Interviste

Sud Sound System «Oggi c’è maggior attenzione verso quello che parte dal sud»

I Sud Sound System, pionieri del raggamuffin italiano, celebrano quest’anno i vent’anni di carriera con la pubblicazione di un Best of e un tour estivo che, come sempre, farà ballare l’Italia.

I Sud Sound System, pionieri del raggamuffin italiano, celebrano quest’anno i vent’anni di carriera con la pubblicazione di un Best of e un tour estivo che, come sempre, farà ballare l’Italia grazie a quella miscela di ritmi giamaicani e sonorità salentine che ha dato uno scossone ala nostra cultura musicale.

Quando il 21 gennaio del 1989, al centro sociale Leoncavallo di Milano, salirono per la prima volta sul palco, i Sud Sound System non si sarebbero mai immaginati di trovarsi, vent’anni dopo, ad essere un riferimento indiscusso della scena reggae italiana. Un successo meritato, grazie alla novità portata dal loro sound. «Abbiamo cominciato a comporre mescolando la tradizione giamaicana e quella salentina, iniziando a cantare in dialetto, contaminando il nostro Dna con la musica caraibica, cercando di creare qualcosa di meraviglioso». Una miscela vincente, con quel legame alle «radici ca tieni» che ha permesso ai SSS di risvegliare «la tradizione musicale del Salento, un tempo appannata, facendo di questa terra un nuovo punto di riferimento». E così la Puglia è diventata la culla di una nuova cultura musicale. «È una zona ricca di artisti e creatività. All’inizio ognuno suonava dove e come voleva, oggi i festival sono organizzati bene e non si accavallano. C’è più collaborazione, che porta ad avere un concerto ogni giorno per tutta l’estate con il meglio della scena reggae italiana ed internazionale».
Il live è sicuramente l’aspetto che più caratterizza il progetto Sud Sound System. Potenti, colorati, coinvolgenti, i loro spettacoli sono un appuntamento imperdibile. «Ci ispiriamo ai live di Capleton, Anthony B, Beenie Man, Toots & The Maytals, e a tutte quelle band giamaicane dove l’energia della musica diventa fuoco che purifica e unisce le masse. Si stravolge il suono per adattarlo al live, per avere un forte impatto sulla gente, per farla ballare. Passiamo dal reggae al raggamuffin, da brano a brano, senza fermarci mai». Un lungo viaggio da fare ogni sera, sul palco, con i fan. «Il nostro pubblico ha un’importanza fondamentale. Abbiamo un supporter, presidente anche del nostro fan club, affetto da distrofia muscolare che ci segue da sempre. Attraverso la nostra musica e la sua forza, ha creato un progetto grandioso che porta avanti con tanta passione e amore. Ci riempie di emozione e gioia, perché i nostri fan sono nati e crescono con le nostre canzoni, anche i meno fortunati ma più sensibili ai significati».
Emozioni, sudore e passione. Elementi fondamentali di un progetto sigillato ora da un Best Of che racchiude il meglio degli ultimi dieci anni attraverso «i pezzi che hanno fatto la nostra storia, oltre ai due inediti Vola via e Mai come ora. Quest’ultimo brano vede la collaborazione di Rubens, un nuovo cantante che ci piace molto. Inoltre, c’è anche un remake di Le radici ca tieni, arrangiata con il gruppo giamaicano T.O.K.». Una bella occasione per celebrare al meglio una carriera e, soprattutto, degli artisti le cui motivazioni – a distanza di vent’anni – sono rimaste intatte. «Negli anni si cresce artisticamente e si cerca di abbellire la propria musica, ma si mantiene sempre la naturale espressività che è all’origine del nostro successo. Oggi, rispetto a vent’anni fa, il musicista è decisamente più rispettato anche se sceglie di esprimersi in dialetto. Prima si guadagnavano spessore e notorietà con il supporto dei centri sociali, che erano come dei club e ti permettevano di suonare e girare. Oggi c’è maggior attenzione verso quello che parte dal sud e si muove intorno a questo nostro stile musicale». In quella sera di vent’anni fa al Leoncavallo, quindi, non si è dato il via solo a un viaggio stupendo come quello dei Sud Sound System, ma si è permesso a una cultura di prendere in mano il proprio futuro.

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