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Salmo ci racconta il Midnite tour 2013: «È la gente a fare la differenza»

Salmo è un rapper atipico nel panorama nazionale, che unisce rime aggressive, basi dubstep e un immaginario da film dell’orrore di serie b. Il suo nuovo album Midnite ha esoridito ai primi posti delle classifiche e ora si appresta ad affrontare il tour primaverile. Lo abbiamo intervistato per scoprire cosa c’è dietro la maschera da teschio.

Salmo midnite spring tour 2013

Inizia il Midnite Spring Tour 2013 che toccherà i principali club italiani. Come vivi il passaggio dai centri sociali a locali anche molto diversi? È importante non confondere il locale con il pubblico. Che sia un centro sociale o un posto “pettinato”, è la gente a fare la differenza. Io, ad esempio, sono sempre andato ai concerti, anche quelli nelle discoteche, con un’attitudine un po’ punk. A parte questo lo spettacolo è un’evoluzione dell’ultimo tour, che è piuttosto recente. Sarà più movimentato.

Ai tuoi concerti c’è un pubblico molto vario, come fai a gestirlo durante i live? Alla fine è la musica che mette d’accordo tutti. Ho sempre avuto un suono sfaccettato, ibrido, che mi ha permesso di pescare il mio pubblico sia tra chi ascolta elettronica, sia tra chi preferisce rock, metal o punk e anche una buona fetta tra gli appassionati di rap. Inoltre di recente si è aggiunta una percentuale più grossa di giovanissimi e si crea un bel miscuglio. Se al tuo live vengono solo trentenni c’è qualcosa che non va, magari vuol dire che fai musica vecchia.

Effettivamente quello dell’hip hop è un pubblico molto giovane. Come ti poni verso i tuoi fan? L’hip hop ha un pubblico teen perché è diventato un genere pop, nel senso di popolare. Per me è importante avere quel tipo di fan perché sono veri, la metà di loro ti seguirà per sempre. A 15/16 anni appartenere ad un movimento è importante, la musica che ascolti a quell’età ti accompagnerà tutta la vita. Io cerco sempre di essere gentile con loro. Fino a due giorni fa ho fatto un tour nei negozi per la promozione del disco, loro si fanno 4/5 ore di fila per farsi una foto con me che non sono neanche una bella ragazza, meritano rispetto. Umanamente siamo tutti sullo stesso piano, qui nessuno è un alieno o un fenomeno.

Midnite ha debuttato direttamente al primo posto della classifica F.I.M.I. e Russel Crowe è stata una delle canzoni più scaricate da iTunes. Da cosa credi che sia determinato questo successo? Non me lo so spiegare bene, so che c’era molta attesa intorno al disco e quando è uscito è schizzato subito al primo posto.

Il titolo del primo singolo fa riferimento ad un attore, e i riferimenti cinematografici, specie di film horror e b-movie, sono un po’ ovunque nei tuoi testi, da Essi Vivono all’Esorcismo di Emily Rose. In che modo i film hanno influenzato il tuo modo di scrivere? Non sono un appassionato di cinema nel senso canonico, né un collezionista. Ma da ragazzo ho assorbito tutti i film visti e i libri letti e ora vengono fuori. Però effettivamente Midnite è molto narrativo, è venuto fuori quasi come se fosse un racconto fantasy. Nel disco ci sono spunti molto cinematografici.

Nel brano Space Invaders fai riferimento a varie teorie del complotto, dalla massoneria ai rettiliani. Cosa ne pensi a riguardo? Ho scritto di queste tematiche per pura narrativa, non per esprimere una verità assoluta. Per me è come la fantascienza, mi piace la leggenda, ma non la prendo troppo sul serio. Potrebbe essere una grande cazzata come avere un fondo di verità.

Tra i featuring del disco spiccano quelli con un rapper molto giovane come Mezzosangue e la collaborazione con Noyz Narcos. Come sono nati? Con Noyz ci siamo conosciuti ai vari concerti in cui abbiamo suonato insieme. Prima abbiamo istaurato un rapporto di amicizia, come dovrebbe essere sempre tra musicisti che vogliono collaborare. Sarebbe naturale passare del tempo insieme prima di fare musica insieme. Poi gli ho mandato una strofa di Rob Zombie (secondo singolo estratto), a lui è piaciuta subito e così siamo andati avanti. Mezzosangue lo reputo uno dei migliori tra le nuove leve. Lui canta sempre su beat classici, molto nineties, mentre io volevo mettere alla prova la sua versatilità con basi più evolute, più elettroniche. È andata bene: Sadico, il pezzo in cui canta, spacca.

Pare che dal disco sia stato escluso all’ultimo momento un brano che doveva contenere un feat. con Enigma ed El Raton. Ci puoi raccontare cosa è successo? Il pezzo esiste, ce l’ho sul mio computer ed è uno dei miei preferiti. Si chiama The Island e parla della Sardegna, da dove vengo, per cui ci tenevo parecchio. Anche la base era molto figa. Così figa che poi si è rivelata essere presa da un altro pezzo, quindi per evitare problemi l’abbiamo escluso dal disco all’ultimo momento.

Hai mai pensato di mettere su una tua etichetta, magari insieme al resto della crew Machete? Machete Crew la considero già la mia etichetta, anche se ancora non è uscito niente. È nei programmi di fare qualcosa, anche se adesso è presto perché sono impegnato in questo tour. Chissà, più in là potrei anche occuparmi solo di produzione, non si sa mai.

Nelle foto più recenti sembra che tu abbia messo un po’ da parte la caratteristica maschera da teschio. Come mai? La maschera non è mai stata una copertura, non l’ho mai usata per nascondermi. Infatti nel primo video Il senso dell’odio non l’avevo. È stata più un simbolo che un personaggio. Ha sempre accompagnato le tracce più elettroniche, quelle più spinte. Come se fosse un aspetto della mia musica. In Midnite è emerso quello che sono realmente anche musicalmente, le sonorità da dove provengo. La mia personalità principale.

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