Interviste

Renzo Rubino, passa per Roma il tour 2014: «Il successo non esiste»

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È la rivelazione del cantautorato italiano che piace anche al pubblico di Sanremo. Più maturo dell’età anagrafica, Renzo Rubino ha le idee molto chiare e questa sera si esibisce a Roma. Foto di Diego di Guardo. Intervista tratta da Onstage Magazine, maggio 2014.

Partiamo dalle sette date in programma a maggio in altrettante città importanti. So che i tuoi non sono semplici concerti.
Abbiamo già fatto tre eventi a Napoli, Firenze e Martina Franca per oliare i meccanismi. La mia musica si sposa molto bene con lo spettacolo e con il teatro, oltre alle canzoni ci sono micro-monologhi e intermezzi creativi. Tutto il contorno dello show è importante, inclusi i costumi di scena e le scenografie che utilizzeremo. Insomma non si esce indifferenti da un mio concerto, anche perché cerco di veicolare le emozioni con linguaggi diversi. Il mio non è uno spettacolo palloso, è piuttosto un film di Walt Disney in 4D!

E’ una tipologia di show che mantieni dai tuoi esordi con Parafrasando?
La formula si è sicuramente evoluta negli anni ma ci sono punti in comune. Parafrasando ce lo eravamo inventati io e Fabrizio, il mio bassista, nel 2008 quando ci esibivamo nei night club mentre le signorine si spogliavano. Di sicuro questa gavetta ci è servita parecchio, ci sentiamo un po’ dei veterani nonostante siamo solo da un anno nel giro che conta.

In effetti sembri tutt’altro che un giovane senza esperienza.
Ho 26 anni ma vado orgoglioso di quanto ho già fatto. Il mio approccio è sempre stato genuino e improntato a una profonda verità verso la musica stessa. Volendo si potrebbe definire un modo egoista di intendere quest’arte, d’altra parte anche Gesù Cristo ha detto “Ama il prossimo tuo come te stesso”, quindi io per far star bene il mio pubblico devo stare bene per primo, sentirmi coerente con ciò che scrivo e ciò che canto. E’ giusto cercare di raggiungere il pubblico più ampio possibile, ma non penso che si debbano comporre canzoni apposta per le radio oppure mettendo in secondo piano la propria espressività artistica. Per me questo è un elemento fondamentale.

E infatti anche sul palco di Sanremo non ti sei certo snaturato.
In questo caso penso sia corretto invece parlare di inesperienza e anche di un pizzico di incoscienza. Quando ho presentato Il postino lo scorso anno, ho pensato solamente in un secondo momento al fatto che il messaggio potesse essere non colto immediatamente da quella tipologia di pubblico. Diciamo pure che l’attenzione che si è creata su di me grazie a questo brano mi ha dato una grossa mano a livello mediatico. La mia incoscienza iniziale si è sostanzialmente rivelata coraggiosa: non mi sono fatto condizionare dal palcoscenico che mi ospitava.

Quest’anno, oltre a essere arrivato terzo, hai ricevuto un premio importantissimo.
Hai ragione. Aver ricevuto il premio per il Miglior Arrangiamento assegnato dall’Orchestra di Sanremo per Ora è stata un’emozione immensa. Sapere che i Maestri dell’Ariston abbiano conferito un riconoscimento del genere a un poveretto, che ha sempre scritto per sfogarsi e per necessità, è stato qualcosa di meraviglioso. Mi sono commosso e ho condiviso la soddisfazione anche con i miei compagni d’avventura.

Ma con tutti questi avvenimenti positivi che ti hanno travolto nell’ultimo anno, non senti addosso troppa pressione?
No, perché fondamentalmente il successo non esiste. E’ la parola stessa che lo dice, è qualcosa che è già successo. Ogni tanto avverto un po’ d’ansia nel rispondere ai discografici che hanno esigenze diverse dalle mie, visto che le vendite dei dischi sono sempre meno. Tuttavia non tradirò mai la mia voglia di vivere e di divertirmi con la mia musica. Sono tuttora in una fase creativa, anzi sto già pensando al nuovo album!

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