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Stereophonics, ecco il nuovo album: «Ora sappiamo ciò che vogliamo»

Esce il 4 marzo il nuovo album degli Stereophonics Graffiti On The Train. Un lavoro diverso da quanto ascoltato fin qui della band britannica perchè nato da nuovi presupposti. Ce ne hanno parlato i fondatori del gruppo Kelly Jones e Richard Jones.

Stereophonics Graffiti On The Train

È una delle poche band del britpop ancora unita, se non altro nei due membri fondatori, il cantante Kelly Jones e il bassista Richard Jones. Ma gli Stereophonics hanno deciso di cambiare molto per il proprio ritorno con questo Graffiti On The Train, che arriva a quattro anni di distanza dall’ultimo Keep Calm And Carry On. Un album nuovo, molto eterogeneo, senza un diretto filo di connessione musicale tra una canzone e l’altra. Fatto soprattutto di omaggi alla storia della musica: si va dalla classica ballata britpop, al rock elettronico, al soul americano degli anni Sessanta.

Un disco registrato in tempi lunghi e durante una pausa dai palchi dei grandi festival estivi. Il loro primo anno sabatico dai concerti sin dalla metà degli anni Novanta. E, per non farsi mancare nulla, c’è anche una nuova etichetta: la Sour Mash di Noel Gallagher, che gravita nel mondo della Warner Music. Il nuovo tassello di una carriera che sta per toccare i vent’anni e della quale hanno parlato alla presentazione del nuovo album, a Milano.

Vent’anni di carriera sono un traguardo importante.
Kelly: «Non sembra passato così tanto tempo da quando io e Richard abbiamo iniziato, perché abbiamo sempre inciso un disco ogni due anni. Ogni album è stato diverso e ognuno ci ha dato diverse emozioni».
Richard: «Ci sono stati alti e bassi naturalmente, ma quando sei così impegnato tendi a guardare solo quello che ti aspetta. Poi quando ti giri, ti accorgi che alcune cose avresti potuto farle diversamente, ma penso che abbiamo fatto le scelte giuste per come le sentivamo in quel momento».

Siete una delle poche band a non essersi rotte tra quelle degli anni Novanta.
Kelly: «Bisogna sempre mettersi alla prova come band ed essere sinceri con se stessi su cosa si vuole diventare. Bisogna andare per la propria strada e non farsi attirare dalle campanelle del successo. Ci sono cantanti come Bruce Springsteen, Neil Young e Tom Waits che hanno venduto milioni di dischi, ma continuano ad essere importanti per la musica che fanno: loro sono gli artisti ai quali guardiamo».

E cosa avete fatto negli ultimi quattro anni?
Kelly: «Abbiamo concluso il 2010 con un tour in Sud America e, tornati a Londra, abbiamo trovato uno studio e ci siamo fermati. Ci serviva avere un luogo dove andare tutti i giorni per scrivere musica, testi, libri, anche sceneggiature. Un posto in cui lasciare spazio alla creatività. Sono passati più di due anni, ma a noi non è sembrato, perché abbiamo lavorato tanto e non ci siamo mai fermati».

Prima di questa pausa come funzionava?
Richard: «Prima passavamo in media 18 mesi in tour nell’arco di due anni e facevamo un disco in sei settimane per poi ripartire. Non avevamo mai avuto il tempo per scegliere uno studio dove fermarci».
Kelly: «Questa volta ho avuto il tempo di scrivere le canzoni, metterle da parte, riprenderle in mano, curare gli arrangiamenti. È cambiato il modo di lavorare: una volta ci chiudevamo in tre in una stanza e suonavamo. Ora abbiamo più esperienza e più capacità per capire come raggiungere alcune idee in un modo migliore».

Cos’è cambiato nella scrittura e nella registrazione di questo album?
Kelly: «Ho scritto le canzoni in contemporanea a una sceneggiatura che parla di due giovani e un rito di passaggio. Siamo entrati in studio che avevo 40 idee non ancora finite, mentre di solito ne avevo solo una decina ma già chiare in testa. Per questo le canzoni sono molto più imprevedibili che in passato».

Come il soul Been Caught Cheating?
Kelly: «Avevo scritto quella canzone tre anni fa pensando di darla ad Amy Winehouse. Poi l’ho messa da parte e l’ho tirata fuori per caso e ho sentito che suonava bene con la band. Serve per rompere l’intensità dell’album».

Vi manca il palco?
Richard: «A gennaio abbiamo suonato tre settimane ed è stato molto soddisfacente sentire qual era il risultato delle canzoni dal vivo».
Kelly: «È stato bello registrare quest’album e le tre canzoni che abbiamo già proposto, Indian Summer, Violins And Tamburines e Graffiti On The Train sono state apprezzate. Il tour lo inizieremo a marzo: vedremo presto come reagiranno i nostri fan».

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