Interviste

Sfera Ebbasta: «Basta con le solite rime e duetti, è il momento del trap»

sfera-ebbasta-nuovo-album-2016

Nel 2015 ha stregato tutti con il singolo Ciny e con XDVR, disco che ha scalato le classifiche digitali fino a raggiungere il primo posto su iTunes. Sfera Ebbasta (vero nome Gionata Boschetti) ha solo 24 anni ma è già una star del rap e del web, tanto da collezionare milioni di visualizzazioni con i videoclip dei suoi brani e un numero impressionante di fan sui social. Un artista originale e talentuoso, che racconta senza filtri la realtà di quartiere, spesso macchiata di degrado e di noia, ma capace di cantare anche l’amore e i sentimenti, sempre e solo a modo suo. “Trap  King”, così è soprannominato Sfera (per il nuovo genere musicale che caratterizza le sue canzoni), ha da poco pubblicato un nuovo progetto,  Sfera Ebbasta (Universal/Def Jam),  un album diverso dal precedente, più maturo e coraggioso.

Sfera Ebbasta, da Cinisello Balsamo all’Olimpo del rap italiano: come ci sei arrivato? Sono successe tante cose in un anno. Ho cambiato completamente vita. È uscito il mio primo street album, ho fatto il mio primo tour, accompagnando Marracash durante l’estate. Ero abituato a non fare niente tutto il giorno. Non lavoravo, non studiavo. Scrivevo solo le mie canzoni, per i fatti miei. Uscivo con gli amici. Sognavo di fare musica. Di vivere della mia musica. Non avevo un piano B. Poi, inaspettatamente, è arrivato il successo.

La svolta è arrivata grazie al singolo Ciny? Ciny è la seconda traccia che è esplosa nel 2015. Ma già con il brano Panette c’è stato un grande riscontro da parte del pubblico e degli addetti ai lavori. Tante etichette indipendenti hanno cominciato a corteggiarmi, poi la scelta è caduta su Roccia Music di Marracash. Marra è, senza alcun dubbio, il rapper numero uno in Italia.

E ora sei al tuo primo vero album ufficiale: cosa è cambiato nel frattempo? È cambiata la pressione che avevo addosso, è cambiata l’aspettativa nei miei confronti. Ho cercato di fare un disco che per prima cosa piacesse a me. Tanta gente lo aspettava. È una sorta di conferma, per capire se spacco davvero, se le mie idee funzionano, e per dimostrare che, quella del 2015, non è stata solo una botta di culo.

Che album è Sfera Ebbasta? È un disco molto più vario rispetto al precedente. A partire dai testi, meno street, meno legati alla criminalità di quartiere, ma con qualche incursione nei sentimenti e nell’amore. Le 11 nuove canzoni rispecchiano ciò che sono e ciò che penso, nella forma e nei contenuti. E sarà così finché farò musica. Nessuno mi farà mai cambiare idea su questo aspetto. Ho cercato, però, di portare una ventata di novità, cambiando il sound.  In alcuni pezzi c’è anche tanto esercizio stilistico.

Quali sono le canzoni del nuovo disco a cui sei maggiormente legato? Ce ne sono tante, per motivi diversi. Notti ed Equilibrio sono i brani che mi rappresentano di più, sono riflessioni profonde sulla mia vita. Per il sound, invece, dico Balenciaga, pezzo che nasce dalla collaborazione con il rapper francese Sch, con il quale avevo già lavorato a Parigi per la hit Cartine Cartier.

E poi hai voluto nuovamente al tuo fianco Charlie Charles. Tra noi c’è grande intesa. Siamo amici da sette anni. Insieme siamo una bomba. Credo sia il produttore rap più forte in Italia. Lavoriamo bene in gruppo, anche se ciascuno di noi ci tiene a mantenere la propria indipendenza. I testi sono miei, i beat sono suoi. E sono fiero di quello che ne è uscito. Quello che volevo fare, l’ho fatto.

In un’epoca in cui featuring e duetti vanno di moda Sfera Ebbasta decide di correre da solo. Come mai questa scelta? Non mi interessa. Almeno, non in questo momento. Vorrei che la gente sentisse la mia voce, si concentrasse sulle mie canzoni e sulla mia personalità. Non cerco di inserire per forza il nome figo del rapper più ascoltato del momento, solo per attirare l’attenzione, vendere dischi e fare più clic sul web. Un giorno arriveranno featuring importanti, anche con Marracash, ma adesso, a inizio carriera, devo concentrarmi su me stesso e dimostrare di potercela fare anche da solo.

Rap e Trap. Due mondi completamente diversi? Abbiamo creato un’altra scena, un altro movimento, un altro tipo di fanbase. Tra le nuove generazioni il trap va fortissimo: stile, idee, look sono tra i più amati e imitati dai ragazzi. Molti giovani rapper si buttano su questa roba nuova che abbiamo portato noi. Siamo proprio lontano dalle sacre rime del rap italiano, a livello stilistico, di basi, di video, di forma e di contenuti. Prima ti dovevi vestire largo per far capire che facevi rap. Oggi non è più così. Io non indosso pantaloni larghi da almeno 5 anni. È proprio cambiato tutto e continuerà a cambiare sempre di più.

Italia come gli Usa? Non lo so. Ma pensa alla varietà del mondo rap americano. C’è Drake ma c’è anche chi fa gangsta’ rap. C’è veramente di tutto. In Italia, fino ad oggi, erano tutti uguali, un rapper poteva sostituire l’altro, tanto erano simili i temi trattati, il look e le canzoni prodotte. Ora il vento sta cambiando. Escono ancora copie di copie di copie. Ma per fortuna molti ragazzi e artisti emergenti cominciano a svegliarsi e ad avvicinarsi al genere trap, sperimentando e portando qualcosa di innovativo.

Il prossimo step di Sfera Ebbasta? Uscire dall’Italia, intanto in Francia ci siamo già arrivati, sono fiducioso. Poi ci saranno nuovi concerti, stiamo organizzando un tour nei club italiani. Probabilmente partirà ad ottobre, con molte sorprese sul palco.

Commenti

Commenti

Condivisioni