce, pensando già alla mia interpretazione. E come me le immagino, così le canto. Per cui non sento di dover dimostrare niente a nessuno. Come ti dicevo, sono sereno.

Hai ricevuto qualche consiglio?
Chi mi sta vicino sa che non li ascolto, i consigli, quindi non me ne hanno dati. Gli unici consigli che ho ricevuto e di cui farò tesoro sono quelli del mio team di Go Wild.

Per la serata dei classici italiani invece hai scelto Mare mare di Luca Carboni: c’è un motivo particolare?
Ho scelto Carboni perché anche lui come me è un cantautore storto, quindi in un certo senso mi rappresenta. Quel suo modo di cantare, la sua malinconia un po’ dark… mi ci ritrovo. Non avendo una grande esperienza in fatto di cover e come interprete, ho pensato fosse una buona scelta.

Andrà tutto bene segna il compimento del percorso che ti ha portato dal rap al pop: quanto c’è stato di volontario in questo cammino?
Tutto quello che è accaduto in questi anni è stato fortemente voluto da me. E al tempo stesso tempo è stato molto naturale. Anche quando facevo rap, comunque non ero un vero rapper: scrivevo canzoni rap, ma si capiva che dietro c’era molto altro. Ho semplicemente lasciato che quel qualcos’altro venisse fuori. Andrà tutto bene rappresenta proprio questo lasciarsi alle spalle il mio passato e l’etichetta che portava con sé.

Ora che lo guardi da fuori, come ti sembra il rap italiano?
È un treno in corsa. Ha artisti di grande qualità e produzioni di altissimo livello ed è proprio per questo motivo che è uscito dalla nicchia ed è diventato un genere commerciale. Del resto è proprio quando si fa roba buona che si raggiungono dei risultati.

Da questo punto di vista hai fatto il contrario di molti: invece che salire sul carro del vincitore, ne sei sceso.
È vero! E questo dice molto di quanto i cambiamenti degli ultimi anni siano stati la conseguenza di una mia profonda esigenza artistica. Semplicemente non era la mia storia. È il mio modo di essere: un po’ punk, sempre al contrario.

Il titolo del disco è positivo, ma lascia anche intendere che se le cose andranno bene più avanti, il motivo è che non stiano andando bene ora.
In effetti il titolo nasce proprio così. Andrà tutto bene assume significato quando le cose vanno male. È un mantra che mi sono ripetuto spesso in un periodo di incertezza e di grandi cambiamenti. Per questo è un titolo che per me ha un significato enorme.

Come tradurrai le canzoni del disco dal vivo?
Dovrei partire col tour da maggio e per la prima volta avrò una mia band, anche perché l’album è tutto suonato, non c’è niente di campionato. Non vedo l’ora.

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