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The Killers presentano Battle Born «È la nostra evoluzione»

The Killers Battle BornTra gli album più attesi del 2012 c’è senza dubbio il nuovo dei KillersBattle Born (esce il 18 settembre). La band di Las Vegas, dopo l’enorme successo di Day&Age (2008), è giunta uno snodo fondamentale della propria carriera: una nuova buona prova e gli americani finirebbero dritti nell’élite della musica mondiale, laddove osano i Coldplay, tanto per capirci. Ne abbiamo parlato con Brandon Flowers e Ronnie Vannucci Jr, voce e batteria del gruppo, in Italia per partecipare come headliner alla prima giornata dell’A Perfect Day, festival organizzato al Castello Scaligero di Villafranca.

Stipati dentro un container come scatoloni impilati, ci sediamo a chiacchierare con Brandon e Ronnie. Due ore più tardi, i Killers si esibiranno sul palco alle nostre spalle (leggi la recensione del concerto). «È facile tornare a suonare insieme, anche se siamo stati fermi per un po’ di tempo. Facile come andare in bicicletta» spiega Ronnie, riferendosi alla pausa di quasi tre anni che si sono presi – nel frattempo lui e Brandon hanno pubblicato album solisti perché «è importante anche seguire la propria ispirazione per poi portare quello che hai imparato dentro la band». L’occasione per tornare onstage è l’uscita di Battle Born, quarto disco in studio. È un momento fondamentale nella storia del gruppo di Las Vegas. Per la prima volta sono attesi come superstar. Vengono da un album, Day&Age (del 2008), che ha venduto due milioni e mezzo di copie – numeri enormi per i tempi che corrono – e li ha catapultati ai piani che contano. Siamo nell’era post-Human, in cui i singoli dei Killers passano sulle radio generaliste.

Questa nuova sfida sembra gasarli. «Quando formi una band – spiega Brandon – pensi di andare più avanti che puoi. You wanna push it to the limit. Visto che non ci sentiamo arrivati, vogliamo crescere ancora». E come siamo messi a pressione? Maggiori sono le aspettative, più alto è il rischio di fallire. «Siamo fortunati ad avere un pubblico che ci segue da così tanto tempo – dice Ronnie – e che è cresciuto album dopo album. Vogliamo che la gente sia sempre più contenta di quello che facciamo e quindi per forza ci interessa quello che pensa. Ma noi siamo concentrati solo a fare del nostro meglio. Poi, certo, siamo molto curiosi di sapere come reagirà il pubblico ascoltando Battle Born». Di sicuro a Brandon interessa come reagiscono le persone davanti al suo bel visino: questa intervista avrebbe dovuto essere video, se solo non si fosse rifiutato di essere ripreso perché senza trucco… Sono meno vanitosi i Killers quanto si parla della loro musica. Per esempio non s’infastidiscono se si affronta l’argomento “influenze“. «Se dite che Runaways ricorda Springsteen, non mi dispiace. Molti artisti ci ispirano, compreso lui. Ma non ci pensiamo quando scriviamo, è una cosa che notiamo a posteriori. A volte una nostra canzone rimanda a qualcuno in particolare, altre a una combinazione di più artisti. Credo valga per tutte le band. Forse noi siamo solo particolarmente onesti nel dichiarare chi e cosa amiamo». (continua)

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