Home Interviste

Niccolò Fabi in tour con Ecco: «Sento di essermi evoluto come performer»

Niccolò Fabi ha pubblicato il suo bellissimo nuovo album in studio (Ecco) da qualche mese ed è in questo momento impegnato con il suo tour teatrale. Con lui abbiamo parlato dei contenuti del disco e, naturalmente, della sua dimensione live, di cui si dichiara particolarmente soddisfatto. 

niccolo fabi tour eccoChe a dirlo sia stato davvero lui, o Fabio Volo, o un proverbio olandese, latino o zen, conta poco: la parte più difficile di un viaggio consiste nell’uscire di casa, nel varcare quella soglia per ripresentarsi al mondo intorno. C’è molto di questa verità tra i solchi con cui Ecco segna un viaggio di ritorno che deve essere stato tutt’altro che facile per un Niccolò Fabi appena ingrigito (nei celebri capelli) ma sempre più consapevole.

Se infatti il musicista non è mai davvero scomparso dai radar – lo testimoniano le frequenti apparizioni all’interno del Collettivo Angelo Mai, «un centro culturale che negli ultimi anni ha svolto un lavoro eccezionale per la musica a Roma, mostrando che si può fare tantissimo senza piegarsi integralmente a logiche commerciali. E infatti rischia di chiudere: da noi chi lavora così non ha quasi tutele, per non dire che viene quasi istigato a stare al di fuori della legalità» – il settimo della sua discografia è un capitolo sofferto non meno che solare per il suo autore. Non solo per i pur indelebili segni lasciati dalla tragici eventi personali che l’hanno coinvolto, che Niccolò mostra senza chiusure né ostentazione: le fondamenta più vere di Ecco si vanno cercate anche e soprattutto in “una serie di vissuti che sono emersi sia prepotenti che graduali, e si sono tramutati ben presto nell’urgenza di una condivisione collettiva”.
Ed è stata proprio l’esperienza di un collettivo, quella della registrazione di questo disco: Roy Paci ci ha messo lo studio, il suo Posada Negro salentino. Al resto ci ha pensato quella che ormai è per il cantautore romano una vera famiglia, fatta di sodali storici e fedeli come Roberto Angelini, Gabriele Lazzarotti, Fabio Rondanini, Daniele “Mr Coffee” Rossi e Riccardo Parravicini. Un senso di comunità e di appartenenza costante e solido, che ha finito puntualmente per riverberarsi anche in canzoni già esistenti: “Abbiamo suonato e risuonato tutto tante volte: alla fine avevamo tanto materiale che escluderne una gran parte è stato inevitabile”.

ONESTA INDIPENDENZA
Dentro Ecco ci sono una manciata di brani che attraversano il campo visivo obliqui come raggi di sole, partendo come sempre da cose piccole che tanto piccole non sono. Niccolò schiva volentieri i gorghi retorici del “sociale” ma senza vietarsi la possibilità di concentrare il proprio focus verso l’esterno, verso le tante dinamiche che influenzano la vita di una comunità. «A parte il naturale sospetto nei confronti di ogni forma di ideologia in musica, ho sempre diffidato della formula della canzone-invettiva. La lascio ad altri: una canzone non va caricata di troppe aspettative. Un po’ perché è già la sintesi della sua natura a costringerti a forzare i piani di realtà ai quali si riferisce. E un po’ anche per un fatto di linguaggio: quelle parole sono fatte per andar d’accordo con la musica che le accompagna. Restano, ma allo stesso tempo volano via».
Un’attenzione inedita ma non estranea al cantautore, che tiene a precisare: «A dire la verità non sono partito con l’intento di prendere certe posizioni né di evitare di farlo, perché voglio essere una persona libera e in quanto tale rifuggo tutto ciò che trasforma questa indipendenza in una posa, come canto anche in Indipendente. Ma non per questo voglio rinunciare a poter parlare di ciò che mi riguarda come membro di una comunità: oltre ad essere una persona libera sono anche uno che cerca di fare il proprio mestiere di musicista in modo onesto, e non mi sentirei tanto onesto se lo facessi”.Una ricerca che rende molto peculiare l’equilibrio che si può rintracciare nella scrittura di Ecco.

APPUNTAMENTO CON ME STESSO
È vero, episodi come la già citata Indipendente, o le significative Io e Verosimile non alterano più di tanto – non ce ne sarebbe stato motivo – i canoni dell’ormai collaudata abilità del carboncino con cui Fabi tratteggia immagini sfumate eppure nette: ma non rinunciano a chiamare col proprio nome una collettività che sembra fare del proprio egotismo il proprio unico dovere (“Non sarà mica l’ego l’unico nemico vero di questo universo? / Non sarà certo questo piccolo pronome il centro di ogni discorso?”), o le derive morbose di una realtà mediatica parallela che non è capace di alcuno scrupolo nel puntare la telecamera addosso a qualsiasi cosa soffra abbastanza da fare share (“Sono il tuo sogno, mi puoi possedere / mi metto alla gogna per farmi sputare / poi quando avrò esaurito il mio tempo / a un comando del dito scompaio”).
Nessuno stravolgimento, però: resta centrale l’occhio di un investigatore paziente, che raramente dimentica di mediare ciò che scrive con la propria individualità, e che coltiva con pari passione l’impegno come il suo contrario, il ricordo come il presente. “Prendi Una buona idea, singolo di lancio: anche se la mia non voleva essere una di quelle detestabili ‘operazioni-nostalgia’, l’elenco di cose di cui mi dichiaro orfano vuole permettere a tutti di potervisi identificare. Ma allo stesso tempo è puramente emotivo: nasce per essere il mio, anche se è stato determinante il contributo de Il disillusionista, splendido libro in cerca di editore del mio caro amico Stefano Diana. Quello di non mancare mai l’appuntamento con me stesso è un obiettivo che perseguo con ostinazione. Non che possa fare altrimenti, peraltro. Nessuno riesce davvero ad imitare nessun altro, neanche volendo. E io non faccio certo eccezione”.

Clicca sotto per continuare a leggere

Commenti

Commenti

Condivisioni