Interviste

The Hives a Rock In IdRho Howlin’ Pelle Almqvist presenta Lex Hives

Lex Hives e la nuova fatica dei cinque svedesi. In attesa della perfomance a Rock In IdRho Preview del 13 giugno, abbiamo fatto qualche domanda a Howlin’ Pelle Almqvist.

The Hives Rock In IdRho intevista PelleNati come una semplice garage band sull’onda del rinnovato successo del punk negli anni 90, gli Hives si sono ben presto trasformati in una band capace di piazzare dischi in cima alle classifiche di mezzo mondo. Dove è molto probabile che finisca pure Lex Hives, nuova fatica dei cinque svedesi in uscita il 5 giugno. In attesa della perfomance degli Hives a Rock In IdRho Preview (leggi qui il programma) – insieme a The Offspring (leggi l’intervista a Noodles), Billy Talent (leggi l’intervista a Benjamin Kowalewicz) e Lag Wagon – del 13 giugno, abbiamo fatto qualche domanda al cantante Howlin’ Pelle Almqvist.

A differenza dello scorso disco, The Black And White Album, in cui avevate collaborato con diversi produttori come Jacknife Lee e, addirittura, Neptunes e Timbaland, stavolta avete scelto di fare tutto da soli. Ci sembrava l’occasione adatta per riuscire finalmente a produrci un disco, anche per celebrare la nostra label personale, Disque Hives. Ci siamo sempre trovati bene con altri collaboratori, ma questa volta abbiamo pensato che fosse necessario provare a decidere personalmente ogni aspetto produttivo di Lex Hives. Tutto sommato, vista la qualità del disco credo che ci siamo riusciti, no? Siamo molto soddisfatti, inutile negarlo, anche se è stato un grosso lavoro quello di mettere d’accordo cinque teste. Alla fine, pensandoci bene, tutto il tempo che abbiamo risparmiato evitando di uniformarci ai ritmi di lavoro degli altri, lo abbiamo perso a discutere tra di noi. (ride, ndr)

Ho letto che però esistono dei brani prodotti da Josh Homme dei Queens Of The Stone Age. È vero, ma non sappiamo ancora bene che fine faranno, è più probabile che escano nella versione deluxe del disco, anche se non siamo ancora certi. È stato un grande piacere lavorare con Josh, è un musicista che stimiamo immensamente oltre che un produttore capace di metterti nelle condizioni migliori per ottenere ciò che desideri.

Nonostante questo sia un disco molto alla Hives, avete fatto comunque dei passi avanti notevoli inserendo anche strumenti inconsueti per voi, come la sezione fiati. Mi fa piacere che tu lo dica perché era proprio ciò che volevamo ottenere. Continuità col passato e soluzioni inedite che aggiungessero qualcosa al nostro classico sound. Tutti i pezzi suonano come gli Hives e sono perfettamente riconoscibili, ma hanno arrangiamenti differenti o qualcosa di particolare che li contraddistingue. La sezione fiati è una cosa che ci ha sempre affascinati, troviamo che sia davvero rock’n’roll. Nolte band in passato ne hanno fatto uso per cui appena ci è capitata l’occasione l’abbiamo presa al balzo.

Dopo Tyrannosaurus Hives, è la seconda volta che usate il latino come lingua per un titolo di un vostro disco. Che vuoi che ti dica (ride, ndr)? Ci troviamo bene con il latino, dà un tocco accademico e serio ai nostri dischi. La volta scorsa, però, era un semplcie riferito a un animale preistorico, stavolta invece abbiamo voluto comporre le nostre tavole della legge da rispettare. Sto esagerando?

No tranquillo, è molto rock’n’roll! Ho letto che avete registrato agli Hansa Studios di Berlino per ricercare il suono della batteria che aveva Iggy Pop a fine anni Settanta. Confermo tutto. Volevamo ottenere quel suono pazzesco che puoi trovare su The Idiot o Lust For Life, due dischi fondamentali della storia del rock che noi veneriamo. Non so se ci siamo riusciti, ma comunque l’esperienza di lavorare in quegli studi magici è valsa la pena. Avevamo sempre sentito parlare di questa sala magnifica da cui, a quei tempi, si vedevano il muro di Berlino e le guardie armate, e abbiamo potuto constatare come sia ancora un luogo meraviglioso per incidere un album.

È buffo, ma l’ultima volta che vi ho visti suonare in Italia è stato al Rock in IdRho 2011 proprio con Iggy & The Stooges. Certo, me lo ricordo bene quel concerto, faceva un caldo assurdo e noi eravamo in smoking (ride, ndr) E Iggy, ovviamente, era molto più in forma di noi tutti!

Mentre preparavo le domande per questa intervista, ho ripensato al fatto che la quasi totalità delle band contemporanee a voi, quelle della scena scandinava intendo, sono ormai scomparse: Hellacopters, Gluecifer, molte di quelle della Burning Heart. Hai ragione, è stato un periodo molto bello quello tra la fine dei Novanta e il nuovo millennio, ricco di sfide, gruppi eccezionali e ottima musica. Non so se esista un motivo particolare, forse è semplicemente una questione di tempo, ogni scena, se così vogliamo chiamarla, ha una vita limitata ed è fisiologico. La nostra carriera ha avuto dei risvolti inaspettati, poco ma sicuro, ma l’amicizia che ci lega serve ancora a farci andare avanti.

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