Interviste

Niccolò Fabi: Ora è Solo Tour

Il suo ultimo disco, Solo un uomo, è stata una rivelazione per pubblico e critica. Dopo il grande calore e affetto ricevuto il 30 agosto nel grande concerto Le parole di Lulù, dodici ore di musica con cinquanta musicisti e ventimila persone, Niccolò torna dal vivo, con il suo Da Solo Tour: uno spettacolo incredibile.

Da Solo Tour: per la prima volta nella tua carriera, sarai solo sul palco. Perché hai scelto questa dimensione?

Ho scelto di costruire uno spettacolo teatrale, come fosse un piccolo racconto, fatto di diversi elementi musicali, sonori, diversi strumenti, molti movimenti di scena. Non volevo proporre un concerto in cui presentare solo una serie di canzoni una dopo l’altra, ho cercato di creare un progetto dinamico che fosse diverso dai miei tour precedenti.

Come sarà la scaletta?

Abbiamo pensato di puntare sulle canzoni che meglio si adattano allo spettacolo, senza proporre un intento antologico. Sono andato a ripescare molte canzoni che non mai ho suonato dal vivo, mi sono divertito a riarrangiarle utilizzando diversi strumenti.

Ho letto sul tuo sito che, come sempre, sei eccitato, agitato, curioso e spaventato da questo tour: cosa ti spaventa?

Come tutte le esperienze nuove che non hai mai fatto, questo spettacolo ha quella componente di eccitazione legata alla novità, e, insieme, una sensazione di paura, perché ci sono tante cose che devo fare che non ho mai fatto, sia tecniche che sceniche. È una sfida che ho voluto affrontare. Normalmente i musicisti scelgono i tour “da solo” per semplificare, perché sia tutto più semplice; io, in realtà, ho fatto il contrario, per fare qualcosa di più articolato.

Nel 2010 hai vinto il premio “Le voci della pace” calamtitando l’attenzione verso i problemi dell’Africa. Cosa pensi della situazione della terra in un momento in cui il disastro di Fukujima, ultimo di una lunga lista, ha raggiunto un livello pari a Chernobyl?

Credo che l’uomo abbia dimenticato gradualmente di essere un abitante della terra e non il suo padrone. Ora la natura gli sta rispondendo, non credo che terremoti e tsunami siano semplicemente casuali. La natura è molto più forte dell’uomo, anche se pensiamo di essere in grado di governarla. Il cinismo con cui trattiamo le risorse naturali a fini unicamente commerciali senza nessuna attenzione alla qualità dell’ambiente è evidente e la natura per ribellarsi usa il suo linguaggio: basta una piccola spallata e butta giù tutto. È molto più forte di noi.

Il 25 aprile suonerai alla Festa Nazionale della Liberazione e nel tuo brano Mettere le ali dici “insegniamo ai parlamenti a mettere le ali”. Mi ha sempre colpito questa frase, perché sono sempre stato convinto che questo non potesse accadere, almeno per una certa parte del Parlamento. Tu, cosa pensi? È possibile? Soprattutto a fronte di quello che sta succedendo oggi?

È abbastanza complicato. Tutto va nella direzione opposta al volo, tutto va in direzione della terra, del basso e non dell’alto, quindi quella canzone rappresenta una meravigliosa utopia: credo che l’arte e la musica debbano stimolare il sogno, il volo e, magari, anche l’utopia, cercando una via d’uscita, consapevoli che la situazione attuale è veramente deprimente.

Come è nata la collaborazione con Ustation e Raduni, rispettivamente il network dei media universitari e l’associazione degli operatori radiofonici in ambito universitario? Cosa prevede nella pratica?

Ho una straordinaria sintonia con il mondo universitario, con quel momento della vita in cui ci si prepara ad affrontare qualcosa. Abbiamo avuto un primo contatto pratico quando nella tournée precedente abbiamo organizzato, insieme al CUAMM di Padova, una serie di incontri in tutte le facoltà di medicina suonando, raccontando l’attività di Medici con l’Africa, attraverso la visione di un documentario realizzato durante un viaggio in Uganda. Ora, con questa nuova tournée, che non ha quell’appendice universitaria, in ogni data i ragazzi possono lasciare una testimonianza, alcuni possono entrare alle prove, avere biglietti in omaggio piuttosto che miei interventi, parole e musica per la loro radio universitaria.

Nell’intervista per il concerto “Le parole di Lulù” hai detto che il dolore in solitudine è disperazione, il dolore condiviso può essere una grande fonte di arricchimento.

Anche questo Solo tour è un momento di condivisione: salire su un palcoscenico e fare musica è un atto di condivisione delle proprie creazioni artistiche. Certo, la giornata del 30 agosto, è stato l’apice massimo, aveva una straordinarietà che questo tour non ha, ovviamente, ma è evidente che lo stato emotivo è sempre molto alto e la condivisione continua.

Hai in previsione un album?

Sinceramente al momento non so ancora che disco devo scrivere, con le mie canzoni non so ancora bene cosa devo raccontare, non voglio mettermi fretta. Ora sto collaborando, come sul disco di Daniele Silvestri (Sornione, S.C.O.T.C.H.): trovo ora più liberatorio e tranquillo scrivere con qualcun altro. Quando avrò trovato una forma, la pubblicherò. Ora mi dedico a questa tournèe, uno spettacolo incredibile.

 

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