Interviste

Pacifico: «#ioleggoperché e quella mia dipendenza dalla scrittura»

Pacifico io leggo perché

Il 23 aprile è la Giornata Mondiale del Libro. Un’occasione speciale per passare alle nuove generazioni un messaggio importante: la lettura serve a crescere. Un messaggio che sui social è stato lanciato con l’hashtag #ioleggoperché, mentre il mondo della cultura si è mobilitato con varie iniziative a supporto. Senza dimenticare che, quest’anno, c’è anche una colonna sonora d’eccezione: Samuele Bersani e Pacifico hanno composto una canzone, Le storie che non conosci, che ha subito attirato l’attenzione di tutti. Per quel messaggio appunto, e per la bellezza di testo e musica. Ne abbiamo parlato proprio con uno degli autori.

Pacifico, com’è nata l’idea di questa canzone?
È stato un invito di Samuele, con il quale siamo amici e collaboriamo da anni. È stato forse il primo con il quale ho collaborato: cantò un mio pezzo nel 2001 dopo esserci conosciuti a un concorso a Recanati. Da lì nacque un percorso professionale ma soprattutto umano e di grande amicizia. Da tempo volevamo collaborare di nuovo e questa è stata l’occasione giusta. Lui poi ha chiamato anche Francesco Guccini ed è riuscito a convincerlo a cantare gli ultimi due versi della canzone. Il nostro è stato un lavoro a distanza. Abbiamo lavorato tantissimo su ogni singola parola e aggettivo. Il risultato finale è più semplice di quanto sembri. Francesco credo abbia accettato in parte per stima, ma anche per il significato dell’iniziativa: tra i tanti cantanti e artisti che si mettono a scrivere libri, lui è uno dei pochi che si può davvero definire anche scrittore. E credo sia stato motivato anche dal chiudere il pezzo dicendo una frase come quella.

I libri, come la musica, stanno vivendo un periodo di transizione, con le nuove tecnologie, e le nuove generazioni faticano a dare un valore al libro o al disco come oggetto fisico. Come si potrebbe avvicinarli?
Credo che la passione per le storie sia costante nel tempo. Ci sono sempre persone che vanno avanti a raccontare e a scrivere. Ci sono esperimenti di commistione di libri con classifiche musicali, penso ad Alta fedeltà di Nick Hornby. C’è tanta parentela. Spesso quando leggi un libro senti che c’è una musica dentro, hai già nelle orecchie una colonna sonora, prima ancora che le immagini del film che ne potranno trarre. Credo che siano tutte cose sospese in una nuvola che racchiude tutto. Oggi i più giovani ascoltano rap, magari una prossima iniziativa può essere fatta da un rapper, che ha più possibilità di avvicinarsi ai giovani. Ma anche il nostro pezzo è andato bene ed è piaciuto molto. Probabilmente la canzone, non solo la nostra nello specifico, ma la canzone intesa in senso lato ha questo grande potere di sintesi. E comunque quando ci siamo messi a scrivere Le storie che non conosci, ci bastava che due persone ascoltandola fossero contagiate.

Immagino tu stia continuando a scrivere.
Scrivo tutti i giorni e se non lo faccio sento che è un problema. È una dipendenza. Credo molto nell’ispirazione, ma anche alla necessità di accostare il lavoro all’ispirazione. Perché è vero che magari l’ispirazione arriva mentre fai la barba, ma se non sei in esercizio poi non riesci a esprimerla. Negli ultimi periodi ho fatto tanto l’autore e quindi ho, per così dire, lavorato per i desideri di altri. Ora ho bisogno di dedicarmi a me stesso. Sono cambiate tante cose: sono diventato padre, vivo a Parigi. Ho tanti appunti di pezzi scritti in un periodo precedente a questo che ormai non mi appartengono più. Ma anche cose che invece mi rappresentano. Mi sembra di essere tornato a quando facevo il primo disco, perché già dal secondo, come è naturale che sia, sono entrato in un percorso un po’ condizionato. Ora invece sono in una condizione più libera. Tra maggio e l’estate lavorerò in maniera più metodica e costante sul materiale che ho. Entro l’anno dovrei finire l’album per poi farlo uscire all’inizio del 2016.

Arriva prima la musica o il testo?
Io ho incominciato tardi a scrivere, a 40 anni, e tendevo a buttarmi su quello perché era una novità. Ora sono tornato a cercare la musica perché non voglio lasciarla indietro. È molto più difficile far seguire il testo alla musica. Se scrivi prima il testo, poi la musica rischia di doversi adattare.

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