Interviste

La metamorfosi dei Paramore: «Il tempo passa per tutti e ci cambia»

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Abbiamo incontrato i Paramore dopo il concerto del 10 giugno a Milano, e abbiamo parlato dell’ultimo disco omonimo, e di come sia nato dopo l’uscita dal gruppo dei fratelli Josh e Zac Farro (chitarrista e batterista, nonché fondatori della band), e di cosa si aspettano dal futuro. Ecco cosa ci hanno raccontato.

«Potrei essere arrabbiata / ma non vale la pena di discutere con te / e poi io sto andando avanti» canta Hayley Williams in un interludio dell’ultimo lavoro in studio dei Paramore. Sarebbe riduttivo catalogarlo come il loro quarto disco; questo è soprattutto il primo album senza i fratelli Farro – ai quali sembra essere dedicato a giudicare dai riferimenti (più o meno velati) presenti nella maggior parte dei testi. Ma quando si tratta di parlare apertamente della questione il chitarrista Taylor York glissa elegantemente, o se proprio deve citare uno dei due ex-membri della band non ha problemi a elogiarlo. Quando gli chiediamo come si trova nel nuovo ruolo di compositore risponde: «Sono terrorizzato! Josh (Farro, ndr) ha scritto delle canzoni stupende. E io – che a dirla tutta stavo benissimo al mio posto, perchè mi piaceva semplicemente suonare quello che lui scriveva – ora mi accorgo di avere sulle spalle una responsabilità enorme. So che sarà dura reggere il confronto, e questo mi spaventa». Ma a questo punto interviene una risoluta Hayley che taglia corto: «Non fate caso a quello che sta dicendo, è solo timido. Taylor è bravissimo!».

Il gruppo originario del Tennesse (un terzetto, perché il batterista “ufficiale” ora non esiste) ha attraversato un periodo di alti e bassi dopo il terzo album Brand New Eyes. La dipartita di Josh e Zac Farro li ha messi al muro: in sostanza si sono ritrovati a pensare seriamente a quello che sarebbe successo da quel momento in poi, ed è stata anche presa in considerazione l’ipotesi di mollare (il brano Last Hope fa esplicito riferimento a questo pensiero, e al barlume di speranza sempre presente). Come se non bastasse, hanno anche dovuto fare i conti con le accuse di una frangia di fan, che hanno digerito maluccio un singolo super-pop come Still Into You. Inutile negarlo: il suono dei Paramore si è evoluto non poco rispetto al passato. Basti pensare alle massicce dosi di funk in un pezzo come Ain’t It Fun, all’intenzione doo-wop di (One Of Those) Crazy Girls oppure all’arrangiamento di violini in I Hate To See Your Heart Break. Taylor non sembra così preoccupato, perché sente di avere fatto tutto in maniera molto genuina. «Credo che sia perfettamente normale che con il tempo vengano a galla alcune influenze che magari nessuno pensava che potessero esistere. Hayley cantava in una cover-band funk, mentre tutti e tre abbiamo sempre ascoltato anche musica molto più dolce di quella che suoniamo. Non è stata una congettura a tavolino, non ci siamo messi lì a pensare di comporre pezzi che non appartenessero al nostro stile; è venuto tutto naturale, e penso che sia giusto provare a tirare fuori quello che si sente dentro, anche se a volte si rischia di non incontrare i gusti di qualcuno».

Alla fine aveva ragione Hayley: York fa un po’ il timido e il modesto, ma da come si esprime su questo argomento piuttosto delicato appare evidente che la fiducia in se stesso non gli manchi. Forse un po’ di coraggio l’ha assimilato da uno come Justin Meldal-Johnsen, il produttore del disco che in passato ha lavorato con Nine Inch Nails, Beck, Crystal Fighters e M83; ma se di primo acchito viene da pensare che JMJ abbia messo il suo zampino prevalentemente in una traccia come Future (di sicuro il brano più sperimentale e alternativo dell’album), in realtà il suo ruolo è andato ben oltre. «Lui ci ha aiutati ad essere creativi – sostiene Taylor – ha tirato fuori il cuore dei nostri nuovi pezzi, senza cambiarli. Ci incitava a non darci per vinti solo perché una canzone non suonava come qualcosa dei Paramore».

E proprio questa self-confidence (in parte spontanea, in parte indotta) ha convinto i tre a giocarsi la propria ragione sociale come titolo per il nuovo lavoro. «Ne abbiamo passate tante insieme – sancisce la cantante – e sentivamo che fosse il momento giusto per ripartire. Crediamo molto in questo disco, riascoltandolo ci piace dalla prima all’ultima canzone, dai singoli agli intermezzi, dai brani più tirati a quelli più soft. Quasi tutti i pezzi provengono dalle ultime sessioni, ci rappresentano per quello che siamo ora; “se c’è un futuro lo vogliamo adesso!”, grido nel ritornello di Now. E questo è esattamente lo splendido futuro che ci immaginavamo». Anche se abbiamo a che fare con brani nuovi di zecca, i più accorti si saranno resi conto che il testo di Part II richiama esplicitamente quello di un pezzo contenuto in Riot! (Let The Flames Begin), riprendendo perfino le stesse identiche parole in più frangenti: «Si, l’argomento alla base dei due brani in questione è lo stesso. Parlano entrambi di questa sensazione di vuoto che ogni tanto mi assale – credo che capiti a tutti. E quando succede sento il bisogno di riempire i vuoti con altri vuoti. So che può sembrare pessimistica come visione della vita, ma d’altra parte vivere significa anche affrontare delle questioni scomode. Il testo di Part II affronta lo stesso tema di Let The Flames Begin, ma da un’altra prospettiva; ai tempi di Riot! non avevo neanche vent’anni… il tempo passa per tutti, e ci cambia!».

Tale affermazione (assolutamente incontestabile) sembra perdere parte della sua veridicità quando pronunciata da questa incantevole ragazzina dai capelli arancioni, che mentre sorride nella sua camicetta azzurra chiusa fino all’ultimo bottone sembra al massimo una liceale: “Mi dicono che sono un’icona, mi fanno notare quante teenager si colorano i capelli prendendomi come punto di riferimento, certe volte elogiano il mio stile. Ma la verità è che io mi sento una nerd, niente di più». Sono parole che suonano sincere; e solitamente quando la fiducia in se stessi e l’umiltà vanno a braccetto vengono fuori grandi cose. I Paramore hanno già dimostrato il loro valore, e con l’ultimo album (accompagnato dal convincente live del 10 giugno a Milano) hanno chiarito che l’allontanamento dei fratelli Farro – seppur a un certo livello traumatico – è stato abbondantemente digerito. Il futuro adesso appare tutt’altro che incerto.

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