Interviste

Max Bucci del Rock In Roma: «Grandi concerti a prezzi contenuti, questo è il nostro segreto»

Tra le manifestazioni estive più importanti dell’estate italiana c’è il Rock In Roma, che quest’anno è stato inaugurato dal concerto dei Green Day il 5 giugno. A un mese dall’inizio, e in attesa dei live di luglio, abbiamo fatto quattro chiacchiere con Max Bucci, uno degli organizzatori.

Rock In Roma intervista Max Bucci

Il Rock In Roma ha fatto breccia nei cuori dei romani e non solo. Per cosa si distingue nel panorama nostrano?
Una delle caratteristiche più incisive è stato fin da subito il prezzo nella media più basso dei biglietti: per i live di una certa caratura non siamo mai arrivati ai 70/80€ che si trovano spesso in giro. Per esempio, per concerti come quello di Mark Knopfler di quest’anno si spendono circa 40€, una cifra impossibile da trovare altrove, anche in Europa. E infatti circa il 35% dei nostri biglietti sono venduti all’estero: arrivano fan da Francia, Spagna, Israele e perfino Argentina. Così inoltre le persone possono venire a vedere non solo i loro beniamini, ma anche chi semplicemente li incuriosisce.

E come ci riuscite?
Avere un calendario così lungo nella stessa location ci permette di abbattere numerosi costi rispetto alle singole date o ai tour itineranti – i biglietti per il live di Zucchero per esempio sono i meno cari di tutta la sua tournée – ma paghiamo tutto noi perchè questo è un festival interamente prodotto e organizzato da me e Sergio, quindi due privati, con l’appoggio degli sponsor, in una struttura che affittiamo. E’ una scelta che abbiamo fatto perché la macchina organizzativa di una rassegna così ampia e che si svolge in due mesi non può aspettare le tempistiche della burocrazia pubblica.  Perciò paghiamo tutto, dalla promozione agli artisti ai vari addetti ai lavori, contando solo sulle nostre forze. Ci assumiamo un grandissimo rischio.

Il calendario è diventato sempre più prestigioso e il pubblico sempre più numeroso. Come vi siete mossi per andare incontro alle esigenze di chi arriva alle Capannelle?
Al vero e proprio villaggio che sorge attorno alla struttura – e che fa sì che la gente venga qui anche per passare una bella serata, non solo per assistere a un concerto – abbiamo affiancato alcune iniziative per migliorare la ricettività e renderlo più ecosostenibile. Grazie ad accordi di partnership, offriamo una navetta che per soli 3€ collega l’Ippodromo con il centro città (ed è disponibile fino a tarda notte), un’App per organizzarsi con il car pooling, sconti sulle tratte ferroviarie ad alta velocità e treni gratuiti che riportano alla stazione di Tiburtina e a Ciampino nelle sere dei live principali.

Come avete costruito il programma di questa edizione?
Quest’anno abbiamo lasciato maggiore spazio alla matrice rock originaria che è anche nel nome della manifestazione, mentre in alcune edizioni passate abbiamo fatto qualche puntatina in più verso il pop e l’elettronico. Ci siamo concentrati sul rock in tante sue varianti e ci prepariamo ad accogliere fan di tutte le età, da quelli giovanissimi dei Green Day a quelli più maturi di Neil Young.

C’è un evidente sbilanciamento verso la musica internazionale: dei nostri ci sono solo Zucchero, Silvestri, Gazzè e Il Cile.
Gli italiani devono avere più coraggio, quello di Bruce Springsteen. O forse dovrei parlare di consapevolezza, in questo lui è sempre avanti. Ha visto la nostra arena con il White Stage, se ne è innamorato e sarà lui ad inaugurarla. In Italia gli artisti quando arrivano ai grandi numeri hanno come meta i concerti negli stadi, forse anche per abitudine. Chissà che questa scelta del Boss non li convinca a venire al Rock in Roma. Al momento forse non siamo ancora del tutto pronti per accogliere i nostri big, ma ci stiamo lavorando e per noi è una delle sfide future. Ogni cosa ha il suo tempo e io non sono così in là con gli anni da non poter aspettare.

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