Interviste

Noel Gallagher, intervista

Dopo l’esordio dei Beady Eye, è finalmente arrivato il primo album solista di Noel, un disco che sperimenta la dance, il rock classico e il western. Una miscela che sembra  prendere le distanze dal sound da stadio che caratterizzava gli Oasis, che, dice lui, non si riuniranno. O almeno per quest’anno.

 

Partirei dall’ultima traccia dell’album, Stop The Clocks, che hai scritto dieci anni fa. Perché l’hai tenuta nel cassetto per così tanto tempo?

Avevo provato ad inserirla già in due album degli Oasis, ma non eravamo riusciti a finirla. Ho sempre avuto molto da fare, tra la famiglia, i bambini e la band, così ho deciso di farla uscire adesso, prima che muoia.

Noel Gallagher’s High Flying Birds: è un nome lungo, strano, ricorda un gruppo country: perché hai deciso di chiamare così la tua band?

Perché è il mio nome. Ed è cool. Ma da solo era un po’ povero, così ci ho aggiunto un altro nome: The High Flying Birds.

Lasciare la storia di una band per iniziare la carriera solista, significa cambiare un sacco di cose. Come è stato affrontato questo percorso?

Scrivo in quei 5 minuti in cui i ragazzi smettono di sfasciare la casa, quando sono davanti alla tv con la chitarra in mano e suono per me. Il più delle volte non succede niente, poi ogni tanto esce qualcosa, e allora inizio da lì, comincio a scrivere e la canzone prende il sopravvento. In studio è stato semplice, tutto è stato diverso: ho potuto decidere io i tempi e i modi della composizione e della registrazione, infatti ho fatto 2 album contemporaneamente (il secondo è il progetto realizzato con gli Amorphous Androgynous in uscita nel 2012, ndr). Il problema vero sarà quando dovrò suonare dal vivo e piazzarmi al centro del palco, cosa che sinceramente non mi piace.

Soldier Boys And Jesus Freaks sembra una critica ad una certo tipo di cultura americana, conservatrice. È così?

In realtà non l’ho scritta per criticare quella parte d’America. Non era una critica, in realtà è solo uno sguardo sulla religione e la guerra, le due principali fonti di esportazione degli americani.

Anche per Italia…

Beh sì, certo, in effetti voi avete anche il Papa. Ma io, comunque, non sono una persona “molto” religiosa.

John Lennon in God, nel suo primo album solista, cantava: «I don’t believe in Beatles », tu credi ancora negli Oasis?
Non saprei come risponderti, perché non suonavo nei Beatles… Sfortunatamente.

In tutto il disco si sente una vicinanza a Morricone, è uno dei tuoi riferimenti?

Ho grande ammirazione per lui, penso sia uno dei più grandi compositori di sempre, poi fa parte della mia formazione, sono cresciuto guardando i film western con Clint Eastwood, sono andato anche all’esposizione che hanno fatto a Londra recentemente.

Il 28 novembre suonerai all’Alcatraz, a Milano: che canzoni proporrai?

Suonerò molte canzoni che ho scritto io.

Anche tuo fratello è passato di qui poco tempo fa. Come sono i rapporti con lui?

Bene, la scorsa settimana ci siamo sentiti, abbiamo parlato del Manchester City, stuff like that. Paul è assolutamente gentile. Ma penso che tu ti riferisca all’altro. (Noel ha due fratelli, Liam e Paul, ndr). No, non ci parliamo. Spero non ti dispiaccia. Anche se ti piacevano gli Oasis non ti preoccupare, ora ci sono i Beady Eye.

Parlando invece di calcio: quanto può durare uno come Balotelli al City?

Adoro Balotelli, secondo me il calcio ha bisogno di persone come lui, fuori di testa, perché altrimenti è troppo noioso. Lo bacerei in fronte. Ho sempre voluto conoscerlo, mi sembra un bravo ragazzo.

Cosa ne pensi delle reunion?

Penso che la maggior parte dei gruppi lo facciano per soldi. Ci può stare. Basti pensare ai 500 milioni dei Led Zeppelin per una tournée mondiale. Come fai a rispondere picche? Per quanto riguarda gli Oasis, non penso che ci sarà una reunion. O almeno per quest’anno.

L’anello che porti, ha un significato particolare?

(Sorride) L’ho comprato a Tokio, è uno di quegli anelli che si danno nei college americani, infatti una volta, negli Stati Uniti un soldato americano l’ha guardato e mi ha detto: «Siamo andati nella stessa scuola». «Io sono inglese», gli ho risposto.

Un tipo particolare Noel. Sembra che risponda lanciando una moneta, fino a quando non ti sorprende. «In Italia come in Inghilterra la classe politica è quella che è, il cambiamento non c’è mai. Abbiamo i nostri gadgets, l’iPod, l’iPhone, l’iPad e non ci stiamo accorgendo di quello che sta succedendo. Quello che è incredibile con questa rescissione è che siano spariti tutti i soldi e nessuno sa dove siano finiti. Questa rescessione è stata causata da poche persone e sembra non importare a nessuno che c’è chi avrà sempre più e la classe operaia annegherà avendo sempre meno». “A working class hero is something to be”, come direbbe John.

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