Interviste

I Velvet raccontano “La Razionalità”: «Album o Ep è uguale, 2 singoli e sono esauriti»

Velvet La razionalità intervista

I Velvet hanno scelto di pubblicare un Ep, La Razionalità, da cui sono già stati estratti due singoli. In un intervista ci hanno spiegato perché.

Sopravvivere al successo. Dopo che la loro Boyband era diventata il tormentone del 2001, i Velvet hanno dovuto faticare non poco per poter dimostrare di avere ben altre potenzialità. Li ritroviamo dopo 12 anni e 5 album, ma soprattutto con un’orgogliosa indipendenza che gli permette di gestirsi completamente da soli, grazie a Cose Comuni, la loro etichetta e studio di registrazione che da qualche anno si dedica anche ad altre produzioni. La loro ultima fatica è La razionalità, Ep di 5 brani che contiene una cover di Luca Carboni, Le case d’inverno, e da cui sono stati estratti due singoli, di cui sono stati girato i rispettivi videoclip. Abbiamo parlato con il frontman Pier dei progetti della band.

Come mai la scelta di fare un Ep? Inizialmente avevamo intenzione di pubblicare una serie di Ep e singoli, e arrivare all’album solo quando ci saremo sentiti pronti. Ora però abbiamo cambiato idea e pubblicheremo il disco già entro la fine dell’anno. Eravamo partiti con l’idea degli Ep perché sono divertenti e permettono di non essere eccessivamente legati stilisticamente all’idea di un disco.

Danno più libertà? Si, per esempio noi abbiamo potuto inserire la cover di Luca Carboni o un brano come Evoluzione, che difficilmente avrebbero trovato spazio su un disco. Danno più occasioni di sperimentare.

Come è nata l’idea di fare una cover di Carboni? Noi amiamo prendere delle canzoni che nella versione originale sono molto scarne e trattarle come se fossero composizioni nostre, come abbiamo fatto anche per Una settimana, un giorno di Bennato. Abbiamo chiamato Luca gli abbiamo detto che eravamo intenzionati a fare la cover, ma anche che l’avremmo trattata come una cosa nostra, mettendoci tutto quello che ci sembrava giusto mettere. Lui ci ha appoggiato fin da subito, e poi è stato il primo ad ascoltare la versione finita. Gli è piaciuta tanto che lo ha scritto anche sul suo profilo Twitter, anticipandoci nel dare la notizia.

Il formato album ultimamente è stato messo in discussione dall’avvento delle nuove tecnologie e dal cambiamento dei modi di fruizione della musica. Anche l’idea di pubblicare una serie di Ep si muove verso quella direzione? Se fosse per noi faremmo un album doppio, ma dal punto di vista della fruizione ci siamo resi conto che il disco è forse al suo minimo storico di gradimento. Non c’è attenzione ed è anche per questo che abbiamo scelto di fare un Ep. D’altro canto la maggior parte dei media in Italia, specialmente quelli più importanti, sono ancora legati al concetto di album e non dedicano ampi spazi agli Ep o ai singoli, come se non avessero rilevanza artistica sufficiente. E anche per questo che alla fine abbiamo scelto di uscire con un disco. Anche se tanto poi un album di 12 tracce ha la stessa durata di un Ep: un singolo, magari due, ed è esaurito.

In questo senso i media sono arretrati? I periodici e la carta stampata dovrebbero rendersi conto che l’utente appassionato è sempre in anticipo, per forza di cose. Il cartaceo però ha il valore aggiunto dell’approfondimento, della fisicità. Io parlo così perché sono ancora legato al concetto di periodico. Credo che la maggior parte degli artisti stia un po’ abbandonando l’idea dell’album perché non viene più rispettato come composizione organica.

Il primo singolo omonimo estratto è realizzato in collaborazione con il cantautore torinese Bianco, come è andata? Conosco Bianco da molto tempo e ho sempre apprezzato la sua musica. Mi piaceva l’idea di coinvolgerlo nel processo di scrittura, cosa che io non ho mai fatto, anche senza sapere a cosa avrebbe portato. È andata benissimo, il suo apporto è stato molto importante non solo dal punto di vista delle parole ma soprattutto da quello armonico. Ora piacerebbe a noi poter mettere mani sulla sua musica, e fare un bel lavoro di produzione sul suo nuovo materiale.

La razionalità ha un video molto cinematografico in cui la musica è messa in secondo piano rispetto ai dialoghi e ai rumori ambientali. Scelta coraggiosa? Gli attori sono stati talmente bravi che ci dispiaceva togliere una parte della loro interpretazione! Ormai il video aveva preso la direzione di un mini-film, e abbiamo deciso di osare. Per esempio sono convinto che in una major non avremmo mai potuto prendere una decisione del genere. E poi, chi se ne frega se la canzone è in secondo piano, oggi la musica si può ascoltare ovunque, noi volevamo creare un prodotto artistico indipendente.

Evoluzione invece è il brano più politico, con un testo forte. Da cosa nasce? Nasce dal fatto che ci sembrava dovuto da parte nostra, in quanto persone che vivono nel mondo e non in una reggia dorata, dire la nostra su quello che sta succedendo. Mi è capitata sotto gli occhi una frase di Petrolini: «Il denaro bisogna prenderlo tra i poveri perché ne hanno poco ma sono in tanti». Mi ha fatto riflettere e ho cercato altre citazioni che potessero suonare così attuali. Allora ho scoperto che personalità rilevanti come Thomas Jefferson, Napoleone, Aristotele hanno detto cose perfettamente in linea con la situazione politica attuale, sembra quasi che non sia passato un solo giorno da allora. Credo che la cosa ci dovrebbe preoccupare, se non lo fossimo già a sufficienza. L’unica nota positiva è che nella storia ogni grande cambiamento è iniziato in un giorno che sembrava normale. Quindi magari, anche se non ce ne accorgiamo, potremmo essere già in una fase ascendente invece di continuare a precipitare.

Voi siete stati molto bravi dopo il successo iniziale a ritagliarvi il vostro spazio, tramite Cose Comuni, la vostra casa discografica e studio di registrazione. Vi manca qualcosa dell’esperienza precedente con la major o siete più contenti adesso? Siamo molto più felici adesso per quanto riguarda tutta la gestione della nostra musica, anche se inizialmente è stata dura. Ad un certo punto ci siamo resi conto che quello che la casa discografica investiva nella promozione, dal punto di vista economico, non era più così distante da quello che avremmo potuto fare da soli, e abbiamo deciso di rischiare e metterci in proprio, grazie alla fiducia nei fan. Questi 5 anni ci hanno permesso di essere una realtà perfettamente consapevole del proprio potenziale e ora lo stiamo mettendo a frutto anche con altri artisti. Non ci manca nulla, la cosa differente è che dovendo gestire tutto da soli, sentiamo di più la responsabilità, dobbiamo fare molta attenzione a gestire bene le risorse. È un lavoro in più ma è sicuramente positivo.

Commenti

Commenti

Condivisioni