Interviste

I Subsonica vogliono che il tour nei club sia «una festa molto particolare»

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di Stefano Gilardino
Foto di Chiara Mirelli

Un tour autunnale nei palazzetti, innovativo e all’avanguardia. Un tour estivo per festival e location all’aperto. E ora un nuovo tour, ma nei club. Una nave in una foresta, l’ultimo album dei Subsonica, ha compiuto un anno e la band continua a portarlo in giro per l’Italia, ma in venue più piccole. Perché così c’è più gusto. (Intervista tratta dal numero 80 di Onstage Magazine, novembre/dicembre 2015)

L’occasione per tornare a parlare dei (e coi) Subsonica è l’imminente tour del quintetto torinese che, al contrario del solito, farà tappa solamente nei club italiani, una dimensione ormai insolita per una delle band più amate e famose del panorama pop e rock italiano. Ma era giusto dare a Una nave in una foresta la possibilità di risuonare anche in locali più piccoli dei palazzetti e dei grandi spazi estivi. Anche se la scaletta sarà una grande sorpresa per tutti i fan, una specie di best of molto particolare. Abbiamo parlato di questo e molto altro con il chitarrista e produttore Max Casacci.

Partiamo dalla notizia vera e propria, ossia da questo tour nei club a dimensioni ridotte. Più che ridotte direi ravvicinate. Mi sembra il termine migliore per descrivere la nuova avventura dei Subsonica. Non ci capita spesso di suonare in situazioni diverse da quelle dei palazzetti ormai, se non quando siamo all’estero, ed è comunque una situazione che ci affascina ancora molto. Ad Amsterdam, per esempio, abbiamo suonato nella sala piccola del Melkweg, dove si esibirono anche gli Stones, tanto per dire, ed è molto appagante poter vedere la gente in faccia, sentire il calore dei fan assiepati sulle transenne a pochi centimetri da te. Vorremmo ritrovare quel gusto anche in Italia, è una soddisfazione che ci vogliamo regalare.

Come si prepara un tour del genere? Quali sono, se ci sono, le differenze con i concerti in spazi molto più grandi? Si prepara quasi allo stesso modo, anche se in questo caso puoi concederti molte più sfumature e delle libertà che in certe situazioni non hai. Nell’ultimo club tour che abbiamo fatto, nel 2007, siamo riusciti a suonare dei brani inediti strumentali, quasi delle piccole sperimentazioni testate direttamente live per saggiarne l’effetto. In questo nuovo giro d’Italia, invece, proporremo una storia cronologica della carriera della band, suonando tre canzoni per ogni album pubblicato, dal più vecchio al più recente. Non è così semplice come può sembrare perché le nostre scalette live sono frutto di lunghissime prove e discussioni, vogliamo che l’onda sonora generata dai nostri pezzi sia perfetta, con pezzi più dance e ritmati alternati a qualche pausa strategica. Insomma, di solito mettiamo in fila i pezzi che vogliamo suonare sul computer, li ascoltiamo tutti e cerchiamo di capire cosa funziona e cosa no, togliendo, spostando, ricostruendo… Ecco, se ci può essere una differenza è che i palazzetti hanno bisogno di una certa robustezza di suono che i club invece non necessitano, ma sono piccole sfumature. Il lungo lavoro di scelta e di sequenza dei brani resta lo stesso, in pratica.

E dal punto di vista scenografico, invece? I vostri ultimi concerti erano molto imponenti anche in quel senso. Nei palazzetti il problema è quasi sempre lo stesso, si tratta di riempire un luogo vuoto con la tua scenografia e i tuoi effetti, mentre nei club è più difficile prevedere delle scenografie, a meno che non si tratti di cose modulari come abbiamo fatto in passato. Per cercare di mantenere una continuità con quanto è successo negli ultimi concerti, saremo equipaggiati solamente con un’illuminazione a led. Non sempre i club hanno una dotazione illuminotecnica sufficiente, quindi toccherà adattarsi di volta in volta.

Prima mi parlavi della scelta di proporre tre brani per ogni disco pubblicato. Immagino non si tratti solo dei singoli, giusto? Assolutamente, sarebbe un po’ troppo scontato e non è il motivo per il quale abbiamo scelto una scaletta del genere. Ci interessa anche proporre canzoni che, nel corso degli anni, sono state un po’ abbandonate e che invece il nostro pubblico vorrebbe risentire dal vivo. Tenteremo di regalare una panoramica esauriente del nostro repertorio, proponendo sia i classici che non possono restare fuori, ma con un occhio di riguardo per certe cose meno conosciute. Il vero motore di questo tour è il piacere di suonare live, vogliamo che sia una festa molto particolare.

È difficile mettere d’accordo i cinque Subsonica? Non troppo, veniamo da anni di concerti e sappiamo bene come costruire un concerto schiacciasassi, cosa funziona e cosa no, quali scelte fare quando si prepara un live. Poi, certamente, si cerca di venire incontro alle esigenze di ognuno, ci sono brani che qualcuno non vuole più suonare o cantare, altri che non si amalgamano bene con il resto, ma in linea di massima siamo sempre tutti d’accordo sulle scelte. Dietro a una bella scaletta, comunque, ci sono giorni di lavoro e confronto, con la partecipazione più o meno di tutti. Diciamo che c’è chi ha voglia di smazzarsi la fatica e chi ne ha meno.

Tu da che parte stai? Io lo faccio spesso, anche se magari non ne ho voglia (ride, ndr). In tutti i casi, stavolta, i paletti erano ancora maggiori, visto che dovevamo scegliere tre pezzi per ogni disco.

Avete parlato anche di qualche sorpresa. Di che si tratta? Cose molto semplici in verità, suoneremo anche qualche pezzo meno conosciuto alla fine del concerto, tutto ancora da decidere. Niente inediti, come la volta scorsa, non avremmo il tempo per prepararli a dovere.

Nel 2016 cadrà il ventennale del gruppo, quindi questo tour sarà una specie di antipasto per qualcosa di più sostanzioso. Sbaglio? Non sbagli per niente, fa impressione pensarci ma l’anno prossimo compiamo 20 anni, quasi tutti passati con la stessa formazione, se si eccettua il cambio tra Pierfunk e Vicio, che comunque è con noi da oltre tre lustri. Ci abbiamo ovviamente pensato, anche se per ora non ci sono celebrazioni già fissate. Faremo certamente qualcosa, vogliamo festeggiare con tutti gli amici e i fan, ci penseremo a tempo debito. Diciamo che già questo tour finirà nell’anno del ventennale, quindi le celebrazioni possono anche iniziare nei club dove suoneremo.

È scontato chiederti che ne pensi di questa ricorrenza, ma lo faccio lo stesso… Sono scontato anche io nel risponderti e dico che mai mi sarei immaginato di essere qui nel 2015 a parlare dei Subsonica. Almeno per i primi dieci anni, tutto è stato incredibile e ogni conquista ci è parsa un limite quasi insuperabile. Poi, abbiamo cominciato a pianificare meglio il nostro futuro e a gestire il successo e la carriera in maniera differente, ma pur sempre con meraviglia e senso di sorpresa. Non c’era un precedente, quando abbiamo iniziato: il nostro è stato un percorso quasi inedito, almeno per una rock band di un certo genere. Un grosso vantaggio per noi, è arrivato quando la televisione musicale, MTV su tutte, ha gettato lo scompiglio nella discografia. È stato un trampolino di lancio incredibile, si è creata una piattaforma di popolarità che prima non esisteva e ha permesso a una generazione di gruppi italiani di entrare nella vita di milioni di ragazzi. Un pubblico generalista composto soprattutto da chi non comprava le riviste musicali o non seguiva le varie scene in maniera precisa, ma che era pronto a recepire questo tipo di novità.

MTV ha percepito un certo umore che la discografia tradizionale non riusciva a captare. Esatto, si è inceppato leggermente il meccanismo classico e prima che la cosiddetta musica pop si adeguasse a quel tipo di mezzo di espressione siamo passati noi, usufruendo di un’esposizione mediatica impensabile al giorno d’oggi. MTV aveva molta necessità di materiale fresco di band locali con le quali comporre palinsesti e da alternare a quella che all’epoca veniva definita musica alternativa, quindi i nostri clip sono diventati una presenza fissa su quella rete, con una programmazione massiccia che ha aiutato noi e molti altri a entrare nelle case di migliaia di ragazzi. È durato poco, giusto qualche anno, ma è servito a regalarci uno zoccolo duro che ancora ci segue e supporta dopo così tanto tempo.

Quello che è mancato, a mio avviso, è un ricambio generazionale. Ci sono pochi nuovi Subsonica in giro. I Verdena sono forse l’ultima band di quella generazione anni Novanta. Dopo, il mercato tradizionale ha ripreso pieno possesso di ogni mezzo mediatico, impedendo di fatto un ricambio, come lo chiami tu. Mi vengono in mente i Ministri e pochi altri, al giorno d’oggi, che hanno un successo di pubblico soddisfacente, e credo sia da imputare proprio a ciò di cui parlavo prima. Ora, complice anche un rumore di fondo quasi assordante, per una band è molto difficile farsi notare in mezzo al mucchio e a pagarne le conseguenze sono anche bravi musicisti che meriterebbero più attenzione. Probabilmente si dovrà aspettare un’altra congiuntura favorevole, un nuovo stargate come quello degli anni Novanta.

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