Interviste

Il nuovo tour di Emma segna una svolta, anzi «una rivoluzione elettronica»

Emma nuovo tour rivoluzione elettronica

Comincia l’8 novembre il tour autunnale di Emma. Come lei stesso ci ha raccontato, sarà l’occasione per un cambiamento importante: con Emma 3.0, la cantante pugliese vuole tornare alle sue origini musicali, cioè all’elettronica. Foto di Luisa Carcavale

Con il precedente tour terminato solo da pochi mesi, Emma non si prende nemmeno il tempo di rifiatare. È già pronta per ripartire con una serie di concerti, che dall’8 al 25 novembre la porteranno sui palchi dei palazzetti di nove città italiane, da Acireale (CT) ad Assago (MI), passando per Roma e Firenze. D’altra parte Emma è così, instancabile. «Certo, ogni tanto sento il bisogno di staccare la spina, ma le cose vanno fatte nei tempi giusti: preferisco spingere ora per poi potermi riposare più avanti». E ora, appunto, la attende il palco. Il nome del nuovo tour, Emma 3.0, fa pensare a qualcosa di totalmente diverso rispetto a quell’Emma Limited Edition che tra l’altro sta per finire in un cd e dvd intitolati E Live, in uscita l’11 novembre. E in effetti è addirittura una rivoluzione, come ci ha spiegato lei stessa.

Non è mai facile trasporre l’energia di un live in un cd o dvd, tu come hai fatto?
Mantenendo un approccio molto onesto. Abbiamo anche lasciato delle mie sbavature vocali, perché volevamo mantenere le atmosfere di un live. Chi è venuto all’Arena di Verona sa che è stato un concerto difficile, perché c’era il diluvio universale. Nel dvd si percepisce il terrore che avevo negli occhi, perché a livello tecnico eravamo nel delirio più totale. Ma è bello ricordarlo così.

C’è anche un brano registrato in studio, Resta ancora un po’. dopo averlo prestato ad Antonino, è come se te lo fossi ripreso.
Le canzoni non hanno padroni, sono di chi le ama, di chi ha voglia di cantarle. Questo pezzo l’ho scritto tanti anni fa e ho deciso di darlo ad Antonino, che stava registrando il suo disco. Poi ho sentito che era arrivato il momento di provare a cantarlo io stessa, e così ho fatto. Tutto molto semplice.

Per Emma 3.0 non ci sono date di prova. Sei diventata più sicura di te?
Non tanto di me, quanto delle persone con cui sto lavorando. Con questa nuova band c’è un’ottima empatia e ormai siamo decisamente rodati.

C’è qualcosa che ti spaventa di questa tournée?
Assolutamente no. Non vorrei sembrare presuntuosa, ma sul palco è l’unico posto dove mi sento… quasi figa.

Il titolo Emma 3.0 fa pensare a qualcosa di estremamente innovativo.
È una rivoluzione totale. La cosa principale è che i brani sono stati del tutto riarrangiati in chiave elettronica. Lasciamo il vestito sinfonico di Emma Limited Edition per approdare a un palco dove la faranno da padrone i synth, la drum’n’bass, le batterie elettroniche… È una giungla completamente nuova.

Tra l’altro hai un passato nell’elettronica…
Esatto. Forse è un ritorno alle origini, anche perché il mondo dell’elettronica è quello in cui mi sento più a mio agio.

E questa rivoluzione dal vivo potrebbe tradursi in una rivoluzione anche in studio?
Potrebbe. È anche un modo per capire dove andare con i prossimi lavori.

Prepariamoci al presente con uno sguardo al passato: i momenti sul palco più emozionanti?
Ho vissuto momenti super emozionanti nella mia carriera: la vittoria ad Amici, quella a Sanremo, il mio primo Forum, la mia prima Arena di Verona… Di ricordi belli ne ho tanti, soprattutto contando che la mia carriera va avanti da soli cinque anni.

Qualche lacrimuccia l’hai versata?
Sono molto emotiva sul palco, forse è l’unico posto dove non ho mai nascosto le mie lacrime. Senza sbandierarle, però…

Ma ti diverti anche, là sopra?
Parto sempre molto cauta, di solito ho bisogno di tre o quattro brani per riscaldarmi, dopodiché riesco sempre a divertirmi, a ogni concerto.

La prima volta non si scorda mai?
Ero incazzata come una scimmia! Avevo nove anni e non volevo cantare, lo facevo solo per fare felice il mio babbo. Era un concorso per bambini e io cantavo una canzone proprio “semplice”, adatta a una bambina… Grande grande grande di Mina (ride, ndr). Poi quando mi applaudivano era anche peggio, volevo morire!

Peggio se non applaudivano…
Sì, ma è ero una bambina particolare. Non amavo cantare, lo facevo solo per fare piacere ai miei.

Quando ha cominciato a piacerti?
Da grande, molto tempo dopo.

Dal passato al futuro: si parlava di riposo, il 2015 sarà l’anno buono?
Non so cosa farò, ma di sicuro non mi fermerò. Magari non sarò in scena, ma comunque lavorerò al disco nuovo. Prendendomi però il tempo giusto per dedicarmi con serenità a questo nuovo progetto.

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