Interviste

Stereophonics all’I-Days: «Non ci importa quello che piace, ma quello che piace a noi»

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Headliner del secondo giorno di I-Days Festival, gli Stereophonics sono in Italia per promuovere dal vivo l’ultimo album Keep The Village Alive. Nel nostro Paese sono protagonisti anche del Postepay Sound Rock In Roma, ma noi li abbiamo incontrati poco prima che salissero sul palco di Monza, dal quale hanno ancora una volta confemato di essere una delle migliori band in circolazione: ci hanno raccontato del loro elisir di giovinezza, di Bruce Springsteen e dei loro progetti futuri, che li riporteranno presto in Italia.

Partiamo dal vostro ultimo disco Keep The Village Alive (2015), possiamo dire che, nonostante alcuni nuovi interessanti spunti, ci sia lo stesso molto delle vostre origini? Magari a partire dal titolo? Scrivere canzoni è qualcosa che difficilmente può prescindere le esperienze e i luoghi del proprio passato. Talvolta ci si focalizza sul presente, ma in qualche modo il presente è sempre influenzato dalle nostre radici. Noi come musicisti ci sentiamo molto legati ai nostri inizi, anche come persone. In Keep The Village Alive potete trovare un po’ di tutto in realtà. Per quanto riguarda il titolo è solo un’affermazione positiva, una quelle frasi universali che esortano a tenere alto lo spirito. Però in effetti è una frase che eravamo abituati a dire e sentir dire da piccoli, quindi sì, come puoi vedere le nostra radici sono un po’ dappertutto, come è giusto ed inevitabile che sia.

Avete alle spalle una lunga carriera, ricca di successi e traguardi, ma riuscite a sembrare sempre una band nuova, fresca, soprattutto durante i live. Continuate a crescere, ma in qualche modo riuscite a restare sempre gli stessi, con l’alchimia degli esordi. Come ci riuscite? Non saprei dirti qualcosa di preciso, fortunatamente quello di restare sempre noi stessi non è qualcosa che ci richiede sforzi. Non ce ne siamo mai preoccupati. Amiamo quello facciamo, ma soprattutto abbiamo sempre voluto divertirci insieme, è sempre stato il nostro punto di partenza. Vediamo ogni giorno grandi band frammentarsi per via dell’odio e questo lo puoi percepire nei dischi, ma ancor di più nei live. Forse la nostra formula segreta è volerci bene, prenderci cura della nostra band e divertirci insieme. Allo stesso tempo non ci spaventa l’idea di fare qualcosa di diverso, non abbiamo mai pensato di chiuderci in etichette per essere certi di non sbagliare. Anzi, in ogni disco in qualche modo abbiamo fatto passi verso altre direzioni e non ci importa cosa piace, ci importa quello che piace a noi. Il fatto di riuscire a suonare sempre con la freschezza degli inizi è una diretta conseguenza di questo atteggiamento e direi che ne siamo molto fieri.

Preferite la vita in tour o scrivere e registrare canzoni in studio? Per noi diventano un tutt’uno, perché per lo più scriviamo on the road. Ci divertiamo molto a comporre pezzi e fare dischi, ma farlo mentre sei in tour ti dà l’opportunità di capire se i brani funzionano, hai un feedback immediato ed è qualcosa che aiuta ogni artista a fare delle valutazioni strada facendo e prendere decisioni, a volte anche inconsciamente. Nel nostro caso però è anche una questione di sensazioni. Le idee arrivano per lo più muovendosi perché hai molti più stimoli dal mondo esterno e questo aiuta ad essere ispirati per creare nuova musica.

In Italia suonate spesso con altre grandi band. Pochi anni fa con The Killers, oggi con i Sigur Rós, a breve con gli Suede a Roma. Dividere il palco con questi artisti cosa significa? Con quale gruppo vorreste suonare potendo scegliere? Ci è sempre piaciuto suonare con altri, siamo fieri di aver aperto concerti di artisti importanti come i Red Hot Chili Peppers durante il Californication Tour. Abbiamo anche suonato con i Rolling Stones, persino con David Bowie nell’ultima tournée americana. Siamo stati anche molto fortunati perché sono occasioni perfette per imparare. Il nostro obiettivo è sempre “rubare” quanto più possiamo da loro. Sai, prendiamo appunti. Abbiamo suonato anche prima di Springsteen al Rock In Rio di Lisbona di recente.

Ah sì, lo so, ero lì. Avete fatto uno show eccezionale. Ah, eri lì? Sì è stato un bel concerto, gran bel pubblico quello portoghese. Poi però è arrivato il Boss e… Lo sai come va a finire con lui.

Sì beh, lui non è umano, anzi a Lisbona ha dovuto restare entro le 3 ore, non dev’essere stato facile per lui. Scherzi a parte, Boss a parte, non sono sicuro abbiate risposto alla seconda parte della mia domanda però. Ah, dobbiamo scegliere una band? Beh, ad essere onesti l’idea di suonare con i Sigur Rós è qualcosa che ci ha sempre incuriosito. Sono una delle band più interessanti in giro, li ammiriamo molto e soprattutto dal vivo propongono qualcosa che non è facile vedere altrove. Di sicuro questo è uno di quei casi in cui abbiamo l’opportunità di imparare molto.

Mi scuso in anticipo per questa domanda, ma solo di recente ho approfondito la questione che si cela dietro il vostro famoso brano Mr. Writer, scritta in risposta ad un giornalista che non ha avuto buone parole per voi. Come descrivereste il vostro rapporto con la stampa adesso che di tempo ne è passato un po’? Ne è passato parecchio, decisamente sì. In venti anni diciamo che fai in tempo a dimenticarti anche cosa è accaduto. No, seriamente, non abbiamo mai avuto davvero problemi con i media. Abbiamo sempre lavorato bene sia con la tv, sia con le radio ma anche con la stampa stessa. Per Mr. Writer si è trattato di una singola persona, la canzone è del 1999 e parla di qualcosa che forse è durato 20-30 minuti, quindi per fortuna non ha ripercussioni oggi a quasi vent’anni di distanza. Abbiamo alzato un polverone a suo tempo, ma ora funziona tutto alla grande, basta avere a che fare con persone che sanno fare il proprio lavoro, così come noi vogliamo fare bene il nostro. Avere rispetto reciproco è fondamentale in questi casi.

Sono d’accordo. Io “la racconterò così com’è”, per parafrasare la canzone. Lo giuro. (Ridono, ndr) Beh lo speriamo, così noi non dovremo scrivere una Mr. Writer contro di te.

Ottimo! Torniamo un attimo seri e parliamo del vostro futuro. Il tour mondiale sta per finire, a settembre ci saranno gli ultimi concerti. Avete piani o vi prenderete una pausa? Quando fai un mestiere bello come il nostro, quando lo apprezzi fino in fondo, non hai davvero bisogno di pause. Nel nostro caso in particolare non stiamo mai lontani da casa per troppo tempo. Ci organizziamo bene e facciamo avanti e indietro, tra partenze e rientri riusciamo a non sentire mai il bisogno di fermarci. E anche per quanto riguarda i dischi ci piace non lasciar passare troppo tempo per non perdere nessuno spunto. Infatti a settembre abbiamo già intenzione di iniziare i lavori per il nuovo album e con ogni probabilità la prossima estate saremo di nuovo in tour per farvi ascoltare qualcosa di nuovo. Di sicuro in Italia ci passeremo, quindi i concerti di Monza e Roma sono un arrivederci a presto.

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