Interviste

Primo Maggio a Roma: «Skin incarna il rinnovamento del Concertone. Crediamo alle idee e non agli steccati»

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Alla vigilia del Primo Maggio abbiamo intervistato Massimo Bonelli, leader di iCompany, che quest’anno organizza il Concertone di Roma insieme a Ruvido. Credevamo di trovare un attento pianificatore, abbiamo trovato un romantico ambizioso.

ROTTURA E CORAGGIO
Parlando delle condizioni in cui versa la musica italiana si resta sempre lì: il mercato, i mille mutevoli modi in cui influenza contenuti, contenitori e strade per veicolare entrambi. E connessione con la realtà. Prendete il Concertone del Primo Maggio. La sua storia, le istanze che lo hanno creato. E le critiche che gli sono piovute addosso. Cambiare non è mai facile, specie nel nostro Paese.
Finché non ti imbatti in qualche ostinato e credibile sognatore. Massimo Bonelli ha 42 anni e alle spalle una vita di esperimenti: voce e anima dei salernitani Alibia, non si accontenta degli orizzonti del musicista impegnato, e inizia molto presto ad allargare il compasso, cimentandosi in moltissimi altri segmenti della filiera musicale, «perfino quello editoriale. Non l’avrei mai creduto, eppure…». Eppure negli anni il compasso si allarga sempre di più e – tra le più disparate esperienze di  produzione discografica, management e organizzazione di eventi – nel 2014 si ritrova, con la sua iCompany nientemeno che a capo dell’organizzazione del Concertone di Roma, coadiuvato da Ruvido Produzioni: «Mantengo un approccio da musicista. Per me il Concertone è sempre stato un rito mitico, e la possibilità di contribuire a rinnovarlo mi sembra ancora un sogno».

1MNEXT, IL LABORATORIO
«Sarà un Primo Maggio di rottura e coraggio. E quindi di dialogo» ha raccontato. Il primo risultato di questo nuovo approccio, nonché la più evidente novità, è stata senz’altro 1MNEXT. «Un’idea di per sé semplice, ma in piena evoluzione. Un seme gettato negli anni passati, quando sotto il nostro scouting sono passate molte realtà che poi hanno iniziato cammini felici. Penso a Mahmood e, soprattutto, ai Kutso, che oggi è una gioia ritrovare così cresciuti. Volevamo essere per loro palestra e detonatore, e abbiamo fatto la nostra parte». Ora però il congegno si è affinato, con l’idea di creare dei veri laboratori creativi che durino tutto l’anno. Un punto cruciale: spesso il modus operandi del formato-talent ha fatto grandi promesse  – spesso disattese – agli artisti, ma rigorosamente dopo la loro affermazione. Qui Massimo si accalora: «È proprio la situazione che vogliamo evitare: abbiamo iniziato mantenendo assolutamente aperte le finalissime di 1MNEXT e proseguiremo seguendo gli artisti da dopo il Concertone, ma il prossimo passo è già in costruzione» E arriva la vera notizia: «Ancora niente è definito, ma con Rai condividiamo il progetto di trasformare il report di questi laboratori annuali in una trasmissione televisiva che possa emanciparsi dalla formula del talent, raccontare storie e provenienze degli artisti e spronarli a sperimentare. Non sarà facile, ma cos’è la vita se non si persegue un sogno?»

IL VALORE DEL DIALOGO
Ma non sarà un Primo Maggio di sola rottura. «Sarebbe facile, ma poco lungimirante. Siamo già fin troppo divisi. Così come abbiamo sempre salutato con grande gioia la nascita dei Primo Maggio “alternativi”, augurando loro tutto il meglio, allo stesso modo con quelli che potrebbero sembrare i nostri “concorrenti” abbiamo tutta l’intenzione di dialogare. Coi talent, proponendo loro un’altra via, ed estrapolando dagli altri contenitori tutta la linfa e l’attenzione al sommerso». È la direttrice su cui si muove l’intesa con Area Sanremo: «Qualunque iniziativa rechi il nome “Sanremo” si porta dietro una storia tanto gloriosa quanto onerosa. Inoltre, il Festival e il Concertone hanno in comune la singolare sorte di ricevere critiche alquanto simili. Sulla base di questi presupposti, coi ragazzi di Area Sanremo è stato molto naturale iniziare ad interloquire: loro sono e vogliono essere “il Sanremo alternativo”, e con noi condividono l’intenzione di essere un piccolo virus sano, un’anomalia che si insinua nel sistema. E che al Bello ci si può sempre riabituare.» Uno slancio corre nella voce nel citare il primo risultato di questa collaborazione, l’esibizione di Miele, alla seconda grande passerella dopo Sanremo: «Siamo felicissimi che al concerto di quest’anno sia proprio lei a rappresentare il Festival. Il suo talento è la migliore dimostrazione possibile delle nostre intenzioni». Nonché l’unica: a parte la cantautrice nissena non ci sono altri rappresentanti dell’ultima kermesse sanremese. «Un dato significativo: indica le distanze attuali tra questi due mondi. E quelle che colmeremo».

DALLE RECLUTE AI VETERANI
E i “grandi”? Alcuni nomi erano nell’aria, ma il cast appare anche qui figlio della stessa ricerca di connessione. Faccio l’esempio degli Skunk Anansie, Massimo concorda entusiasta: «Esatto! Skin è per noi un simbolo di questa trasversalità: vocal coach televisivo e portavoce tra le più credibili di sempre del rock alternativo. Oltre che, naturalmente, artista strepitosa. Questa è gente che ha capito molto prima di noi l’importanza di rimuovere gli steccati». E commistioni inedite che promettono sorpresa e sperimentazione. E qui qualche nome ci scappa: «Le abbiamo molto cercate. Sia per contrasto che in continuità: per gente come Gazzè o Marlene Kuntz che promettono uno spettacolo assolutamente in linea con le proprie storie, c’è un Vinicio Capossela dal cui incontro coi Calexico avremo tante cose belle. E poi i Perturbazione oramai rodatissimi con Andrea Mirò, o Matteo Gabbianelli dei Kutso che incontra Roberto Angelini e la Med Free Orkestra, Tullio De Piscopo che è il virtuoso di sempre, o ancora Gary Dourdan con Nina Zilli».

MESSAGGIO E AGGREGAZIONE
Ma si sa: non è Primo Maggio senza un richiamo sociale. È l’unico momento della nostra chiacchierata in cui, dopo tanto spingere all’attacco, Massimo e iCompany rientrano con un pizzico di prudenza nella propria metà campo. Sembra di cogliere un po’ di paura di sbilanciarsi troppo, ma la questione è sottilmente diversa: «L’abbiamo detto finora: crediamo alle idee, non agli steccati. I sindacati hanno colto con noi lo spirito unificante di questo approccio, e lo condividono. E poi non c’è bisogno di farne un discorso politico: il tema dell’occupazione giovanile è talmente trasversale che parla da solo. Al resto penseranno la bravura e la leggerezza di un anfitrione come Luca Barbarossa. Da lui ci aspettiamo molto». Buona fortuna, Primo Maggio. Roma, Taranto, Milano, tutta Italia che sia, ne avrai bisogno. Ma sembra proprio che tu sia in buone mani.

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