Tiziano Ferro: L’amore è una cosa semplice è la mia evoluzione

Foto-concerto-tiziano-ferro-live-palaisozaki-torino-10-aprile-2012_Prandoni_0217-2Tutti conoscono le qualità di Tiziano Ferro fin dal primo momento in cui la sua musica ha cominciato a farsi notare, nel 2001. Merito del talento che il musicista di Latina ha avuto in dono venendo al mondo, ma non solo. Tzn, come amano chiamarlo i fan, ci ha messo molto di suo, soprattutto in termini di coraggio. È una persona e un artista molto coraggioso. Ce lo ha confermato raccontandoci la genesi del suo ultimo disco, L’amore è una cosa semplice. Ecco la prima parte della nostra intervista a Tiziano (la seconda sul numero di maggio).


Non serve nemmeno chiedergli se è felice, per parafrasare un famoso film italiano. Bastano un sorriso aperto e rilassato come quello ci riserva e le lunghe interviste che hanno fatto la fortuna di parecchi giornali negli ultimi mesi. Dietro a questa serenità d’animo ci sono alcuni momenti chiave, a ben vedere: il venire a patti con la propria omosessualità, per esempio, con la conseguente scoperta della bellezza dell’amore, ma pure un percorso artistico che l’ha finalmente portato verso la culla di quel suono r’n’b che da sempre rappresenta la base del suo sound. Con il produttore Michele Canova, Tiziano nell’estate 2011 è volato negli States per mettere in piedi una vera e propria band, formata da mostri sacri come Mike Landau (alla chitarra), Reggie Hamilton (al basso) e Vinnie Colaiuta (alla batteria), e incidere un disco – il quinto in assoluto – capace di racchiudere dieci anni di carriera in una manciata di canzoni.
Una delle parole fondamentali per comprendere l’ultimo progetto artistico di Ferro è proprio “band”. «Sento sempre il bisogno di confrontarmi con altre persone, di conoscere punti di vista diversi dal mio. Per esempio, per L’amore è una cosa semplice c’erano la necessità e la curiosità di scoprire il parere di musicisti importanti come quelli che poi hanno partecipato alle session. In studio abbiamo ricreato un ambiente da band, oserei dire, per consentire a tutti quanti di suonare insieme, in contemporanea, dando vita a una sorta di legame che permettesse alle musiche di diventare una specie di botta e risposta tra gli strumenti». Tiziano non ama le registrazioni asettiche, con tutti i musicisti separati, ognuno in una stanza differente, sebbene sia un metodo più economico che molti suoi colleghi usano. «È facile prendere un bassista, tenerlo tre giorni, fargli incidere le sue parti e poi sotto a chi tocca, ma non era ciò che volevamo. C’è costato di più, ma i risultati sono chiaramente diversi e migliori. Ho avuto l’occasione per stare in studio più a lungo e si è creato un bel clima di amicizia e collaborazione tra me e i musicisti: abbiamo parlato, ci siamo confrontati in maniera costruttiva e questo non sarebbe successo se avessimo registrato in un altro modo». (continua, clicca in alto a destra)