Interviste

Spandau Ballet 2010

WE’RE BACK!

Le reunion sono solo un pretesto per far soldi? Può darsi, ma per quanto ci si possa ricamare sopra, all’onestà di certe rimpatriate dobbiamo credere. Perché la prova del nove arriva per tutti, con i concerti. Dal vivo la verità viene a galla, senza “se” e senza “ma”. Vale anche per gli Spandau Ballet, che a marzo tornano in Italia dopo tanti anni. Li abbiamo incontrati per cercare di capire qualcosa in anticipo. Loro ci credono davvero. E hanno convinto pure noi.

di Massimo Longoni

C’è chi si è mantenuto meglio degli altri e chi ha pagato un prezzo un po’ più caro al passare del tempo, forse in virtù di un’attitudine sex, drugs and rock’n’roll tenuta nascosta nei famigerati anni 80. Ma che ci si trovi di fronte a un Martin Kemp impeccabile nel suo vestito d’alta moda o a un Gary Kemp con qualche capello in meno ma con il piglio del leader inalterato, un Tony Hadley leggermente appesantito ma dal carisma immutato o un John Keeble decisamente stropicciato (indossa addirittura una maglietta degli Slayer, noto gruppo metal), rivedere gli Spandau Ballet dopo vent?anni insieme provoca uno strano effetto. È come ritrovare qualcuno di caro che per un po’ di tempo si è perso di vista, e la cosa più strana è che questa sensazione assale anche chi negli anni 80 non era un fan del gruppo. Colpa del panorama un po’ più triste del pop di oggi che fatica a costruire miti come una volta? O è solo l’effetto-nostalgia che dona una patina di lucentezza a ogni cosa? Decidete voi ma non parlate di nostalgia a Gary Kemp, oggi come allora mente e padre-padrone del gruppo. Lui lo ha fondato, lui ha deciso che era il momento di scioglierlo e lui ha sentito che si potevano riannodare i fili di una storia che sembrava interrotta per sempre. E così ecco un tour e Once More, un album di vecchi successi risuonati pi? due inediti, che dovrebbe essere solo il preludio a un lavoro nuovo di zecca.

Qui la nostalgia non c’entra nulla” sbotta Gary. “Se David Bowie facesse un tour oggi correrei a vederlo. Perché la sua musica è parte di me, di come sono io adesso. Lui è in grado di farmi provare delle emozioni come riusciamo a fare noi con le persone che vengono ai nostri spettacoli”. Una piccola concessione al passato però è doveroso concederla. “È naturale che il motivo per cui Bowie è così importante per me, così come noi lo siamo per i nostri fan, e perché ha svolto una funzione fondamentale negli anni della mia formazione” spiega Kemp. “Ma dagli sguardi degli spettatori in questo tour, ho capito che siamo ancora parte della loro vita. A sentirci c’erano anche molti ragazzi giovani. Certo, molti di loro potrebbero essere nostri figli”.

Leggi il resto dell’intervista agli Spandau Ballet sul numero di marzo di Onstage Magazine. Clicca qui

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