Interviste

Secondo Salmo «questo sistema è destinato a fallire»

salmo-intervista-2016
di Jacopo Casati
Foto di Elena Di Vincenzo

Al momento dell’uscita di The Island Chainsaw Massacre, suo primo album, nemmeno Salmo stesso avrebbe potuto pensare di diventare il rapper numero uno in Italia in meno di cinque anni – status certificato da un tour estivo che sta andando benissimo e che lo vedrà protagonista anche a Postepay Rock in Roma il 28 luglio. Tanto meno ci credeva dopo aver pubblicato Hellvisback (2016), quarto lavoro discografico, che è stato recentemente certificato Disco di Platino. Un lavoro tutt’altro che semplice. «Volevo fare un lavoro diverso da Midnite (2013, ndr), qualcosa che si ricollegasse come beat e tematiche a Chainsaw (2011, ndr), qualcosa di più pesante».

E invece proprio con Hellvisback hai ottenuto ancora più successo…
Sì, non me l’aspettavo. A dire il vero parto sempre con aspettative bassissime, qualsiasi cosa faccia la penso sempre in modo negativo, il mio carattere è questo, sono un pessimista cronico.

Quando ha ottenuto la certificazione Platino, hai parlato di Hellvisback come stortura nel sistema discografico. Perchè?
Perchè in estate in classifica ci vanno artisti pop che vendono molto. Qualcosa di prevedibile che accade ogni anno. Il mio disco era l’unico outsider, è una cosa assurda trovarlo là in mezzo. Molti fanno finta di niente, ma questo è l’ennesimo segnale che questo sistema sta cambiando, siamo solo all’inizio di un nuovo modo di fare mercato. Il sistema attuale su cui si basa la discografia fallirà, è inevitabile. Oggi si può creare un proprio business, un proprio modo di fare musica, un modo non standardizzato di gestire le proprie uscite e i propri tour, oltre a valorizzare il proprio brand in modo autonomo. Non tutti vogliono capirlo, ma sta già succedendo.

In ogni caso tu e Machete siete distribuiti da una major…
Vero ma io a Sony consegno il disco a scatola chiusa, poi ho assoluta libertà di movimento e di gestione. Qualcosa che pochi anni fa sembrava impensabile.

Hellvisback è venuto così bene che lo suonate tutto, dal vivo.
Sì suoniamo tutto l’album, è qualcosa di inusuale per chi fa rap proporre un intero disco. Ma ritengo che funzioni benissimo e sono molto contento perchè era stato studiato proprio per questo. Abbiamo pensato gli arrangiamenti e organizzato la scaletta in modo che tutto funzioni alla perfezione. Per me è naturale avere la band sul palco, vengo da esperienze hardcore e ho militato in due gruppi.

Questa attitudine hardcore si nota parecchio dal vivo. Suoni anche la chitarra adesso?
No, solo in certi momenti. Non mi sono mai ritenuto un chitarrista, tanto meno un cantante (risate, ndr)! Diciamo però che è tutto funzionale allo show e fino a oggi nessuno si è lamentato.

Quanto è aumentato e, di conseguenza, cambiato il tuo pubblico?
Parecchio. Mi sono accorto subito che da un disco all’altro l’audience è diverso e si aggiungono nuove persone. Ho notato anche che si crea sempre la frattura tra chi ti segue dall’inizio che vuole i pezzi vecchi, e chi si aspetta solo i brani recenti. Si tratta di un processo normale, a cui nessun’artista può sottrarsi ma che è importante, perchè dimostra che stai allargando il tuo seguito.

E infatti i tuoi numeri parlano chiaro. Quando ti vediamo al Forum di Assago?
Sarebbe bello. Chissà, magari ben prima di quanto si pensi…

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