Interviste

Pino Scotto 2010

SCHOOL OF ROCK

Schietto, sfrontato e dannatamente genuino. Pino Scotto è un personaggio più unico che raro, uno di quelli che in Italia vengono facilmente liquidati con aggettivi tipo “folkloristico” perché le sue parole pesano come macigni e bisogna screditarle. Ci ha ospitato negli studi di RockTv per parlare del suo nuovo lavoro discografico, Buenasuerte, ma ha finito darci una lezione su cosa significhi veramente essere un rocker.

di Giorgio Rossini

Pino Scotto in concerto

Pino, in questi ultimi anni la tua popolarità è cresciuta grazie a RockTv, ma il tuo vero amore rimane la musica. Raccontaci com’è nato Buenasuerte. È nato in pochissimo tempo. I testi sono usciti di getto. C’è voluto quasi più tempo a correggerli, perché in origine erano più cattivi ma ho preferito togliere qualcosa altrimenti mi arrestavano. Volevo esprimere il malessere sociale, politico e umano nel quale questo paese è sprofondato negli ultimi anni. Buenasuerte in realtà è tutt’altro che un augurio, va inteso in senso ironico; è come dire “abbiamo voluto la bicicletta? e adesso pedaliamo!”. Musicalmente sentivo il bisogno di tornare alle radici dell’hard rock classico, quello fatto col cuore e con le palle, senza fronzoli. Voglio sottolineare che è costato solo 2.000 euro; lo dico perché voglio che i ragazzi sappiano che per produrre musica di qualità basta relativamente poco, non serve registrare a San Francisco con i più prestigiosi produttori e spendere centinaia di migliaia di dollari.

Gli ospiti prestigiosi non mancano. Sono pochi rispetto al disco precedente (Datevi Fuoco, nda). In realtà volevo fare tutto da solo, poi durante una serata nell’ambito del progetto Rezophonic ho conosciuto Caparezza e tutto è nato in maniera molto naturale. Proprio quella sera stavo scrivendo il pezzo (Gli arbitri ti picchiano, nda) insieme a Olly dei Fire. Michele (Caparezza, nda) lo sentì, gli piacque subito e nel giro di una giornata aveva già scritto il testo. Devo dire che lui è veramente un grande e posso assicurarvi che è molto più rock’n’roll di altri che fanno solo finta. Oltre ad essere un artista geniale è anche una persona stupenda, completamente trasparente.

La fusione con altri generi per te non è una cosa nuova, specie con il rap. È vero. Sono d’accordo con chi dice che il rock sta morendo. Se vogliamo farlo sopravvivere, dobbiamo contaminarlo, ma con intelligenza. Tutto è già stato scritto e non c’è più niente da inventare.

A livello di contenuti, il disco ricalca gli argomenti di Database. Rock Tv ti ha dato spazio e visibilità, ma tu certe cose le dici da tempo. Hai ragione. Fin da quando suonavo con i Vanadium e con i Fire Trails ho sempre detto quello che pensavo sul palco. Chi suonava con me aveva paura che questo potesse chiuderci le porte del successo, ma non me n’è mai fregato nulla perché non mi basta la musica, ci vogliono anche le parole. Tutto è collegato. Oltretutto l’Italia di oggi si presta drammaticamente al disagio, che infatti è piuttosto diffuso. In Italia la situazione è tragica. Ti sembra normale che il tg più credibile sia Striscia la Notizia? Lo Stato non fa il suo dovere, ci hanno sempre raccontato balle e il minimo che possiamo fare è ribellarci. Ma non è così scontato: pensa che Beppe Grillo, per il suo movimento, ha recentemente chiesto appoggio a molti artisti, tra cui alcuni dei più grossi nomi del cosiddetto rock italiano, quelli che riempiono gli stadi, quelli da cui ti dovresti aspettare che si facciano portavoce di valori come la giustizia e il rispetto. Vuoi sapere gli unici che l’hanno appoggiato chi sono stati? Io e i Negrita. Gli altri se la facevano sotto. Ma di cosa hanno paura? Questi hanno i soldi che gli escono dalle orecchie. Ce li avessi io i mezzi e le risorse che hanno loro…

Cosa faresti? Gli farei vedere come si fa la vera musica. Io, con i pochi mezzi che mi ritrovo, ci provo. Nel nostro piccolo (Pino è co-editore di un’etichetta discografica indipendente, la Valery Records, nda) cerchiamo di dare spazio a giovani musicisti emergenti, ma facciamo fatica, ci mancano le risorse. Se potessimo giocare ad armi pari con le major, le faremmo sparire. In giro ci sono tantissimi musicisti di talento, gente con le palle, ragazzini di 16 anni che sanno scrivere musica e stare su un palco, e non mi riferisco solo al rock. Mi piacerebbe produrli tutti ma ci vogliono molti soldi.

Ormai non sei più giovanissimo. Da dove tiri fuori tutta questa energia, tutto questo entusiasmo? Non conta l’età, ma la testa, la passione che hai dentro, la felicità di fare nella vita quello che hai sempre sognato, cioè vivere di musica. Tempo fa’ ho visto un’intervista a Vasco: parlava del jogging come preparazione ad un tour di 8 date. Ma vai in fabbrica! Io scaricavo i camion tutti i giorni, e uscivo la sera dopo una giornata di lavoro per andare a suonare, questi nella loro vita non hanno mai fatto niente. Io ho dovuto lottare, ma alla fine ce l’ho fatta e questa è la dimostrazione che Dio esiste. In Italia poi è ancora più difficile; qui si premiano solo puttane, ladri e papponi. Ci vogliono tutti allineati, come le pecore. È sempre stato e sempre sarà così. Perché a quelli che comandano fa comodo un popolo di pecoroni e ignoranti. E pensare che basterebbe andare a leggersi il blog di Grillo per capire tutte le balle che continuano a raccontarci. Ma il problema è la gente, siamo noi. La gente è disposta a vendersi l’anima per quattro soldi o per una figa. Ma noi dobbiamo continuare a combattere questo, a dire quello che pensiamo, a non farci tappare la bocca.

Commenti

Commenti

Condivisioni