Interviste

Tony Hadley diventa italiano per il suo album di Natale (e dice addio agli anni Ottanta)

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Dici anni Ottanta e nella testa di molti scatta subito un’immagine: Duran Duran vs Spandau Ballet. Ovvio che quel decennio sia stato molto di più, ma soprattutto in Italia la (presunta) rivalità tra le due band ha segnato a fuoco gli anni dal 1984 al 1989. E ancora oggi, più che altrove, i due gruppi trovano da noi terreno fertile. Così accade che mister Tony Hadley, che degli Spands è stato voce e frontman fino all’altro ieri, oggi realizzi un album di Natale tutto italiano. Dove la produzione è di Claudio Guidetti, Annalisa Scarrone firma un brano (Every Seconds I’m Away) con lo stesso Hadley, che poi in un’altra canzone duetta con Nina Zilli (Fairy Tale of New York).

È The Christmas Album, lavoro natalizio nella confezione (con tanto di Hadley con completo rosso in copertina), ma meno scontato di quanto si potrebbe pensare. Perché accanto a classici inevitabili come White Christmas e Santa Claus Is Coming to Town, ci sono brani inconsueti, dove gli autori sono Chuck Berry, Chris Rea o gli ‘N Sync. «Questo album è nato durante una conversazione piuttosto alcolica con Guidetti», spiega il cantante, giacca azzurra e perfetta forma a dispetto delle consuete ironie sul suo essere in sovrappeso. «È saltata fuori l’idea e mi è parso interessante realizzarla. Però non volevo fare una cosa sullo stile di Frank Sinatra o Michael Bublé. Ci siamo concentrati soprattutto sui testi, curando arrangiamenti che li mettessero in evidenza».

Dal momento che è pratica comune portare a esempio il modo di lavorare sulla musica che hanno all’estero, è interessante capire il punto di vista di una popstar internazionale che ha realizzato un disco in Italia, con produttore, tecnici e musicisti nostrani. «In realtà non è stato molto diverso dal lavorare in Inghilterra», racconta. «Guidetti è un grande arrangiatore e produttore. Un musicista in grado di suonare bene piano e chitarra, con un grande gusto per melodie e armonie anche perché ha una venerazione per i Beatles. Trovo che l’album suoni molto bene e mi piace in particolare la mia voce, è piena e profonda. Ma anche i musicisti sono stati fantastici. Con Claudio stiamo già parlando di fare qualcosa insieme anche l’anno prossimo».

Complimenti che potrebbero sembrare di rito, non fosse che Tony ha alle porte un album solista che dovrebbe vedere la luce in primavera e per il quale tornerà a farsi un po’ italiano. «Buona parte dell’album è stata registrata a Londra, ma voglio tornare a Milano per lavorare con Claudio su alcune canzoni». Uno sguardo “straniero” potrebbe essere anche il modo per raggiungere l’obiettivo che Hadley si è prefisso: suonare il meno “Spandau Ballet” possibile. «Voglio fare qualcosa di diverso», conferma. «Degli Spandau le cose che amo di più sono quelle più dance, dei primissimi album. E adesso vorrei una cosa piuttosto up tempo, non rigidamente pop». Chi sperava quindi in atmosfere da revival anni Ottanta farà bene a mettersi l’animo in pace. «Non voglio vivere nel passato, la musica va avanti. Sento molti dire che gli anni Ottanta sono stati un decennio irripetibile, il migliore. La realtà è che sono stati ok ma… c’è grande musica anche oggi. Io ascolto tante produzioni moderne, non si può restare fermi a pensare al passato».

Come quelli che ancora oggi tirano fuori a ogni piè sospinto la rivalità con i Duran Duran? «È davvero strano sentir parlare di questa cosa nel 2015», risponde lui tra un sorriso e uno sbuffo. «In realtà i rapporti tra di noi sono sempre stati ottimi. Anche di recente ci siamo trovati insieme a Barcellona dove entrambi avevamo un concerto e ci siamo sentiti con Simon Le Bon». Per lui la rivalità è stata a tal punto una cosa mediatica e non reale, che nelle precedenti uscite soliste si è trovato più volte a interpretare brani dell’altra band… «Rio è una magnifica canzone pop. E di Save A Prayer ho persino registrato una versione dove Le Bon fa i cori. È stato bellissimo. Durante i concerti la gente rimaneva stranita. “Ma perché sta cantando una canzone dei Duran?!” Perché no?! È divertente. Qualcuno dovrebbe imparare a prendere la musica meno sul serio».

Rispetto a molti colleghi della sua epoca Tony è sempre stato più cantante che popstar, con un’impostazione da crooner che nel corso degli anni si è accentuata. Grazie anche a una voce rimasta intatta se non migliorata, nella corposità e nel controllo. «Cerco di curarla il più possibile», spiega. «Intanto parecchi anni fa ho smesso di fumare. Fumare è una delle cose più stupide che abbia mai fatto, per un cantante è deleterio. E poi devi stare attento a cosa bevi. Ma soprattutto usare la tua voce anche spesso ma nel modo corretto». Quel modo che gli può permettere di guardare lontano… «Tom Jones ha 75 anni e canta in modo meraviglioso, per non parlare di Tony Bennett che va per i 90», afferma. «A volte sento colleghi che a 50 anni parlano di ritirarsi… sono pazzi! Io ho 55 anni e questo è un lavoro meraviglioso. Fino a quando potrò cantare andrò avanti».

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