Interviste

Tutto quello che Marco Mengoni pensa di Parole in circolo

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Marco Mengoni presenta il suo nuovo album Parole in circolo – Uno di due, prima parte di un progetto che prevede l’uscita di un secondo disco entro il 2015. Ma prima c’è di mezzo un tour.

Dopo l’assaggio con il singolo Guerriero, il momento è arrivato: Marco Mengoni presenta alla stampa il suo nuovo disco, Parole in circolo – Uno di Due, prima parte di un progetto che dovrebbe andare a completarsi (ma in realtà il seguito è ancora un work in progress) entro fine 2015. Durante l’incontro Mengoni ha ribadito la natura aperta di Parole in circolo, che ha visto la fase di scrittura e di registrazione protrarsi a ridosso dell’uscita di questa prima parte.

«Sono rimasto in studio per modificare le tracce fino all’ultimo. E anche adesso, il disco rimane in divenire. Per questo non mi piace chiamarlo disco, ma piuttosto progetto o, meglio ancora, playlist». Un progetto eclettico, nel quale l’artista di Ronciglione spiega di averci messo dentro «tutti i mondi musicali possibili». A partire proprio dal singolo Guerriero, che definisce «un grande buffet, nel quale sono raccolte tutte le sonorità che ci sono in Parole in circolo».

Il brano in questione è il più sperimentale e complesso dell’album, un apripista coraggioso («Avevo un po’ paura a farlo uscire come singolo, ma alla fine posso dire che la sfida è stata vinta»), che però lascia il passo a un disco piuttosto classico. Tra pezzi standard come Invincibile o La neve prima che cada, sono ancora pochi – per esempio le sonorità da club di Io ti aspetto – gli episodi che si distaccano da quanto fatto in passato.

Diversità, in ogni caso, è una delle parole d’ordine per Parole in circolo. «In questi anni, anche grazie al mestiere che faccio, ho visto e sentito tante cose, ho collaborato con tante persone e anche nella mia vita quotidiana mi sono confrontato con persone e modi di fare differenti. Per cui ho voluto raccogliere questa varietà in un disco», confessa Mengoni. L’altro aspetto fondamentale, e non poteva essere altrimenti visto il titolo del progetto, sono le parole: «Negli anni è cambiato il mio modo di approcciarmi alla musica. In un brano come Guerriero, per esempio, la fanno da padrone le parole e la musica, più che la voce».

Le parole, un mezzo per raccontare la realtà. «Sono un giovane che si batte e si batterà sempre di più per i diritti umani. E sto molto attento a quello che dico perché vorrei che mi segue la pensi come me. Ma una parola è poca, due sono troppe, e dalle parole si scatenano dei movimenti: questo disco esce dopo due anni, e ho cercato di fare attenzione proprio a questo, al verbo che ne esce, al messaggio. La musica deve avere un messaggio”.

Per questo motivo, il processo di scrittura delle nuove canzoni è stato molto più approfondito che in passato, e in qualche modo anche più difficile. «Scrivere è stato un processo molto lungo», spiega Marco, «e anche doloroso. Ma è stata un’esperienza fantastica». Lo hanno aiutato, in questa fase di scrittura e di composizione, tanti collaboratori e amici, tra i quali l’ex Fame di Camilla Ermal Meta e «un certo» Luca Carboni. A chi gli fa notare che Mengoni con Carboni «ci azzecca poco», Marco fa scherzosamente presente che i due cognomi fanno rima.

Se però a qualcuno sembra un po’ poco, è stato comunque il destino a mettersi di mezzo. «Lavoro con mia cugina, che di nome fa Claudia Carboni», racconta il cantante. «Una volta siamo andati in un hotel dove dormiva anche Luca, e per sbaglio hanno preso lei per la signora Carboni e le hanno dato le chiavi della camera di lui. Questo piccolo qui pro quo mi ha permesso di conoscerlo». La decisione di scrivere qualcosa assieme arriva subito, ma all’inizio manca l’alchimia. «Poi, dopo qualche mese Luca arriva come se niente fosse, dicendomi che nel frattempo aveva scritto questo pezzo (Se io fossi te, ndr). Suonava bene, aveva un che di arioso che mancava al resto dei brani e andava a completare il disco».

Oltre alla musica, poi, ci sono le immagini. Che per Marco Mengoni, a suo dire industrial designer mancato, sono un completamento essenziale: «La parte grafica ed estetica serve a rafforzare il messaggio delle canzoni». Per questo ha chiamato un trio di giovani designer conosciuti come Shipmate, con i quali aveva già collaborato in passato, e ha chiesto loro di curare non solo il booklet del disco, ma tutto l’aspetto grafico dei suoi progetti.

Senza contare che da tempo Marco sta lavorando assieme a Live Nation all’aspetto scenico di quello che sarà il suo #MengoniLive2015 tour, in partenza il 5 maggio, con la data del 7 al Mediolanum Forum di Assago che è già stata raddoppiata il giorno successivo per sold out. Con tutti gli impegni in vista, tra promozione e tour, se davvero Marco vorrà avere pronto il suo Parole in circolo – Due di Due entro la fine dell’anno, dovrà darsi un bel po’ da fare.

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