Interviste

Sum 41 2010

LA SOMMA DI UN PO’ DI COSE

Non si conosce la data precisa, ma è certo che nel 2011 uscirà il sesto disco in studio dei Sum 41, una delle più prolifiche punk band americane. Annunciato da tempo, Screaming Bloody Murder segnerà una svolta per il gruppo, pronto a regalarci un assaggio dei nuovi brani (a Milano, dove arriva come headliner dell’Eastpak Antidote Tour). In anticipo su tutti, ci siamo fatti svelare qualche segreto sul nuovo disco da Deryck “Bizzy D” Whibley, anima dei Sum 41.

di Nicola Lucchetta

Nel 2010 avete suonato moltissimo in Europa. Ben tre volte in Italia, contando anche la data di novembre. Un record? Era da un bel po’ di tempo che i Sum 41 non capitavano in Europa, in particolar modo dalle vostre parti. Mi mancava l’Italia! Per questo abbiamo deciso di venire a suonare la scorsa primavera al Give It A Name di Milano e quest’estate all’I-Day di Bologna. Torniamo a novembre come headliner dell’Eastpak Antidote Tour e non vedo l’ora di divertirmi come un pazzo con voi. I fan italiani sono strepitosi, alcuni dei nostri migliori concerti li abbiamo fatti proprio da voi! A Bologna, a settembre, sotto il palco c’era un pandemonio incredibile, ho perso il conto di quanti ragazzi abbiano fatto crowd surfing in due minuti di concerto. Sensazioni forti, ecco cosa proviamo dal palco quando vediamo i nostri fan italiani in delirio.

Pubblicherete un nuovo disco nel corso del 2011. Molte voci, spesso contrastanti, sono circolate a riguardo. Il titolo sarà Screaming Bloody Murder? Puoi confermare definitivamente alcuni dettagli a riguardo? La prima conferma è proprio il titolo: si chiama Screaming Bloody Murder. È diverso rispetto al passato, perché contiene musiche e soluzioni che mai avevamo utilizzato e proposto fino a questo momento. Non è uno di quei dischi in cui c’è uno stile comune per tutte le canzoni. Ogni brano ha una sua entità distinta e riconoscibile, non c’è un filo conduttore. Per la produzione artistica all’inizio volevamo rivolgerci ad un producer. Ne abbiamo provati diversi ma alla fine la cosa, per dirla in poche parole, non funzionava. Di fronte a questa emergenza, abbiamo scelto di autoprodurci. Certo, diventare i producer di noi stessi era un rischio, ma non avevamo alternative.

Nei progetti iniziali, l’album doveva uscire nel 2010. Come mai questo ritardo? Ci sono molte ragioni. Innanzitutto il discorso relativo al produttore: è stato un fattore che ha pesato moltissimo e ha allungato i tempi. E poi abbiamo incontrato qualche difficoltà nello scegliere quali canzoni inserire nella tracklist di Screaming Bloody Murder tra le molte che avevamo scritto e provato. Infine, la nostra etichetta: alla luce di quanto ho appena detto, ha scelto di posticipare l’uscita del disco per lavorare al meglio con la promozione.

Possiamo dire che Screaming Bloody Murder segna un’evoluzione rispetto ad Underclass Hero? Non parlerei di evoluzione, la parola più corretta è cambiamento. Non ci sarà alcun collegamento con Underclass Hero e – ti potrà sembrare strano è con buona parte di quanto i Sum 41 hanno proposto finora. Skumfuk, il brano che è iniziato a circolare su YouTube alcune settimane fa, non è un compendio di quanto si potrà trovare nel nostro nuovo album, anche se la parte con pianoforte e voce pulita è un segnale di questo cambiamento. Nelle varie tracce di Screaming Bloody Murder ci sono così tanti stili e suoni differenti che è impossibile riassumerli e racchiuderli in un singolo brano.

I Sum 41 hanno sempre avuto un forte legame con i loro fan. Pensate che dopo 16 anni di carriera sia ancora importante non dimenticarsi delle proprie radici? Il rapporto con il nostro pubblico è una cosa che ci ha sempre affascinato e coinvolto in prima persona. Prima di tutto, noi siamo i fan dei nostri stessi fan. Siamo grati a coloro che ci seguono e abbiamo sempre provato riconoscenza e rispetto nei loro confronti, sin dall’inizio della nostra carriera. Se dopo così tanto tempo abbiamo ancora un seguito così vasto, la cosa ci rende solamente fieri ed eccitati: ai Sum 41 non resta che ringraziare ognuno di loro in ogni modo possibile.

Siete membri del Canadian Music Creators Coalition, un gruppo di musicisti canadesi che lavora per la promozione della musica nell’ottica delle nuove frontiere digitali. Cosa pensi del futuro del music business e di quelli della vecchia scuola che credono che etichette e associazioni, come ad esempio la RIAA, debbano lavorare più duramente per difendere i diritti dei musicisti? Penso che il business che ruota attorno al mondo della musica sia totalmente cambiato già da un bel pezzo, ma buona parte delle persone che sono coinvolte non vogliono rendersene conto. Come organizzazione, e personalmente come musicista, penso sia diritto di ogni nuova band avere la possibilità di emergere dall’underground. Se non dai loro una possibilità, è inevitabile che tutto il sistema vada a farsi fottere.

Un’ultima domanda, sul tuo stato di salute. Lo scorso agosto, dopo una scazzottata in Giappone, sei stato ricoverato. Come stai ora? Adesso le cose stanno andando meglio, anche se ad oggi non sono ancora pienamente in forma. La rissa in Giappone è stata una brutta botta e per fortuna abbiamo cancellato solamente una manciata di date. Ma la cosa che mi rende felice è il fatto che le mie condizioni di salute migliorino di giorno in giorno.

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