Interviste

Cranberries, intervista a Noel

YOU BETTER BELIEVE WHAT I SAY

Dopo le molte reunion di band che hanno vissuto il proprio apice negli anni 80, è arrivato il momento di chi ha raggiunto l’Olimpo nel decennio successivo? I Cranberries hanno forse inaugurato una moda, ma possiamo stare certi della credibilità di questa sfida. Parola di Noel Hogan (chitarrista nonché autore principale della band insieme a Dolores O’Riordan), raggiunto telefonicamente a poche settimane dal concerto di Milano.

di Marco Rigamonti

Ci sono tanti modi per descrivere gli anni Novanta. Uno dei più semplici ed immediati consiste nel cliccare un paio di volte su un file chiamato “The Cranberries – Dreams”, che tutti dovrebbero avere nel proprio archivio musicale. Si tratta di un pezzo magico e universale, ignorato al momento dell’uscita mai poi utilizzato come colonna sonora in una valanga di occasioni in quel di Hollywood: di canzoni che rimangono così immuni allo scorrere del tempo non ne sono state scritte tante. Un breve ripassino per chi (non si sa come) si fosse dimenticato dei Cranberries: band irlandese formata nel 1990 dai fratelli Noel e Mike Hogan (chitarra e basso), Fergal Lawler (batteria) e Dolores O’Riordan (voce), debutta nel 1992 con Everybody Else Is Doing It, So Why Can’t We? e raggiunge il successo due anni dopo con No Need To Argue che contiene una hit del calibro di Zombie. To The Faithful Departed, del 1996, non riesce a bissare le vendite del suo predecessore e una certa spirale discendente continua con i successivi Bury The Hatchet (1999) e Wake Up And Smell The Coffee (2001): il greatest hits (Stars) del 2002 chiude la prima parte della carriera del gruppo, visto che il lavoro in studio dell’anno successivo non vedrà mai la luce. A quel punto Dolores opta per una carriera solista che produrrà due album e poche soddisfazioni, Noel si dedica a due progetti (Mono Band e Arkitekt) e Lawler collabora con altri artisti come musicista e come produttore. Nell’agosto dell’anno scorso l’annuncio di Dolores: i Cranberries si riuniranno per un tour nel Nord America e in Europa. Ma la vera notizia è che la reunion non proseguirà in studio e culminerà nell’incisione di un nuovo disco. Adesso che vi siete rinfrescati la memoria, siete pronti per leggere l’intervista.

Bentornati Noel! Come sta Dolores? (di recente alcune date del tour sono state cancellate per via di un’infezione alle corde vocali rimediata dalla cantante, nda). Si sta lentamente riprendendo, penso che sarà in ottima forma per l’inizio del tour europeo. Purtroppo la nostra agenda ultimamente è stata abbastanza impegnativa, non ci siamo fermati un minuto, abbiamo preso decine di aerei e queste cose succedono. Sfortunatamente abbiamo dovuto cancellare alcun date in Sud America, ma le recupereremo a settembre.

È passato tanto tempo dal 2003, anno in cui avete deciso di sciogliervi. Se guardi indietro ora, quale pensi che sia stata la causa principale della separazione? Credo che non ci fosse una ragione sola, ma piuttosto un insieme di motivazioni. Anzitutto cominciavano a prevalere le nostre singole personalità sulla band e ognuno era più propenso a seguire il proprio percorso piuttosto che badare all’equilibrio generale, fondamentale in un gruppo. Questo ha fatto si che quando siamo entrati in studio per registrare il seguito di Wake Up And Smell The Coffee non ci fosse il giusto feeling; tutti i pezzi che venivano fuori suonavano come copie banali di quello che avevamo già fatto in passato. Inoltre siamo stati insieme per più di dieci anni e questo significava andare in tour e stare lontani dalle nostre famiglie che si stavano ampliando. Sentivamo di non potere continuare a quei ritmi in quel momento.

Quindi è stata una decisione democratica e pacifica? Completamente, ci siamo parlati e abbiamo capito che era la cosa giusta da fare.

Leggi il resto dell’intervista a Noel Hogan sul numero di marzo di Onstage Magazine. Clicca qui

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