Interviste

Stereophonics 2010

TUTTO A POSTO

Ci siamo fatti un’idea sbagliata di Kelly Jones. È un bravo guaglione, tutto lavoro e famiglia, altro che attaccabrighe. Oddio, qualche scazzottata ogni tanto ci scappa, ma si tratta solo di spiacevoli episodi. Del resto già il titolo del nuovo album dei suoi Stereophonics (Keep Calm & Carry On, uscito il 29/01) è un chiaro indizio di come la pensi. Ecco cosa ci ha raccontato in una “tranquilla” giornata di gennaio, tra una prova e una corsa a scuola dalle figlie.

di Susanna La Polla

Il Sunday Times ha definito Keep Calm & Carry On “il miglior album inciso dagli Stereophonics sinora”, mentre l’Independent scrive che “dopotutto ciò che lo attraversa è la confusione”. In effetti nell’album suonate diversi generi di rock, i pezzi sono molto diversi tra loro. Eravate confusi o è stato il nuovo produttore Jim Abyss (già al fianco di Kasabian e Arctic Monkeys) a portarvi in questa direzione? Jim non c’entra, perché ho prodotto il disco insieme a lui. In realtà ogni nota di ogni singolo disco che abbiamo inciso parte da me. Abyss lo abbiamo scelto semplicemente perché, dopo tre album con Jim Lowe, volevamo un nuovo produttore. Ne abbiamo provati un po’, poi ho lavorato con Jim, abbiamo realizzato dei demo insieme e il sound che ne è uscito mi è piaciuto molto. Così abbiamo prodotto Keep Calm & Carry On insieme.

Quali musicisti hanno influenzato il sound del nuovo disco? Io ascolto Tom Waits, quindi certamente lui, ma anche i Breeders e i Pixies. Ma potremmo anche essere stati influenzati da Dj Shadow, Tom Petty o i Jam, gli Aztec Camera, gli Arctic Monkeys. Ascoltiamo davvero un sacco di musica, potrebbe averci influenzato chiunque.

Come avete scelto il titolo dell’album? Mi sono ispirato ad un vecchio poster di propaganda della Seconda Guerra Mondiale, che non è mai stato usato e che ritrae persone durante quei tempi bui, un’immagine che è stata riprodotta anche su stampe e cartoline. Era nella vetrina di un negozio dietro l’angolo di casa mia, a Londra. Mi piaceva la frase e pensavo fosse appropriata per molte delle canzoni del disco, che veicolasse lo stesso messaggio positivo e incoraggiante, ecco perché l’ho scelta.

In realtà trovo che nella maggior parte dei brani di Keep Calm & Carry On si avverta una sorta di disillusione ricorrente verso il mondo: chiedi che le vostre anime vengano salvate (Trouble), che ti venga mostrata la luce (Show Me How) e se esista ancora la speranza (100 Mph). Il brano più ottimista è forse Live and Love dove dici “Sii quello che vuoi essere, non aver paura di sognare”. Credi di essere diventato quello che volevi o sei ancora insoddisfatto? Nelle mie canzoni non parlo sempre e necessariamente di me stesso, ma anche di altri. Sicuramente sono storie realmente vissute. In questo momento della mia vita sono felice con la mia band e sono soddisfatto di dove sono arrivato. Quelle che metto nelle liriche sono tutte storie vere che possono riguardare il mio presente, esperienze da me vissute in passato, oppure possono riguardare altri. E soprattutto sono aperte all’interpretazione.

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