Interviste

Rabbia. Biografia orale di Cristiano Godano – Marlene Kuntz

L’ottavo disco dei Marlene Kuntz si intitola Ricoveri virtuali e sexy solitudinied è pubblicato da Sony Music. Una scelta importante che segna il ritorno a quel sound rock momentaneamente accantonato con Uno (2007). Un ottimo lavoro, energico, avvolgente, che si porta dietro – però – la “rabbia” di Cristiano Godano.

di Marcello Marabotti

Partiamo dal titolo, curioso e complesso: perché avete scelto queste “immagini” così lontane fra loro? Cercavo un titolo che fosse lungo e d’impatto così ho pensato di unire due immagini forti, come “ricoveri virtuali” e “sexy solitudini”. Penso che la solitudine non sia negativa in sé, ed è il tema della canzone Io e me: se escludiamo la cosiddetta terza età, la solitudine può essere una condizione positiva. Poi un termine come “sexy” aiuta a stemperare la tensione creata da quel ‘ricoveri virtuali’, emblema dei non-luoghi dove possono dilagare l’insensibilità e altri aspetti negativi dell’uomo.

Ascoltando l’album, l’impressione dominante è che vi sia un filo conduttore che lega le canzoni. Un sentimento forte, uscito come una necessità. Ad esempio, un verso di Pornorima recita: “Che pensino a scopare/ i farisei dell’indie-rock/ le anti-sbrodoline snob/ gli alternativi a pacchi e stock”. Quali sensazioni racchiude il disco? Erotismo e rabbia sono le componenti che caratterizzano il progetto che si cela dietro a Ricoveri virtuali e sexy solitudini. L’erotismo, che noi esibiamo in maniera provocatoria, mai volgare, è un argomento dominante nelle nostre vite e qualsiasi autore ci si deve confrontare. Il sesso è predominante oggi, soprattutto su internet.

Perfetto. Ma la rabbia? La mia rabbia arriva dall’idea che stiamo accettando la deriva della musica facendo dischi gratis. È terribile, viene da chiedersi: “perché dovrei impiegare quattro mesi della mia esistenza per un progetto che nessuno comprerà?”. Ma non è solo questo. È una rabbia composita che confluisce in un fiume fatto di amarezza. Non ce l’abbiamo con nessuno in particolare, ma il contesto della musica indie è un mondo per cui oggi proviamo disaffezione, perché l’amore per la musica è greve, non c’è humour e non si capisce che dietro al progetto c’è un programma. All’estero c’è un pubblico più preparato con una preparazione culturale diversa. (Cristiano si riferisce ad alcune polemiche che hanno riguardato i Marlene, accusati di aver perso l’indipendenza di una volta, nda)

Perché il conflitto tra mondo indie e mainstream è così forte in Italia? In Italia abbiamo l’attitudine a massacrarci. Certe critiche non hanno senso: noi lavoriamo, e non poco, per mantenerci a questi livelli. Voi media dovreste far capire questo aspetto al pubblico. Della nostra professione vengono sottolineati solo i privilegi. Il nostro è un lavoro meraviglioso, ma attenzione a banalizzarlo, perché rimanere on stage vent’anni comporta sacrifici che non tutti sono capaci di sopportare.

Ricoveri virtuali e sexy solitudini è un disco rock, oscuro e solare allo stesso tempo. Musicalmente, dove nasce questa scelta? Ci siamo idealmente collegati con la parte finale del tour di Uno: avevamo voglia di catturarne l’energia. Siamo soddisfatti, merito anche della produzione di Howie B. Un personaggio fantastico che ha valorizzato il nostro suono e, soprattutto, ha capito il potenziale sensuale dei Marlene in termini di groove.

La produzione è sorprendente: di norma, la sua presenza si fa sentire molto. Qui, invece, sembra esser partito dal vostro suono e il risultato è un disco non elettronico o freddo, quasi il contrario… È stata una sorpresa. Howie è un produttore, un dj fondamentalmente elettronico: era interessato alla performance e il risultato è stato un suono molto caldo, al contrario di Beautiful. Questo perché in sala prove abbiamo lavorato come una volta, provando moltissimo per riuscire ad arrivare a un risultato che avesse le esatte sensazioni che stavamo cercando.

Avete realizzato insieme ai Masbedo (duo di video artist che hanno esposto alla 53esima Biennale di Venezia, nel 2009) un progetto video – presentato fuori programma al Torino Film Festival – che coinvolge anche il singolo Paolo anima salva, girato in Islanda. Perché avete scelto proprio questa location? Per il mood dei pezzi? Con i Masbedo abbiamo girato un progetto visivo in quattro atti che coinvolge altrettanti brani del disco – Piacere speciale, Io e me, Paolo anima salva(primo singolo) e Vivo – girati interamente in Islanda. Questa terra è l’emblema del concept che si cela dietro all’album: è una landa tersa e disabitata, perfetta per rappresentare la solitudine dell’individuo trasmessa dal disco.

Nei ringraziamenti c’è una citazione per Samuele Bersani. Perché? È un aneddoto legato al video di Paolo anima salva: Samuele è amico dei Masbedo, aveva fatto un viaggio con loro proprio in Islanda e quando abbiamo pensato di girare là, lui ha voluto partecipare. La cosa fantastica è stata la sua semplicità nel mettersi a disposizione del progetto dando una mano per le riprese.

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