Interviste

Paola Cortellesi

Una carriera in ascesa continua quella dell’attrice romana, capace di passare senza sforzo tra teatro, cinema, musica e il suo impegno televisivo a Zelig.

L’occasione per fare quattro chiacchiere con lei ci arriva grazie all’uscita del film Nessuno mi può giudicare, per la regia di Massimiliano Bruno, una commedia in cui Paola Cortellesi interpreta il ruolo di Alice: «È una burina romana arricchita, sposata con il proprietario di un’azienda di sanitari e con un figlio. All’inizio del film lei resta vedova perché il marito ha un incidente e così scopre che la ricchezza su cui era basata la sua vita era fittizia. Si ritrova, dunque, in bancarotta senza soldi e persino nei guai con la legge perché aveva fatto da prestanome ad alcuni affari illeciti del marito, a sua insaputa ovviamente. Per farla breve, si trova costretta a cercare un modo per guadagnare i soldi per mantenere se stessa e il figlio, l’unica cosa che le rimane: si trasferisce in un quartiere popolare e multietnico di Roma come il Quarticciolo, dove si trova ad avere a che fare con un tipo di umanità che non aveva mai conosciuto prima. Dopo aver provato qualche mestiere, decide di provare a fare la escort e si fa aiutare da una ragazza, Eva, che aveva conosciuto durante una festa in casa sua organizzata tempo addietro dal defunto marito. Questa esperienza così estrema per una donna contribuisce chiaramente a un cambiamento personale che la condurrà a una nuova dimensione di vita, all’amicizia con alcuni personaggi del suo nuovo quartiere e, forse, anche a un nuovo amore con Raul Bova, proprietario di un internet point della zona». È piuttosto normale che la nostra attenzione si concentri sulla parola “escort”, mai così in voga come in questi ultimi mesi, ma Paola ci tranquillizza immediatamente: «Lo capisco bene, ma come puoi immaginare il film è nato ed è stato girato prima che il termine assumesse i contorni inquietanti di questi giorni. Nessuno mi può giudicare infatti è una commedia molto leggera e riesce, secondo me, a stare perfettamente in equilibrio tra il serio e il comico senza perdere mai di vista la trama di fondo». Il personaggio di Alice, dunque, assomiglia di più a una figura tragica che alla ragazza disposta a tutto cui siamo soliti associare il termine “escort” e si aggiunge a una galleria di personaggi, veri o fittizi, di una lunga carriera che l’ha portata a divenire una delle attrici (comiche o leggere, nell’accezione migliore del termine) più amate d’Italia. Impossibile, per esempio, dimenticare le sue parodie di Letizia Moratti, Daniela Santanché, Stefania Prestigiacomo, per citare le più recenti. «Sono due cose differenti, come puoi immaginare. Un personaggio frutto d’immaginazione come Alice mi permette una certa immedesimazione anche emotiva – il lavoro al cinema assomiglia molto a quello del teatro, con la prosa – mentre le parodie che hai citato tu sono l’esatto opposto. Si lavora proprio con il distacco più totale, perché la parodia non è un’imitazione – quella viene effettuata principalmente con la voce -, ma è il tentativo di cogliere certi aspetti di un personaggio, renderli caricaturali e inserirli in un contesto alieno e inedito, dove possono risaltare meglio. Per quanto riguarda Alice, è una donna costretta a una scelta avvilente, non per tutte evidentemente (ride), ed è ovvio che si crei una certa empatia». Come si può bene immaginare, dietro al suo talento naturale ci sono molto lavoro e un forte senso critico. «Di solito ci va parecchio tempo prima che una parodia sia pronta per debuttare in pubblico, deve essere convincente in ogni suo aspetto e va costruita bene, ma succede anche che esca di getto. Ad ogni modo, per scrivere un pezzo o uno sketch sono necessari parecchi passaggi intermedi: Io scrivo per me stessa ma ho anche un team di autori e collaboratori che lavorano con me da quando ho iniziato, circa quindici anni fa, siamo sempre gli stessi e ormai capiamo alla perfezione come far funzionare uno spunto e come affinare un’idea». Rispetto alla sua attività di attrice – a teatro, al cinema o in televisione -, il suo talento notevole come cantante resta quasi un segreto da mantenere con cura. «No, non è vero, è proprio una mia scelta personale. Agli inizi della mia carriera ho anche fatto la cantante, ma penso a me stessa soprattutto come a un’attrice. Polivalente magari e quindi capace anche di cantare, ma non è il mio mestiere. Sono molto intonata, ho un bell’orecchio, ma credo che per essere davvero una musicista o una cantante ci vogliano motivazioni particolari, un fuoco interiore, che io non penso di possedere. Non sono nemmeno capace di suonare uno strumento, quindi il canto è semplicemente una parte del mio lavoro, soprattutto quando mi cimento con il varietà, un tipo di spettacolo che amo molto». Oppure quando una grande artista come Elisa le chiede di collaborare… “È stato molto bello duettare con lei su Mad World, un pezzo che Elisa ha reinterpretato, ma anche in quel caso la mia partecipazione deriva da un lavoro che ho fatto come attrice nel video di quel brano. Anche in quel caso, la musica era subordinata alla mia vera passione».

 

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