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5 buoni motivi per andare a un concerto dei Ministri

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Prosegue, tra sold out e l’aggiunta di nuove date, il Cultura Generale Tour 2016 dei Ministri. Iniziata a fine maggio da Prato, con passaggi importanti al MiAmi e allo Sherwood Festival, la tournée della band milanese continua a raggiungere tutto il Paese – tra gli appuntamenti da segnare assolutamente in agenda c’è quello del 29 luglio a Postepay Sound Rock In Roma -ma non mancherà qualche passaggio all’estero. La caratteristica principale di un concerto dei Ministri è l’energia che il trio sprigiona sul palco, ma non è l’unica. Nel caso non abbiate mai visto un loro show, ecco qualche buona motivazione per colmare questa lacuna.

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SONO IMPREVEDIBILI
Qualità e quantità. Il repertorio dei Ministri parla chiaro. Dai primissimi album, come I soldi sono finiti e Tempi bui, fino all’ultimo progetto, Cultura generale, la band ha collezionato brani che hanno messo d’accordo sia chi cerca un certo tipo di sonorità, decisamente hard rock (anche se a loro questa definizione non siamo sicuri che piaccia…) sia chi non può fare a meno della melodia. Dal vivo, molti di questi pezzi acquisiscono un maggiore spessore, anche perchè capita che siano proposti in versione inedita e sperimentale, che non esiste su disco. Non solo, i Ministri amano cambiare scaletta da una data all’altra. Sono imprevedibili insomma, nel senso positivo del termine.

LAVORO DI SQUADRA
Qualcuno li ha chiamati “Foo Fighters italiani” (forse influenzato dalla somiglianza tra il chitarrista Federico Dragogna e Dave Grohl), qualcuno li ritiene gli eredi naturali degli Afterhours (aridaje con le definizioni). Invece i Ministri, che pure non hanno mai nascosto le proprie passioni musicali, sono “solo” i Ministri, con un’identità chiara e inconfondibile. Merito delle tantissime ore passate insieme onstage, ad affinare un lavoro di squadra nel quale loro stessi si riconoscono e che è il segreto del sound compatto che esce dagli amplificatori quando sono sul palco.

SONO COME PARLANO
Non hanno mai nascosto le loro ambizioni, ma nemmeno si sono mai adeguati a certi cliché per raggiungere una maggiore popolarità. La coerenza dei loro pensieri è la stessa della loro musica. Non ci sono mode (artistiche e stilistiche) che tengano, i Ministri hanno in testa solo la musica e non ammettono interferenze. C’è chi sul palco si atteggia a rockstar e poi passa la vita a farsi selfie su Instagram. Niente di più lontano da loro, che non dichiarano di essere paladini del rock e non scattano foto ridicole. Però, quanto sono fighe le loro giacche?!?

MEDICINA PER L’ANIMA
Si scrive “Ministri”, si legge “pogo”. È inevitabile. Il corpo riceve l’input dal palco, le vibrazioni arrivano dritte e pungenti come frecce scoccate dall’arco, o meglio, da una chitarra. Le gambe partono, le braccia si muovono come possedute dalla musica e i capelli si attorcigliano come serpenti velenosi. Effetto collaterale di una medicina per l’anima chiamata rock.

CÈ POSTO PER TUTTI
C’è il nostalgico degli anni Novanta con la t-shirt dei Nirvana. Le ragazze giovani col trucco da rockstar. La coppia di cinquantenni che se-li-portano-bene e il curioso al quale hanno parlato molto bene dei Ministri. Perfino il nonno che il nipote ha trascinato al concerto e che tutto sommato si diverte. Ai concerti dei Ministri c’è un mondo bello perché vario, una fauna di appassionati dal pogo facile, amanti del rock senza carta d’identità. Sotto al palco dei Ministri c’è posto per tutti. Ed è bello così.

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