Interviste

White Lies 2009

MAI ACCONTENTARSI

Si muovono tra l?indie e il pop con una spruzzata di attitudine dark che aiuta a rendere tutto pi? misterioso e intellettuale. I White Lies hanno trovato la formula giusta (che li ha portati in testa alla classifica Uk con il primo album “To Lose My Life”) ma sono pienamente consapevoli di essere solo all?inizio. Ci ha raccontato tutto il bassista Charles Cave, raggiunto nel bel mezzo del tour americano insieme ai Kings Of Leon.

Di Massimo Longoni

Come vi siete trovati a dover dividere il palco, e il pubblico, con i Kings Of Leon? Il tour finora ? stato fantastico. Abbiamo suonato in posti che non avremmo mai avuto la possibilit? di vedere. In questo momento ci troviamo a Nashville, nel Tennessee. A volte mettere insieme due band non ? facile ma in questo caso devo dire che ? andato tutto bene e ne ? venuta fuori una tourn?e davvero eccitante. Ci stiamo divertendo insieme e siamo diventati amici.

Il prossimo tour europeo invece, concerti italiani compresi, vi vedr? completamente protagonisti. E? tutta un’altra cosa perch? si tratta del nostro tour e del nostro show come headliner. E’ parecchio tempo che non facciamo spettacoli da soli, a dire il vero da quando abbiamo pubblicato il disco di occasioni ce ne sono state davvero poche e comunque in posti piccoli. Quindi per noi ? davvero emozionante, ? una sorta di ritorno.

Che effetto fa ottenere il successo cos? improvvisamente? Devo dire la verit?, non ho avuto molte occasioni per mettermi a pensare se abbiamo davvero avuto successo oppure no, e cosa significhi avere successo. Per come la vedo io, essere un artista, un musicista, significa non essere mai davvero felice perch? non puoi mai accontentarti di ci? che hai. Se vedi le cose da un punto di vista creativo devi sempre tendere a migliorarti. Alla fine di quest’anno dovremo metterci a scrivere per il prossimo album e qualunque successo possiamo avere avuto dobbiamo cercare di fare ancora meglio.

Ok, ma quando vi siete trovati al numero uno della chart inglese un po’ contenti lo sarete stati, o no? E’ stata una cosa totalmente inaspettata. Noi non pensavamo nemmeno che l’album sarebbe entrato nella top five, puoi immaginare quando abbiamo visto che nei giorni dopo l?uscita ? andato di botto in testa. Una sorpresa enorme. Eravamo sicuramente felici ma allo stesso tempo increduli, una situazione surreale, quasi come fossimo in un sogno.

Molti trovano nella vostra musica diversi agganci con una certa scena anni 80. ? una scelta voluta? Non ci siamo mai messi a tavolino a dire ?ci piacerebbe fare musica come questa o quella band?. Sicuramente tutti ascoltiamo musica di continuo, ne siamo influenzati e tra le cose che ascoltiamo maggiormente ci sono band di quel periodo. Per? per noi la musica ? una cosa molto personale che combina sogni, pensieri e le nostre personalit?. Quindi ? difficile spiegare come mai qualcuno ci associ cos? strettamente a un certo genere.

Cosa rende speciale gli Eighties? Negli ultimi tempi sono stati rivalutati anche da chi in passato ha considerato quel periodo come il pi? buio della musica. Credo che gli Ottanta siano stati anni particolari perch? la musica e le band che andavano in quel momento avevano un ch? di drammatico. Molti artisti di quel periodo li associo a personaggi shakespeariani. Forse a guardarli oggi sembra un po’ troppo, ma ? indubbio che gran parte del loro fascino derivi da questa attitudine. Se devo citare un gruppo di quel periodo che considero tra i miei preferiti, mi vengono in mente sicuramente i Talk Talk e soprattutto il loro album “Spirit Of Eden”. Ma anche i Tears For Fears e i Talking Heads sono band che amiamo moltissimo.

Quale ? stato fino ad oggi il momento pi? emozionante della vostra carriera? Ne indicherei due. Il primo spettacolo che abbiamo fatto, quando di fatto ancora non sapevamo bene cosa aspettarci e ci siamo trovati di fronte la sala piena, con i nostri famigliari e tutti i nostri amici. ? stato molto emozionante. Su un’altra scala invece, un momento indimenticabile ? stato la scorsa estate all’Open’er Festival in Polonia. Non eravamo mai stati l? e non pensavamo nemmeno ci conoscessero e invece ci siamo trovati di fronte 55mila spettatori che cantavano le nostre canzoni parola per parola. Davvero emozionante. Oltretutto quel giorno il nostro tour bus si era rotto e per quasi dieci ore non abbiamo nemmeno saputo se saremmo riusciti ad arrivare in tempo per il concerto. Quando siamo saliti sul palco eravamo piuttosto gi? e devo dire che ? stato un modo stupendo per ricaricarci.

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