Interviste

Santana sbarca in Italia: «Ma quali scenografie, il mio unico trucco è la musica»

santana italia 2013 intervista

Torna in Italia il leggendario chitarrista messicano. A Piazzola (PD), Milano e Roma, Santana porterà il suo carico di energia e sentimento. Ce ne ha parlato lui in persona. Ecco l’intervista.

Partiamo da Shape Shifter, disco uscito nel 2012. È il primo lavoro strumentale dopo molto tempo. Cosa ti ha spinto in questa direzione?
Niente in particolare se non l’ispirazione. Ho 65 anni, me la passo bene, e posso creare musica pensando di lavorare con chiunque, dai Metallica a Lady Gaga. Seguo il mio istinto e in quel momento ho sentito l’esigenza di comporre e incidere musica strumentale.

Che cosa ispira l’istinto di Carlos Santana?
L’Africa e i continenti in generale. I suoni e i ritmi delle culture del mondo attraversano gli oceani e incontrano l’America, arrivando al mio cuore e ispirando la mia anima.

È sempre stato così?
Certo. Bisogna gioire della possibilità di trarre ispirazione da qualcosa di così vario ed eterogeneo. Non bisogna avere paura della varietà e delle differenze: bisogna lasciare che trasformino il nostro modo di essere, che ci diano forza. Un’artista non deve avere paura di cambiare, e io non ce l’ho mai avuta.

A non essere mai cambiato è il suono della tua chitarra. Il timbro di Santana lo riconosci in mezzo a milioni. La tecnologia ti ha aiutato?
In studio come dal vivo, non uso molta tecnologia. Non mi piace fare il clown con quelle pedaliere enormi: nella mia musica non ci sono trucchi. Alcuni artisti, specialmente i più giovani, si concentrano troppo sulle scenografie, sugli effetti speciali e poco sui sentimenti. È la musica il trucco per arrivare al cuore delle persone.

Però anche i più grandi artisti hanno usato dei “trucchi” per arrivare alle persone. Compreso Santana, che ha inciso album e canzoni pop per entrare nelle radio.
Non c’è niente di male nell’entrare nelle radio e comunicare con più persone possibili. L’importante è quello che si trasmette con quelle canzoni. Grandissimi artisti come Michael Jackson, ma anche Wayne Shorter o Herbie Hancock o Paco Lucia, anime di un livello superiore, sono entrati nelle radio. Immagino che anche per John Coltrane, il più grande di tutti, non sarebbe stato un problema comporre un pezzo radiofonico. Chi lo sa!

Cosa ne pensi dei servizi streaming? Per come la vedo io, ci stiamo avvicinando all’essenza della musica: non più possesso ma condivisione.
Non ho nessun problema con i servizi in streaming, ma qualcuno deve pagare il mio aereo per venire in Italia a suonare. Niente è gratis e nemmeno la musica deve’esserlo. È necessario che il lavoro di un’artista sia retribuito adeguatamente. Se con lo streaming si ottiene questo risultato, ben venga.

A proposito dei concerti in Italia, cosa dobbiamo aspettarci?
Tanta energia. L’energia è tutto. Nei miei spettacoli non può e non deve mancare mai. Scelgo la scaletta per creare energia, cambiandola spesso proprio per evitare che la band avverta in qualche modo noia o stanchezza per la ripetitività. I musicisti stessi devono averne tanta da trasmettere, li scelgo proprio per quello!

Molti giovani si avvicinano alla tua musica con la considerazione che si deve a un mito. È l’obiettivo più grande che hai raggiunto?
Quando ho iniziato, c’erano molti artisti che avevano grandi ideali. Bob Dylan, i Beatles, Bob Marley. Volevamo cambiare il mondo. Non so se ci siamo riusciti ma è positivo che i giovani continuino a interessarsi alla nostra musica e al nostro messaggio. Per loro credo sia un buon modo per cominciare un percorso: è come studiare poesia partendo da Dante. E per noi è sicuramente un grande risultato.

Una volta un giornalista mi ha detto che assistere a un concerto dei Rolling Stones è come visitare la Gioconda al Louvre. E andare a un concerto di Santana?
È come visitare a una mostra con i quadri di Picasso. O di Salvador Dalì, va bene uguale.

@DanieleSalomone

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