Interviste

Per sempre ora: Onstage incontra Saturnino

Dopo l’intervista e la nostra recensione dello show, tocca alle parole del suo più fidato braccio destro, il bassista Saturnino Celani, che ci aiuta a comprendere ancora meglio Ora.

C’è voluto qualche tempo per metabolizzare il disco nuovo, contrassegnato da un forte uso dell’elettronica e da lunghi brani dance, e per scoprire e apprezzare un inedito live set che si è rivelato l’annunciato trionfo per Lorenzo. E dopo l’ennesima riconquista dell’Italia attraverso uno spettacolo innovativo e ricco di energia, Jovanotti e compagni sono persino sbarcati negli States, invitati da Eugene Hutz dei Gogol Bordello, curatore di uno dei palchi del Bonnaroo Festival. «Abbiamo suonato su quello più piccolo, ma con un cast di tutto rispetto, ed è stato fantastico. Direi che contava soprattutto essere lì e offrire il proprio massimo, cosa che siamo riusciti a fare. A volte ci si scorda che siamo principalmente musicisti, che tutta la sovrastruttura che ci circonda – palchi enormi, effetti speciali, costumi – non deve far perdere il senso di un show. Ecco, a Bonnaroo eravamo solo noi on stage, davanti a un pubblico di perfetti sconosciuti che dovevamo convincere. Posso dire con orgoglio che ce l’abbiamo fatta! Negli Stati Uniti e in quel genere di manifestazioni, a contare è solo la musica e penso che farebbe bene a un sacco di artisti italiani fare un’esperienza del genere, sia a livello di ego che di attitudine. Strumento a tracolla e via! Penso solo alla moda, qui da noi nasce già con una visione europea o mondiale, non vedo perché non debba succedere anche per la musica. Bisogna pensare in grande, a volte funziona; noi abbiamo un ufficio stampa negli Stati Uniti, lo stesso di Vinicio Capossela, Carmen Consoli e altri artisti interessanti e siamo intenzionati a proseguire sulla strada tracciata». Tornando alle nostre latitudini, vale la pena ribadire come lo spettacolo del nuovo tour di Lorenzo sia una delle cose più interessanti viste in Italia, con ampio uso del digitale, di immagini, di effetti speciali e una band in forma smagliante, nonostante le evidenti difficoltà nel trasferire sul palco gli umori elettronici dell’album. «Mai come questa volta abbiamo lavorato tantissimo in pre-produzione, cercando di capire dove volevamo andare a parare e come riprodurre fedelmente il disco sul palco. Devo dire che, stavolta, Lorenzo è rimasto fedele alla sua idea iniziale, pur ascoltando le nostre proposte con curiosità: non volevamo che diventasse un tour retrospettivo, soprattutto pensando all’album, che si intitola Ora, e quindi la scaletta doveva riflettere questa attitudine. Niente greatest hits con venti successi uno in fila all’altro e spazio alle atmosfere dei brani nuovi, senza dimenticare qualcosa di vecchio con un sound più attuale. Per fortuna abbiamo deciso di non forzare la mano con i medley, una cosa che proprio non mi convince, e lo dico da appassionato di musica. Sono stato a un concerto di Prince e a un certo punto ha accennato una serie infinita di pezzi, senza terminarne neppure uno! Uno sconforto incredibile».

 

ELETTRONICO MA UMANO

La fatica di trovare il giusto equilibrio ci era già stata confermata dallo stesso Lorenzo qualche mese fa. Raccontava: «Sarà il mio concerto più suonato in assoluto. Ci sarà molta elettronica, ma sarà tutta prodotta dal vivo, sul palco. Niente di preregistrato. È una sfida affascinante e alla fine vincerà la forza delle canzoni. I miei concerti hanno la coerenza del loro cantante, ovvero nessuna sul piano formale ma totale sul piano umano». Saturnino conferma le parole di Lorenzo e ci racconta anche qualche gustoso retroscena. «Il segreto dietro a questo affiatamento, secondo me, sta anche nel fatto che tutta la band è composta da persone di una generazione che considera l’elettronica come una vera meraviglia e non come la nemica del rock. Per noi le due cose sono complementari e infatti sono molto felice che un musicista come Trent Reznor abbia vinto l’Oscar per la colonna sonora di The Social Network. Nel gruppo abbiamo un elemento come Leo Di Angilla, l’acquisto più recente, che suona le percussioni ma usa anche moltissimi samples che poi riproduce live. Insomma, è un modo perfetto di unire vecchio e nuovo, percussioni e iPad, per creare qualcosa di inedito». Se vi capiterà di assistere a una delle prossime esibizioni live del gruppo – quando leggerete queste righe sarà appena ripartito il giro d’Italia a suon di musica -, non potrete sicuramente ignorare anche solo il puro aspetto scenico (e ludico) della faccenda, con i musicisti vestiti in maniera piuttosto… particolare! Ne sa qualcosa il bassista, inguainato in una splendida tuta color oro, di cui ci racconta l’origine. «Sai cos’è successo? A un certo punto Lorenzo ha mandato una mail a tutti per discutere appunto dell’aspetto scenografico, chiedendo a ognuno di noi di scegliere un personaggio mitico della propria adolescenza da poter incarnare sul palco. Io ci ho pensato un po’ su e poi ho scelto C1-P8, il robot di Star Wars. Da lì arriva la mia tuta dorata, dovevo cercare di assomigliare a lui e ricreare il personaggio sul palco (ride). L’idea era quella di impersonare dei supereroi, una cosa che non dista poi così tanto dal mestiere di musicista. In entrambi i casi, spesso ci si deve mascherare e interpretare un ruolo ben preciso, noi abbiamo deciso di giocarci un po’ su. Riccardo ha il mito del lottatore di wrestling, Cristian quello di Capitan Harlock e così via, ognuno di noi ha dato vita al proprio sogno adolescenziale. Ogni concerto, prima di cominciare a suonare, in camerino c’è un rito detto della “vestizione incredibile”».

 

TUTTA LA VITA IN TOUR

Se qualche riga fa Saturnino ci ha raccontato il segreto di una macchina da live rodata e perfetta, non si può sottovalutare un altro aspetto fondamentale di tutta la carriera di Jovanotti, ovvero il divertimento puro e semplice. Il gruppo sul palco ha l’aria complice di chi non smetterebbe mai di suonare, che sia al Forum di Assago o in un piccolo club. La musica è la benzina pura che fa girare il motore e quella non scarseggia mai: «Io ho un concetto molto americano della faccenda. Se ti scritturano per un musical, per esempio, tu suoni o reciti per sei mesi ogni sera e sempre col massimo impegno. Ecco, per me è così, io non smetterei mai di fare tour, starei sempre in giro, mi deprimo quando non posso salire su un palco. A volte gli amici fanno fatica a credermi, ma quando sono lì col mio basso e gli altri ragazzi del gruppo, io ritorno bambino. Non c’è niente altro che mi renda così felice». Il suo strumento a quattro corde accompagna Lorenzo da oltre vent’anni, un sodalizio artistico e umano che la dice lunga sull’affiatamento dei due musicisti. Saturnino è presente anche durante il lavoro in studio e anche prima, nei momenti cruciali in cui le idee prendono forma e nascono le canzoni di Lorenzo. «È una grande fortuna, lo ammetto, mi sento spesso come un’ostetrica in sala parto, alle prese con la nascita di un bambino. Il bambino, ovviamente, è il disco finito e io credo di avere la responsabilità, assieme agli altri collaboratori di Lorenzo, di farlo nascere nel miglior modo possibile, perfettamente sano, per continuare col paragone del parto (ride). Quindi la fase di gestazione è molto lunga, Lorenzo ci racconta le sue idee, ne discutiamo in maniera costruttiva, cercando di capire dove andare a parare e poi cominciamo a lavorarci in maniera intensa. Una volta nato, poi, tocca infine vestirlo per bene, con un arrangiamento che sia consono. Alla fine, è fondamentale che sia contento Lorenzo, che sia soddisfatto senza ripensamenti, noi siamo pronti a sostenerlo fino in fondo con un gioco di squadra. Tieni anche conto che il livello di stress di Lorenzo è molto più alto del nostro, perché il disco esce a nome suo, ci mette la faccia e la credibilità artistica. Dopo Safari è stata dura, quell’album era stato un successo incredibile di pubblico e critica, ma credo che Ora sia un risultato ancora più incredibile!». Lorenzo, il capitano della squadra dunque, quello con la fascia al braccio, il fuoriclasse che risolve la partita ma che necessita di un team perfetto alle spalle per rendere al meglio. «Diciamo che il suo team se l’è creato alla perfezione scegliendo con cura in base alle sue sensazioni personali. Io ero un musicista sconosciuto quando mi ha sentito suonare dal vivo, ero appena arrivato a Milano da Ascoli Piceno e avevo inciso le parti di basso di un disco di Gatto Panceri, non avevo certo un curriculum da poter mostrare in giro: abbiamo parlato tutta la serata dei nostri gusti musicali e, alla fine, mi ha invitato a suonare con lui in studio. Non me ne sono più andato…».

 

 

I CINQUE PEZZI PREFERITI DI SATURNINO

  1. Il resto va da sè (Capo Horn): secondo me ha una struttura armonico-melodica molto interessante e ci sono molto affezionato.
  2. L’ombelico del mondo (Lorenzo 1990-1995): questo è quello che gli americani definiscono un pezzo di world music. Potrebbe farlo chiunque tanto è forte, è un brano che cammina benissimo da solo; noi lo abbiamo suonato ovunque, una volta persino solo con basso e voce a Città del Messico e la gente l’ha sempre ballato senza problemi. È il nostro passaporto mondiale…
  3. Ragazzo fortunato (Lorenzo 1992): perché è un inno alla gioia, mi fa stare bene suonarla…
  4. Piove (Lorenzo 1994): mi piace la purezza con cui è nata. Eravamo fuori da un locale a Milano alle quattro di mattina e stava piovendo. Lorenzo, a un certo punto, ci ha chiesto di andare con lui in studio a provare un’idea e così abbiamo raggiunto Luca ed Enrico che erano ancora lì. In pochi attimi è nata Piove, Lorenzo ha composto il testo sul momento e penso sia una sue cose più belle in assoluto.
  5. Ho perso la direzione (Lorenzo 1992): ho suonato il contrabbasso elettrico su quel pezzo e ogni volta che lo riascolto mi viene in mente l’energia che c’ho messo nel suonarlo.

 

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