Interviste

Rock, sesso, provocazioni e fama: Vasco presenta Sono innocente

Vasco presenta sono innocente

Si è svolta al Medimex la conferenza stampa di presentazione del nuovo album di Vasco Rossi. Ecco cosa pensa il rocker emiliano di Sono innocenteFoto di Gianluca Simoni

Il Rock secondo Vasco. Questo il riassunto della conferenza stampa svoltasi al Medimex nella quale il Blasco ha presentato a una platea vastissima il suo nuovo disco (e annunciato il tour 2015) : «Il rock è bianco o nero, non conosce tonalità di grigio. Sono innocente è un album fatto di contrasti netti, vicino a ballate dolci ci sono ritmi indiavolati e musiche travolgenti. Il rock è anche provocazione, autoironia e arte dello sberleffo. Il rock è fondamentalmente come il sesso, ovvero la cosa più divertente che faccio senza ridere».

Idee chiare e dritto al punto. Vasco arriva sul palco sulle note spedite di Sono innocente ma, cantandone un breve estratto mentre nel pubblico, diviso a metà tra zona fan e zona addetti ai lavori, si scatena il delirio: «Per me presentare un disco è sempre difficile. Vengo volentieri perché so che fa piacere alla discografica, fa molto piacere all’ufficio stampa. Ma non è facile per me, non sono bravo a parlare, mi impappino, mi eccito quando vedo la gente e perdo il filo del discorso. Per questo mi sono scritto delle note».

Insieme a Guido Elmi, suo storico produttore artistico, Vasco prende la parola parlando dei molteplici significati che possono essere attribuiti al suo nuovo progetto: «La canzone che dà il titolo al disco in realtà contiene un “Ma” che lascia la porta aperta a molteplici interpretazioni. Così come le copertine, ce ne sono tre che rappresentano stati d’animo diversi ma che possono convivere: chi viene interrogato e chi interroga? Chi è che accusa e chi l’accusato? Chi è il colpevole, chi il carnefice? Mi piace che la gente possa pensare quel che crede, è una provocazione anche questa».

L’album contiene il Vasco di Vasco di ieri, di oggi e di domani: «C’è un abbondante parte di canzoni di oggi, ci sono due bonus tracks che rappresentano il vero Vasco-vintage degli Ottanta. Uno dei pezzi lo avevo scritto quando avevo 15 anni… Questa canzone era finita sul web e allora ho deciso di farla bene, inciderla come piace a me. Credo che invece L’ape regina sia stata arrangiata alla Branduardi, sempre che sia credibile come accostamento. Infine c’è un po’ del Vasco di domani nell’album, Rock-star è scritta in inglese ed è rivolta al mercato inter-nazionale… inter-nazionale… proprio per non farci mancare niente. Quest’ultima cosa però non scrivetela perchè è una battuta (risate, ndr)».

E Vasco è innocente davvero? «Posso anche essere considerato colpevole. Mi dichiaro colpevole, ecco fatto. In realtà io sono sempre stato accusato di cose che non ho commesso, mi dicevano che ero colpevole di traviare la mente dei giovani e di influenzarne i comportamenti. Io ho sempre solo cercato di provocare una reazione. Il mio pubblico reagisce ai miei pezzi perché ha dentro le cose di cui parlo, sente che si risvegliano delle emozioni sopite. Io provo anche a consolare, credo molto in questa funzione della musica. Sono fortunato di far parte della categoria di chi crea musica e porta un po’ di gioia nella vita delle persone, magari riuscendo a far cambiare l’umore di una giornata. È vero, spesso dico che la realtà fa schifo, ma dobbiamo tenere duro e andare avanti perché siamo uomini. Dobbiamo anzi essere orgogliosi di affrontare questa vita complicata, difficile e faticosa».

Come fa Vasco a essere il numero uno dopo ben 36 anni di carriera? «Ho avuto una fortuna che oggi non hanno in molti. Ho imparato a stare sul palco facendo tanta gavetta. Per almeno cinque anni dovevo convincere gente che non mi aveva mai visto prima che si stava divertendo mentre ascoltava le mie canzoni. E così ho fatto per circa 150 concerti all’anno. Sul palco non basta cantare quel pezzo che ti ha reso famoso, devi convincere le persone e coinvolgerle, altrimenti non duri. Oggi pochissimi, forse nessuno fa la gavetta. Arrivi sul palco e la gente che è sotto che ti aspetta sa già chi sei, perché ti conosce e conosce le tue canzoni. Questo mi ha aiutato molto, faccio così ancora oggi ogni volta che inizio uno show. È per questo che Vasco funziona ancora».

E cosa pensa Vasco di tutto quello che succede oggi là fuori? Che pensieri ha quando vede le notizie sui giornali che parlano della crisi e dei problemi che affliggono il nostro paese? «Io cerco di leggere poco i giornali. Leggo i libri». Vasco è sempre Vasco.

Commenti

Commenti

Condivisioni