Interviste

The Black Eyed Peas giugno 2010

THE ENERGY IS STILL THE SAME

In molti hanno pensato che il titolo dell’ultimo album dei Black Eyed Peas – The E.N.D, acronimo di “The Energy Never Dies” – non significasse molto. Sembrava più che altro una trovata linguistica. Ma dopo averli incontrati di persona (a Milano, lo scorso maggio) il sospetto si è rivelato infondato. Da qualunque parte li si prenda, “energia” è la parola chiave di tutti i discorsi dei 4 californiani, che trasudano entusiasmo da tutti i pori. Nonostante un finale commovente.

di Gianni Olfeni

L’albergo che ospita i Black Eyed Peas è nella zona più chic di Milano, nella centralissima via Gesù, a due passi (di numero) da Montenapoleone. Turisti e businessman stranieri riempiono la hall – con una buona prevalenza di arabi e russi – rendendo l’atmosfera decisamente internazionale. Quale ambiente migliore per la conferenza stampa del quartetto californiano, una delle formazioni più eterogenee da un punto di vista culturale che il pop abbia mai espresso? Saranno loro stessi ad affrontare l’argomento durante l’incontro con i giornalisti. “Fin dall’inizio siamo stati una band dal respiro internazionale perché proveniamo da culture diverse. Aprirci al mondo è sempre stata una priorità e abbiamo iniziato subito: prima ancora di un contratto discografico, avevamo una fan base in molte parti del mondo” dirà Taboo.

E’ il giorno della data milanese del “The E.N.D. World Tour” e i Black Eyed Peas si presentano naturalmente in grande ritardo. I pochi giornalisti (stampa) invitati sono parecchio scocciati – uno fa il fenomeno e va via in segno di protesta – ma basta un sorriso di Fergie, che entra accompagnata da Apl.de.ap e Taboo (Will.I.Am arriverà più tardi), per placare gli animi. Si parte parlando della svolta elettronica dell’ultimo disco. Qualcuno chiede se la decisione di strizzare l’occhio a quel genere fosse premeditata. “Le cose nei Black Eyed Peas si evolvono in modo naturale” risponde Fergie. “La musica che gira adesso nei club è molto eccitante, è una sorta di energetica fusione tra dance e rock e crediamo sia la novità in assoluto più interessante. Anche perché coinvolge anche la moda, l’arte, la cultura, è un vero e proprio movimento”. Ma quindi vi aspettavate di incidere un disco dance prima di entrare in studio oppure no? Ci pensa Apl a chiarire il concetto: Non avevamo alcuna aspettativa su The E.N.D., volevamo solo fare qualcosa che ci piacesse, che ci rappresentasse a prescindere dal genere e fosse piacevole da suonare live”.

Va bene la musica elettronica – sostiene uno dei presenti – ma in passato i Black Eyed Peas hanno mostrato una certa apertura quanto a generi musicali, vedi la collaborazione con Sergio Mendes. Molta della musica che ci ha ispirato in questi anni l’abbiamo ascoltata viaggiando” sostiene Taboo. “Musiche indiane, folk filippino, ritmi sudamericani, persino la musica italiana ci ha influenzato, l’importante è che ci sia energia. Non sai mai cosa può succedere da questo punto di vista con i Black Eyed Peas”. A proposito di musica italiana, qualcuno fa notare che Fergie ha persino interpretato Quando, quando, quando di Tony Renis per la colonna sonora di Nine. “Tony è un amico da tanti anni – risponde Fergie – l’abbiamo conosciuto a Sanremo. Volevamo omaggiare la cultura e la lingua italiana e abbiamo scelto il suo brano. Mi sono dovuta impegnare molto per mascherate il mio pessimo accento”.

Quando si parla con certi personaggi, arriva sempre il momento di chiedere il “segreto” del loro successo. Quanti e quali sono per i Black Eyed Peas? “Credo che la nostra grande amicizia sia fondamentale, perché si trasforma in energia e passione. Tutti noi abbiamo dei progetti solisti, ma la band resta il nostro punto di riferimento perché siamo un gruppo di amici”. Taboo sta ancora parlando quando viene interrotto dall’ingresso di Will.I.Am. Neanche il tempo di farlo sedere che gli viene posta la stessa domanda: Will qual è il vostro segreto? “Mmh.. la nostra amicizia. L’hanno già detto?” Si Will, Taboo stava proprio parlando di questo…”Allora dico che il nostro segreto è che ci divertiamo molto, ridiamo e non ci prendiamo mai troppo sul serio. Hanno già detto anche questo?” No, questo no. “Yahoooo!”. Will.I.Am ha carisma da farci un negozio e monopolizza l’attenzione di tutti. “In realtà in studio siamo molto precisi, mentre sul palco vogliamo solo divertirci, capita che in mezzo ad una canzone scoppiamo a ridere senza un motivo.” Beati voi.

Al momento della conferenza, i B.E.P. sono già stati confermati come headliner di una delle giornate dell’Heineken Jammin’ Festival.  L’argomento non poteva essere tirato fuori che da Onstage… Che differenza c’è tra suonare nei concerti di un tour e in un festival? “L’energia è diversa” risponde Taboo. “Vedere la gente sporca e sudata di un festival da una carica pazzesca. Non che al chiuso sia brutto, anzi senti la gente addosso e questo ti trasmette energia, ma nei grandi raduni all’aperto tutti saltano, fanno crowdsurfing, è un delirio”. “Nei festival abbiamo molti meno effetti speciali, meno luci, quindi tutto si sposta sulla musica, sulle canzoni” aggiunge Apl.de.ap. Quindi vi piace suonare nei festival? Will approva con un cenno della testa per poi aggiungere, in versione Paul Cayard, che “nei concerti hai sempre il vento che soffia nella direzione giusta, mentre nei raduni ci vuole molta più fatica per far navigare la barca. Tra il pubblico ci sono anche fan di altre band che ‘ringhiano’ mentre stai suonando e ti fanno venire voglia di ringhiare a tua volta. Se suonassimo con i Metallica ci sarebbe molta gente a farci il ‘ficcone’ e noi risponderemmo allo stesso modo”. Concetto chiarissimo. Quindi un festival è una sorta di piacevole sfida, è questa la parte migliore? “In realtà la cosa bella dei festival è incontrare gli altri musicisti, molti diventano nostri amici. Ogni volta che partecipiamo ad un raduno nascono relazioni che spesso rimangono stabili nel tempo” chiarisce Taboo. E tra gli ospiti della “vostra” giornata dell’Heineken c’è qualche artista/band con cui avete rapporti? “In passato abbiamo condiviso il palco con i Massive Attack” ribatte secco Will. Non sembra proprio una dichiarazione d’amore.

La conferenza stampa si svolge in un clima disteso e cordiale – a chiacchiere concluse Fergie e Taboo hanno salutato tutti i presenti con una stretta di mano – ma sul finale affiora un velo di commozione. Il 25 giugno si celebra il primo anniversario della scomparsa di Michael Jackson e non si può fare a meno di chiedere a Will della sua collaborazione con il Re del Pop. “Io e Michael abbiamo lavorato a 6 canzoni. Erano a buon punto, ma non verranno mai concluse perché non potrei farlo senza la sua approvazione. Lavorare con Michael è stato fantastico, era una persona intelligente, gentile, divertente, timida, eccentrica, profonda”. Passa qualche secondo nel silenzio più assoluto. Nessuno ha più voglia di dire niente.

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