Interviste

Rox 2010

ROOTS POP

Il primo disco (Memoirs) è appena uscito, ma la sue canzoni e la sua voce unica impazzano da settimane nelle radio, oltre che in rete. Anche in Italia il singolo My Baby Left Me è in heavy rotation in tutte le emittenti e molto probabilmente diventerà uno dei tormentoni dell’estate. Roxanne Tataei ama farsi chiamare semplicemente Rox, è inglese di origine giamaicana, ha 21 anni e un talento cristallino. Conosciamola meglio.

di Giorgio Rossini

Cosa provi quando senti la tua musica alla radio? È una sensazione nuova per te. Sì, è così, anche perché solitamente ascolto poco la radio. Comunque è successo che un giorno ho riconosciuto un mio pezzo che stava girando su Radio 2 (radio inglese della BBC, nda), ma la ricezione era pessima e allora ho cercato di muovere la manopola della radio per sentire meglio e ho pensato “oh mio Dio, ma questa sono io”. È una sensazione veramente strana e per certi versi imbarazzante se penso che un mio brano passa in filodiffusione nei supermercati mentre i miei parenti e amici fanno la spesa (ride, nda). È un po’ come vivere in una favola e faccio fatica a trovare dei termini adatti per descrivere come mi sento. È quella sensazione bellissima che mi provoca una sorta di brivido ogni volta che ascolto la mia voce che esce da un altoparlante o dalla tv.

Direi che l’immagine rende l’idea. Ho l’impressione che le tue radici siano un fattore determinante per il tuo modo di esprimerti. Sicuramente è molto forte la componente giamaicana. Sono cresciuta con mia mamma e con i miei nonni giamaicani che mi hanno dato molto amore. Andavo molto spesso in chiesa ed è stato là che ho iniziato ad imparare veramente a cantare. Era una musica che univa diversi generi, diversi mood, dal country al gospel, passando ovviamente per il reggae. Ascoltando ora le mie canzoni avverto chiaramente questa influenza e amo l’armonia che si crea in studio tra i vari strumenti e la mia voce. Il fatto di vivere in Inghilterra non ha fatto altro che arricchire il tutto, mi ha aperto gli occhi e mi ha fatto capire come funzionano determinate cose legate alla musica.

Come a dire che unendo elementi diversi si può creare qualcosa di unico. In effetti le tue passioni musicali sono l?ennesima prova di questo. Ti sei formata musicalmente ascoltando Lauryn Hill, Portishead, Joni Mitchell, artisti molto diversi tra loro. Ho sempre amato musica in grado di esprimere molto sentimento, aldilà dei generi. Tutti questi artisti mettono nelle loro canzoni una grande profondità evocativa. Quando ascolto musica è questo tipo di approccio che mi affascina e mi influenza. Amo la delicatezza con cui certi artisti riescono a comunicare. E questo è quello che ho cercato di mettere nelle mie canzoni. Tengo molto anche alla parte “narrativa” delle mie canzoni; amo scrivere e mi piace raccontare delle brevi storie. Mi ritengo particolarmente fortunata perché ho trovato una casa discografica (la Rough Trade, nda) che mi ha assecondato totalmente.

L’inizio sembra proprio promettente. Dove speri di essere tra una decina d’anni? Be’, intanto mi fa effetto pensare che avrò quasi 32 anni (ride, nda). Non lo so, mi piacerebbe avere una famiglia e immagino che avrò fatto un altro paio di dischi. La vita a volte cambia abbastanza in fretta e in pochi anni possono succedere un sacco di cose. Col tempo voglio crescere, portare la mia musica ad un altro livello, alzare l’asticella. Poi ci sono alcuni artisti con cui mi piacerebbe collaborare in futuro: vorrei cantare con Maxwell, Sade… Chissà, magari un giorno. Quello che voglio è continuare a scrivere musica, sedermi al pianoforte o imbracciare la chitarra e comporre canzoni che possano esprimermi e comunicare qualcosa agli altri. Non sarà facile, ma lavorando giorno dopo giorno…

Quando hai pensato per la prima volta che la musica sarebbe stata il tuo lavoro, la tua vita? Quando mi sono seduta al tavolo per firmare il contratto con la mia casa discografica. Sai, suonare è una cosa, ma fare musica come professione è diverso. È stato quel momento; ero seduta e avevo in mano la penna per firmare, e tra me e me ho pensato “ok, questo è  il momento in cui tutto inizia”.

C’è una persona cui senti di dover dire grazie? Sicuramente mia mamma. È stata sempre stata al mio fianco in ogni momento della mia vita, ho sempre potuto contare su di lei per ogni cosa. Lei è tutto ciò che voglio diventare come persona, è una donna molto forte. Quanto è importante per te suonare dal vivo? È molto importante perché è il momento in cui la mia musica prende veramente vita. Amo stare sul palco e interagire col pubblico. Sentire la gente che canta insieme a te è una sensazione molto forte ma strana, difficile da descrivere. Mi piace suonare sia in contesti più intimi come nei club, ma amo anche i grandi spettacoli, suonare con migliaia di persone intorno, anche se a volte tutta quella folla mi spaventa un po’, non sono ancora abituata (ride, nda).

Clicca qui per vedere il clip di My Baby Left Me, singolo di Rox estratto da Memoirs.

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