Interviste

I Placebo presentano Loud Like Love: «Il pop è sempre stato nel nostro sangue»

Placebo Loud Like Love

Il bassista dei Placebo Sefan Olsdal ci ha raccontato del nuovo album Loud Like Love e di come non ha senso vergognarsi di ciò che li ha ispirati.

E meno male che non c’era niente di pianificato. Leggenda narra che i Placebo volessero semplicemente registrare qualche pezzo per un ep o un eventuale Greatest Hits, solo che una volta in studio di sono resi conto che il materiale era abbastanza da farci un intero disco – il settimo della loro carriera. Ma non è tutto. In contemporanea con l’uscita dell’album si sono pure inventati la Loud Like Love Tv, un evento della durata di quasi due ore trasmesso in diretta mondiale su YouTube in cui succede di tutto: esibizioni live, collegamenti con Tokyo e Los Angeles, sketch, considerazioni sui nuovi pezzi, interviste con il produttore e con il cover artist, interazioni con i fan via webcam. Un nuovo metodo per lanciare il prodotto, nato da un’idea dello staff accolta con entusiasmo dalla band – i cui membri si sono mostrati perfettamente a proprio agio anche nei ruoli di pseudo-attori e conduttori. «A dire il vero è stato un altro lavoro! – commenta Stefan Olsdal – In certi momenti mi sono ritrovato a pensare chi ce l’avesse fatto fare… ma sono decisamente contento di come sia andata, è stato un esperimento convincente. Penso che almeno la metà di quello che si vede nello show non sia mai stato fatto prima, e bisogna tenere a mente che viviamo in un mondo che si basa sulle idee. Mi è piaciuto fin dall’inizio il concetto di fare una cosa del genere il giorno del lancio del disco, mi piace il fatto che sia avvenuto in diretta e che sarà per sempre disponibile in rete. Le persone vengono ai nostri concerti e ascoltano la nostra musica, ma non hanno la possibilità di conoscerci; un documentario come questo mostra alcuni lati dei nostri caratteri che probabilmente nessuno s’immagina. È stato faticoso ma anche divertente, e spero che ci abbia in qualche modo avvicinati al nostro pubblico».

Intorno alla mezz’ora dello show Brian Molko e Stefan Olsdal intervistano un timidissimo Adam Noble, il produttore di Loud Like Love; è anche grazie a lui che le sessioni di registrazione si sono prolungate e hanno portato alla registrazione del nuovo album. I Placebo amano cambiare, visto che ognuno dei sette dischi degli inglesi porta la firma di un produttore diverso: «Abbiamo cominciato a lavorare con Adam su un paio di pezzi, e la relazione si è rivelata interessante e ci ha ispirato molto. C’era feeling. Così, quasi per caso, a un certo punto ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti ‘Hey, qui stiamo facendo un nuovo disco!’. In verità non sappiamo nemmeno noi perché cambiamo produttore ogni volta che entriamo in studio; non è una questione di preferenze, non c’è una singola persona con la quale abbiamo lavorato che non ci sia andata a genio. È solo che siamo istintivi, e quest’ultimo episodio lo conferma».

Nel mezzo della chiacchierata c’è anche una considerazione di Brian che incuriosisce; il leader dei Placebo ammette senza problemi che i cambi di accordi di Hold On To Me prendono spunto da un famoso brano di Rihanna (Umbrella).  «Il pop è sempre stato nel nostro sangue. Personalmente ascolto musica pop sin da quando ero bambino; Blondie negli anni 80 ha significato tanto per me. Prendi anche il giro di piano di Too Many Friends, che come abbiamo puntualizzato in Loud Like Love Tv ricorda Total Eclipse Of The Heart di Bonnie Tyler. Credo che l’unico modo vincente per approciare la musica sia scrivere quello che per te suona giusto, senza imbarazzarti di fronte a ciò che ti ha ispirato. Puoi trovare spunti interessanti in tutto; non serve a nulla farsi paranoie, tentare di nascondere o vergognarsi».

Nonostante Stefan sia fermamente convinto del valore di Loud Like Love, gran parte dei critici musicali la pensano diversamente. Hanno accusato la band di essere la parodia di sé stessa e di avere appesantito le canzoni rivestendole di arrangiamenti sfibranti. «Siamo tutti critici, io stesso lo sono. So che qualche giornalista non ha apprezzato il disco, e probabilmente perfino una parte dei nostri fan avrà qualcosa da dire. I miei migliori amici, che sono persone sincere, mi hanno confessato che ci sono certi brani di Loud Like Love che proprio non capiscono. E’ umano. Se dovessimo fermarci ogni due per tre a considerare cosa potrebbe piacere e non piacere a ogni singolo individuo finiremmo per snaturare il nostro lavoro, sarebbe un vero e proprio suicidio. Quello che posso dire a chi non ha digerito l’album è qualcosa di estremamente semplice: i nuovi pezzi hanno l’identità, il suono, la lunghezza e le ripetizioni che secondo noi dovevano avere. Non serve essere degli intellettuali per capire questo concetto: abbiamo fatto quello che credevamo giusto, senza porci domande superflue. Un tempo forse la cosa mi avrebbe toccato più profondamente. Ti confesso che alcune recensioni negative del passato mi ronzano ancora in testa e mi hanno urtato. Ma maturando impari anche a tenere le distanze da tutto questo. Come ti ho detto poco fa, la cosa essenziale è scrivere quello che senti, il resto sono solo parole».

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