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5 band che hanno mandato in bancarotta le proprie etichette

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Non tutte le band campioni di incassi hanno fatto guadagnare da subito le proprie etichette. Alcune al contrario hanno mandato in bancarotta la label che le produceva. Ecco 5 casi clamorosi.

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Le etichette indipendenti vanno e vengono, portano all’attenzione delle masse (e delle major) talenti purissimi o pacchi colossali. Allo stesso modo possono crescere nel tempo come sparire dalla circolazione in tempo zero. Spesso quest’ultima situazione si verifica quando uno dei gruppi principali è, almeno in parte, responsabile del fallimento della label. Di seguito cinque band che hanno mandato in bancarotta chi li aveva lanciati, a causa di eccessivi costi di produzione piuttosto che in seguito a vendite deludenti dei propri dischi.

The Specials

The Special AKA (originariamente solo The Specials) impiegarono due anni per registrare l’album intitolato In The Studio, loro ultimo disco sotto 2 Tone Records. Questo lavoro è considerato la causa principale del fallimento della leggendaria etichetta dedicata alla musica ska. L’album vendette pochissimo ma, secondo il batterista della band John Bradbury, la causa del flop era imputabile alla label stessa: “Spesero meno di 20.000 Dollari per fare promozione, ma quando avevamo terminato di registrare il disco, quelli erano probabilmente tutti i soldi che rimanevano all’etichetta da spendere…”

Happy Mondays

L’ultimo disco degli Happy Mondays con Factory Records, leggendaria etichetta di Manchester che lanciò le carriere di Joy Division e New Order, è considerato quello che affondò definitivamente gli affari della label. Il gigantesco budget di 500.000 Dollari stanziato per registrare Yes Please! alle Barbados, costò caro alla Factory che, un paio di mesi dopo la pubblicazione del disco (nel settembre 1992) stroncato dalla stampa di settore, abbassò la serranda. Per maggiori informazioni chiedere a Shaun Ryder, cantante del gruppo che in quel periodo preferiva le droghe alla sala studio, piuttosto che al factotum/ballerino Bez, coinvolto in un incidente d’auto negli stessi mesi…

Green Day

I Green Day non furono gli unici a ritirare il proprio catalogo dalla Lookout! Records nel 2005, in seguito a problemi riguardanti royalties passate mai riscosse. Tuttavia Billie Joe e compagni furono certamente la band più affermata e importante a farlo. Ciò diede il colpo di grazia definitivo all’etichetta che stampò nei primi anni Novanta i primi due dischi del trio, ovvero 39/Smooth e Kerplunk. I californiani mollarono la label, che fu costretta a licenziare istantaneamente metà staff e, pochi anni dopo, a dichiarare fallimento.

My Bloody Valentine

Il classico dello shoegaze Loveless, manifesto dei My Bloody Valentine, costò 500.000 dollari alla Creation Records, che dovette attendere due anni prima di avere tra le mani il disco definitivo. L’etichetta si separò dai My Bloody Valentine poco dopo la pubblicazione dell’album e riuscì a sopravvivere a fatica vendendo più del 50% della label a privati l’anno successivo.

Nine Inch Nails

E’ difficile affermare che i Nine Inch Nails abbiano ucciso la TVT Records da soli. Certamente la scelta di Trent Reznor di lasciare l’etichetta dopo anni di litigi e scontri legali in seguito alla pubblicazione del seminale debutto Pretty Hate Machine (e poco prima dell’altro successo mondiale The Downward Spiral del 1994) ha pesato molto per le casse della label. Le revenue del disco vennero improvvisamente a mancare alla TVT che, nel 2008, dichiarò definitivamente fallimento.

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