Interviste

Raige: «Il nuovo album è diverso, non mi interessa fare musica usa e getta»

raige-nuovo-album-2016

Raige è diventato grande. E si riscopre Alex, un trentenne che ne ha passate tante nella vita ma che ha ancora fame e voglia di buttarsi in questo mondo frenetico. Lo fa raccontandosi senza filtri nel suo nuovo album di inediti, Alex appunto, in uscita il 9 settembre per Warner. Un progetto viscerale, dal sound fresco e internazionale, che segna un cambiamento personale e professionale del cantautore torinese. La scrittura si è fatta più decisa e matura, in bilico tra poesia e cruda verità. Undici canzoni per togliersi di dosso paure e insicurezze, tra colpi di rap e carezze pop, fino a scavare nella sua anima e toccare il cuore di chi le ascolta. Un lavoro intimo e finalmente libero, per mostrarsi per quello che è davvero, senza badare alle regole, senza più inutili paranoie. Ecco cosa ci ha raccontato.

DA RAIGE AD ALEX
«Ho iniziato nel 2007, ottenendo subito un gran successo con il disco Tora Ki, considerato uno dei 10 album più influenti del rap italiano. Poi sono arrivati altri album e singoli importanti. Ora, dopo due anni di duro lavoro, torno con Alex, un progetto decisamente diverso, in cui mostro le ferite del passato ma anche i traguardi conquistati. Perché ho deciso di cambiare passo? Per un’urgenza interiore, perché a una certa età è normale trasformarsi. Si cresce, si matura. Chi mi conosce e mi segue dagli inizi, lo sa: non mi interessa fare musica usa e getta, non seguo le logiche di mercato, pur avendo firmato con una major. Il mio approccio è questo, il mio modus operandi c’è e ci sarà sempre. La mia filosofia è: ‘un giorno vivi, un giorno scrivi’. Di conseguenza quello che sei, è quello che tu metti in un lavoro, a meno che il tuo non sia un personaggio costruito. A me piace pensare di essere un’alternativa nella musica italiana».

CANZONI COME CAPITOLI DI UN FILM
«In Alex ci sono brani che ognuno può far propri mentre li ascolta. Ad esempio, Dove finisce il cielo è stata scritta per mia madre che purtroppo è venuta a mancare. Un pezzo cupo, uscito volutamente in un periodo di spensieratezza e leggerezza come l’estate. Un brano molto personale e intimo in cui però ciascuno può trovare un frammento di sé. Per questo nel testo non ho inserito nomi specifici. Pensa che ho ricevuto 1500 tag su Instagram da parte di fan che hanno pubblicato foto di amici o di parenti che sono scomparsi, citando proprio la mia canzone. Ecco, questo accade perché scrivo anche con l’intento di arrivare a tutti».

TRA RAP E POP
«Se facessi un disco totalmente rap, non ci sarebbe niente di più pop in questo momento. La mia personalità viene fuori sempre nelle mie canzoni e nel mio modo di fare musica. Rispetto al passato, nel nuovo album c’è più leggerezza nell’approccio. Mi faccio meno problemi. Là dove pensavo ci andasse il rap, ho messo il rap. Là dove ho immaginato il cantato, ho messo il cantato. Senza paranoie. Per una questione di onestà intellettuale nei confronti di chi mi ascolta dal primo disco, ho deciso di farmi cambiare di categoria su iTunes. Ci vuole modestia, ascoltando il parere di chi mi segue, ma anche onestà, per sentire chi sei tu, o chi sei diventato.  E serve una buona dose di coraggio, per sperimentare, uscire dai confini. Trovo incredibile che in Italia l’unico artista innovativo  che abbiamo, che tra l’altro stimo tantissimo, sia Jovanotti che ha 50 anni».

UN DISCO PER RACCONTARSI, GUARDANDO AL FUTURO
«Il brano Perfetto, contenuto in Alex, nasce per raccontare gli episodi di bullismo che ho subito alle medie, quando pesavo 120 chili. Poi ho capito che la perfezione è un’illusione. Un disagio da cui ho imparato a trarre forza. Soffrire mi ha reso ciò che sono. E poi è un tema che non è mai inflazionato, sempre attuale. Quando scrivo mi sento solo come uno stronzo, sto veramente male, con tutte le paturnie interne che mi lacerano. Ma non scrivo per insegnare agli altri. Mi stanno sul cazzo le persone che fanno i professori. Io, a 30 anni, lo dico fieramente: non ho ancora capito niente della vita. Nessuno di noi cambierà il mondo con una canzone, ma se cambi il modo di guardare il mondo, stai già facendo qualcosa. È questo ciò che conta. C’è tanta musica usa e getta, soprattutto per colpa di Internet, che ha reso le persone tutte uguali. Preferisco fare 10 milioni di visualizzazioni in un anno piuttosto che un milione in una settimana. Perché significa che quello che stai facendo cresce e dura nel tempo».

DIREZIONE SANREMO?
«Sto lavorando a un romanzo per raccontare la storia della mia famiglia, che è davvero particolare. Sono un gran pignolo, lo sto componendo come vorrei leggerlo. Non sono di certo Neruda e sono solo alla prima stesura, ma già a buon punto. Dopo il tour negli store, con tanto di live acustico ad ogni tappa, ci saranno 7-8 concerti veri e propri nei club italiani, durante l’inverno. Oltre alla solita formazione porterò sul palco un chitarrista e un pianista. Faccio musica dal vivo solo con le persone che sento amiche e con cui lavoro da sempre. Ho davvero tanti progetti in cantiere. Molti mi chiedono se andrò al Festival di Sanremo. Dico soltanto che presto riceverete non una, ma ben tre notizie bomba. Ci sono tante belle cose che mi riguardano e che arriveranno gradualmente nei prossimi mesi. Ora mi concentro sulla promozione di Alex. Sono stato fermo due anni, avrei potuto battere il ferro finché era caldo, grazie ai due singoli che sono andati benissimo. Ma non è nel mio DNA fare così. Ho preferito seguire la scia del cambiamento interiore. Ed essere me stesso».

Commenti

Commenti

Condivisioni